Sulla strada per Kyiv: oligarchia e capitalismo

A seguito del crollo dell’Unione Sovietica, le nuove repubbliche indipendenti dovettero ricostruire l’intero apparato statale per adattarlo al nuovo sistema in cui stavano per entrare. In questa instabilità, l’individualismo contrapposto al collettivismo e l’economia di mercato contro quella pianificata si imposero come regole del gioco. Alcuni individui riuscirono a sfruttare questo far west economico e conquistarono il monopolio di industrie pesanti, compagnie energetiche, mezzi di comunicazione e, di conseguenza, anche della politica. Il loro potere si avviluppò alle fondamenta dei giovani Stati, condizionando la loro crescita alle proprie necessità. Erano così pochi e così potenti da venire comunemente indicati come gli Oligarchi, dal greco oligoi (pochi) e archi  (comando).

Akhmetov.jpg
Rinat Akhmetov (inforesist.org)

Cos’è un oligarca?

Secondo il professor Heiko Pleines dell’Università di Brema, per capire chi possa essere considerato un oligarca bisogna definire da dove provenga il suo potere. Infatti, non è esatto parlare di oligarchia qualora il suddetto potere dipenda esclusivamente dal suo ruolo politico. Un esempio è l’ex presidente Yanukovich, che perse la sua influenza e la sua fortuna dopo essere stato destituito dalla rivoluzione del 2014. Al contrario, il magnate dell’acciaio e delle telecomunicazioni Rinat Akhmetov continua a mantenere intatto il suo potere, nonostante abbia perso metà del suo patrimonio. A causa del controllo che gli oligarchi esercitano su imprese fondamentali per il funzionamento di uno Stato, questi individui sono un problema di rilevanza sistemica per l’Ucraina. Il loro destino è quello del Paese e viceversa.

Per capire meglio la portata e il potenziale della loro influenza, osserviamo da vicino il profilo dei cinque oligarchi più potenti.

Kolomoyskyi.jpg
Ihor Kolomoyskyi (frontnews.eu)

Chi sono gli oligarchi ucraini?

Abbiamo già accennato a Rinat Akhmetov, uomo più ricco dell’Ucraina che, oltre ad avere il controllo della più grande compagnia metallurgica del Paese (METINVEST) e del canale televisivo più visto in Ucraina, è anche proprietario della compagnia energetica Oblenergo. Fino al 2014, ventisette parlamentari della Verkovna Rada  (il parlamento monocamerale ucraino) erano considerati sotto la sua sfera di influenza.

Al secondo posto tra gli uomini più ricchi del Paese si trova Ihor Kolomoyskyi. Il suo patrimonio si espande dal settore energetico, tramite il controllo della compagnia Ukrnafta (estrazione di petrolio e gas) e la proprietà di pompe di benzina, per arrivare ai trasporti aerei (MAU), al settore siderurgico e a quello bancario. La sua PrivatBank, la più grande banca privata in Ucraina, è stata statalizzata nel 2016.

Il terzo personaggio è Viktor Pinchuk. La sua è una figura sfocata, che unisce le caratteristiche dell’oligarca a quelle del mecenate. Nel centro di Kyiv, alla fine dell’imponente Khreshatyck St., si trova il Pinchuk Art Center, museo e galleria di arte moderna completamente gratuito. Al suo interno, anche due opere dell’italiano Maurizio Cattelan sulla democrazia. Dietro questo interesse per le arti, si trova il potere economico dell’EastOne Group. Tramite questa compagnia, Pinchuk controlla impianti di produzione e lavorazione di acciaio, la Credit Dnepr Bank, la Ukraine StarLightMedia (agenzia di comunicazione composta da sei canali televisivi e un quotidiano) e la TavrMedia Radiogroup (composta da sette stazioni radio).

Petro Poroshenko, attuale presidente Ucraino, è anche lui un oligarca. Oltre a essere il re del cioccolato con la Roshen Corporation, ereditata dal padre, il suo fondo di investimenti Prime Assets Capital controlla l’International Investment Bank, la rete Channel 5 e la Kuznia na Rybalskomu, azienda operante nella cantieristica navale.

Infine, Dmitro Firtash, arrestato in Spagna per riciclaggio e con una richiesta di estradizione negli Stati Uniti ancora pendente, controlla la terza industria chimica al mondo (OSTCHEM), la RGC (Regional Gas Company), il canale televisivo filorusso Inter e sei parlamentari del partito cristiano conservatore Udar sono considerati sotto la sua sfera di influenza.

Pinchuk.jpg
Viktor Pinchuk (forbes.com)

Perché gli oligarchi sono un problema?

Questo controllo in aree chiave dell’economia, dei media e della politica rende l’influenza degli oligarchi negativa per lo Stato per quattro motivi principali. La loro presenza monopolistica nel mercato impedisce alle piccole e medie imprese di sbloccare il loro potenziale economico, condizionando negativamente la creazione, in Ucraina, di una classe media solida e benestante. In secondo luogo, sempre a causa di questa monopolizzazione, il Paese non riesce ad attrarre abbastanza investimenti esteri, bloccato tra una scarsa regolamentazione e il rischio di corporate raiding.

Inoltre, come indicato dalla European Bank for Reconstruction and Development, il ruolo degli oligarchi ha portato l’Ucraina in una condizione di “partial reform equilibrium”. Ciò significa che la loro azione ha causato forti distorsioni in un’economia parzialmente riformata (nel passare da economia pianificata a economia di mercato), con conseguente creazione di esternalità negative per Stato e società. Infine, in uno spazio partitico come quello ucraino, caratterizzato da un sistema personalistico invece che basato su strutture locali, individui che possono controllare forze dell’ordine e parlamentari grazie alle loro risorse economiche non lasciano spazio a una vera competizione democratica e a uno sviluppo non familistico dello Stato.

Poroshenko.jpg
Petro Poroshenko (iz.ru)

Che fare?

Sia in Ucraina sia in Occidente, analisti, politici e commentatori, concordano sulla necessità di mettere fine a questa serie di influenze negative. Ma non esiste un reale accordo sulle modalità di azione e c’è ancora molta ipocrisia rispetto alla linea da seguire contro questi individui. Nel corso degli anni sono state avanzate tre proposte di policy, ma nessuna è riuscita a risolvere il problema. La prima deriva dalla Rivoluzione Arancione, il cui motto era “Bandits to Jail” dove i “banditi” erano proprio gli oligarchi. Una proposta molto semplice: arrestare chiunque fosse considerato oligarca, confiscarne i beni e statalizzarli. Automaticamente bollato come “giustizia arbitraria” e strumento di “repressione politica”, questo provvedimento non fu attuato.

Una seconda proposta scartava l’idea dell’arresto, prevedendo la sola confisca e riprivatizzazione dei beni tramite aste pubbliche. Ovviamente in questo caso, il rischio che gli oligarchi riuscissero a guadagnare nuovamente il controllo delle loro proprietà era troppo alto e nemmeno questo provvedimento venne mai messo in atto. L’ultima proposta, invece, proponeva di introdurre una windfall tax al 10% su tutti i patrimoni superiori al milione di dollari, che avrebbero dovuto essere legalmente e accuratamente dichiarati dal diretto interessato.

Firtash.jpg
Dmitro Firtash (indipendent.co.uk)

Conclusioni

La necessità di una de-oligarchizzazione è stata invocata più volte dagli alleati europei e americani, senza che tuttavia venissero forniti un aiuto concreto, una linea di indirizzo o un programma di politiche ad hoc per chiudere la questione. In Occidente, un sistema economico dominato dagli oligarchi viene chiamato capitalismo clientelare, in cui libera concorrenza e libertà di impresa sono schiacciati dal peso delle relazioni amicali e di conoscenza tra politici e imprenditori. Questa condizione, che può apparire naturale anche nelle economie neoliberali, è spesso considerata il risultato di una possibile influenza socialista nel mercato.

Dunque, l’oligarchia post-sovietica viene spesso sottostimata come risultato di un’eccessiva ingerenza della politica nell’economia, perdendo però di vista il vero nodo della questione: se i legami amicali e familistici influenzano il mercato, lo si deve all’essenza neoliberale che ha guidato questi processi di democratizzazione, confidando con innocenza in una mano invisibile che avrebbe sistemato in qualche modo le cose.

Fonti e approfondimenti

Heiko Pleines, Oligarchs and Politics in Ukraine, Demokratizatsiya: The Journal of Post-Soviet Democratization, Institute for European, Russian, and Eurasian Studies, The George Washington University, Volume 24, Number 1, Winter 2016.

Vox Ukraine,The failed promise of deoligarchization in Ukraine”:

https://voxukraine.org/en/deoligarchization-of-ukraine-en/

The Wall Street Journal, “How lobbysts help ex-Soviets woo Washington”:

https://www.wsj.com/articles/SB117674837248471543

 

Share this post

Rispondi