Ricorda 1969: Gheddafi e la rivoluzione: l’ascesa del raìs

La seconda metà del Novecento ha rappresentato un periodo particolarmente importante per la formazione dell’assetto geopolitico che ha caratterizzato il Medio Oriente fino ad oggi. Di fatto, alcuni dei regimi più influenti della Regione, durati per decenni, si sono formati proprio in quegli anni. E’ il caso, ad esempio, del regime di Mu’hammad Gheddafi in Libia, instaurato con un colpo di Stato nell’agosto 1969. Un’azione organizzata e intrapresa da ufficiali dell’esercito capeggiati da Gheddafi stesso, depose Re Idris I e diede vita a un esperienza politica durata fino al 2011, anno in cui il raìs stesso perse la vita durante la Prima guerra civile libica.

Nonostante il finale tragico, la figura di Gheddafi è stata fondamentale per la formazione della Libia attuale.

L’indipendenza libica e il Regno di Idris I

All’alba della decolonizzazione, la Libia si trovava sotto il protettorato britannico divisa nelle tre entità di Tripolitania, Fezzan e Cirenaica. Nel 1951, i  britannici richiamarono al potere Sidi Muhammad Idris al-Mahdi al-Senussi. Precedente re della Cirenaica e capo della confraternita dei Senussi, Idris sembrava l’unica figura di spicco in grado di tenere sotto controllo le tre regioni all’indomani dell’indipendenza del Paese. La leadership all’interno della tariqa sunnita più influente del Paese e il passato come capo della resistenza anti-italiana, conferivano a Idris grande rispetto tra i capi delle tribù locali.

Il nuovo regno sul quale si trovò a governare Idris I era caratterizzato da una situazione socio-economica disastrosa. La mancanza di scuole e infrastrutture moderne era totale: solo il 15% dei libici era alfabetizzato e più del 10% della popolazione presentava malattie de-abilitanti. Inoltre, la forma di governo federale – il Paese era ancora formato da tre entità pressoché distinte – limitava la reattività del potere di Idris I. Per ovviare a queste difficoltà, il sovrano lavorò a una Costituzione che, nel 1963, unirà le tre realtà regionali nel Regno Unito di Libia.

Sul fronte economico, il re libico avviò un vasto processo di modernizzazione che portò le autorità a importare impiegati istruiti dall’Occidente. Nel 1959, la scoperta del petrolio nel sottosuolo libico attirò ulteriori lavoratori e investimenti stranieri che andarono a creare tensione con la maggioranza arabo-berbera della popolazione, relegata ai ceti sociali più bassi.

L’influenza sul Regno degli stranieri e le buone relazioni del sovrano con Paesi come Italia, Stati Uniti e Regno Unito crearono però tensioni con i cosiddetti nazionalisti arabi. Questi ultimi godevano di grande appoggio nel ceto militare, propenso a schierarsi con la maggioranza dei Paesi arabo musulmani contro l’Occidente. Tra i membri dell’esercito erano presenti gli organizzatori del colpo di stato del 1969, tra cui un giovane capitano di ventisette anni: Mu’ammar Gheddafi.

Gheddafi all’età di 27 anni. Fonte: ilPost

L’Operazione Gerusalemme e la fine della monarchia

L’età avanzata e i problemi di salute andarono a indebolire ulteriormente la posizione di Idris I durante gli ultimi anni in cui rimase al potere.  Per lungo tempo, infatti, il re ricoprì una posizione defilata e rappresentativa all’interno dei processi decisionali, ormai in mano ai vertici della gerarchia militare. L’intenzione del sovrano era quella di abdicare a favore del principe ereditario, ritenuto però dagli ambienti militari inadatto a ricoprire ruoli di potere. Fu così che nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre 1969, mentre Re Idris si trovava in Turchia per motivi di salute, un gruppo di ufficiali libici d’ispirazione nasseriana mise in atto il colpo di Stato.

A differenza di molti cambi di regime avvenuti nello stesso periodo, l’”Operazione Gerusalemme” risultò efficace senza colpo ferire. Alle 6.30 di mattina del 1 settembre, il Paese era già in mano a Gheddafi e all’esercito: fu proprio il giovane ufficiale a comunicare via radio al popolo libico il cambio di regime da monarchia a Repubblica Araba. Lo stesso Idris non poté nulla contro il colpo di stato e fu costretto ad abdicare in favore del figlio. Il principe ereditario regnò meno di una giornata e appoggiò formalmente la “rivoluzione”.

Fin dal principio, si capì che il volto del nuovo regime era Mu’ammar Gheddafi, autoproclamatosi colonnello e capo del Consiglio del Comando della Rivoluzione. Col passare del tempo, fu proprio il neo-colonnello a occupare una posizione sempre più di rilievo tra i 12 ufficiali d’ispirazione nasseriana al governo.

L’opera politica di Gheddafi risultò vicina ai precetti di Nasser e quindi al socialismo e al panarabismo. Sotto il motto di “Libertà, socialismo e unità” il nuovo governo nazionalizzò le grandi imprese e si appropriò della maggior parte delle esportazioni di greggio. L’azione di Gheddafi, in quanto fieramente anticolonialista, si accanì particolarmente sugli stranieri presenti in Libia. Come nel caso dei territori confiscati agli ex coloni italiani, costretti a lasciare il Paese, e della base militare anglo-americana Wheelus Field. Simili azioni porteranno la Libia allo scontro aperto con il blocco occidentale, in particolare con gli Stati Uniti e il Regno Unito.

Il “Libro Verde” e la rivoluzione culturale: l’eredità di Gheddafi nella società libica

Una volta assicuratosi il potere, Gheddafi abolì le istituzioni parlamentari, confermò il divieto (in vigore dal ’52) di formare partiti e censurò la stampa. L’obiettivo del Colonnello era da subito quello di presentarsi come guida autoritaria della Libia. Nella visione di Gheddafi, lui stesso avrebbe portato alla creazione di uno Stato islamico e socialista, unendo politiche economiche e sociali a precetti religiosi. Inoltre, il dittatore libico non nascose mai il desiderio di riunire tutti gli arabi in un’unica nazione. L’orientamento politico di Gheddafi sarà poi trascritto dal dittatore stesso e pubblicato nel 1975 con il nome di “Libro Verde”.

L’opera, in quarantadue anni di regime, ha ispirato la formazione politica ed economica del Paese, di fatto basata sul socialismo economico e sulla democrazia diretta. La realizzazione di tale orientamento politico fu intrapresa tramite la creazione di migliaia di “comitati popolari”, eletti in maniera diretta e con scopi amministrativi. Nel 1977, a fianco dei comitati popolari, furono introdotti i “comitati rivoluzionari” con lo scopo di proteggere la Rivoluzione e reprimere eventuali forme di dissenso.

Parata militare dell’esercito libico per anniversario della Rivoluzione. Fonte: ilPost

Con l’obiettivo di eliminare ogni istituzione intermediaria tra popolo e dittatore, nel 1977 Gheddafi eliminò anche il “Consiglio” e lo sostituì con il “Congresso del popolo”. Questo nuovo organo rappresentava, nell’ideologia presente ne “Libro Verde”, il contatto diretto tra i cittadini libici e Gheddafi, che nel 1977 proclamò la nascita della “Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista”, dove Giamahiria (in arabo: جماهيرية‎, Jamāhīriyya) significa “Stato delle masse”.

Durante i primi dieci anni di regime, Gheddafi procedette anche a una presunta equa distribuzione dei profitti del petrolio, come dimostra l’inaugurazione, fortemente voluta dal raìs, di un vasto piano di modernizzazione infrastrutturale e dei servizi (comprese scuole e ospedali). Opere del genere, unite a un sistema politico a democrazia diretta, avvicinò il popolo libico al suo dittatore. Ormai sicuro del suo ruolo, nel ’79 rinunciò a ogni carica politica per assumere il titolo di “Guida della rivoluzione”, rimanendo l’unico leader al potere.

Manifestazione pro-Gheddafi nel 2011. Fonte: ilPost

Il primo decennio di regime di Gheddafi segnerà una vera e propria rivoluzione culturale: non solo per il passaggio da monarchia a repubblica socialista, ma anche per il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi che permise la creazione di una classe amministrativa-dirigente nata e cresciuta in Libia e totalmente indipendentemente dalle ex potenze coloniali.

Gli effetti di tale rivoluzione andranno a influire notevolmente sulla vita della popolazione, che a inizio anni 2000 vedrà gli indici di sviluppo umano calcolato dall’OCSE pari a quelli di alcuni Paesi europei tra cui Grecia e Portogallo. Di fatto, nonostante una repressione dura e una bassa possibilità di ricambio politico, Gheddafi ha per anni goduto di un’alta popolarità in Libia.

Murales celebrativo a Tripoli. Fonte: ilPost

Gheddafi e l’Occidente: tensioni e accordi dal ’69 al 2011

Le posizioni anti-occidentali adottate da Gheddafi, hanno caratterizzato per due decenni la politica della Libia sul piano internazionale. Lo scontro diplomatico costante con gli Stati Uniti ha comportato l’inserimento della Libia nella cosiddetta lista degli Stati canaglia, e le relativi limitazioni sul piano internazionale. Addirittura, nel 1986, Ronal Reagan  ordinò una serie di bombardamenti su Tripoli nel tentativo, fallito, di eliminare fisicamente il raìs.

Intenzionato a recitare un ruolo da attore protagonista nella Regione, Gheddafi nei decenni ha finanziato gruppi armati e terroristi, con l’obiettivo di colpire l’Occidente e farsi valere con gli Stati confinanti. Da un lato, infatti, ha contribuito al finanziamento e all’organizzazione di attentati in Italia, in Francia e in Inghilterra (anche dell’IRA); dall’altro, ha adottato una politica di amicizia con gli Stati musulmani dell’Africa subsahariana nel tentativo di presentarsi come collante all’interno del mondo islamico.

Tuttavia, dopo aver combattuto diversi fallimentari conflitti – come con l’Egitto di Sadat nel ’77 o il Ciad nell”87 – Gheddafi cambiò approccio e iniziò a mostrare aperture al mondo occidentale. Nel 1990 condannò pubblicamente l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein: questo gesto, segnò in maniera definitiva il riavvicinamento al blocco occidentale, in particolare a Usa, Francia e Italia.

Gheddafi al G8 de L’Aquila nel 2008. Fonte: ilPost

Proprio con l’Italia di Berlusconi, Gheddafi stringerà diversi accordi sul piano energetico e sul controllo dei flussi migratori, segnando un riavvicinamento che si concluderà solo nell’ottobre del 2011, con la morte del raìs per mano delle forze armate ribelli sollevatesi otto mesi prima durante la cosiddetta “Primavera Araba“.

Gheddafi e Berlusconi. Fonte: ilPost

Fonti e approfondimenti:

-Baldinetti A., Alle origini della «rivoluzione libica». Contemporanea, 15(2), 309-314., 2012.

-Campanini M., “Storia del Medioriente contemporaneo”, Il Mulino, 2017.

-Chiauzzi, G., IL LIBRO VERDE DI MU’AMMAR EL—GHEDDAFI CARATTERISTICHE FORMALI E CONTENUTO. Oriente Moderno, 60(1/6), 105-118., 1980.

-Gheddafi M., “Libro Verde”, 2018, GOG Edizioni.

-Novati, G., L’AZIONE INTERNAZIONALE DI GHEDDAFI FRA IDEOLOGIA E GEOPOLITICA. Africa: Rivista Trimestrale Di Studi E Documentazione Dell’Istituto Italiano per L’Africa E L’Oriente, 63(2), 375-404., 2008.

-“1 Settembre 1969: Muammar Gheddafi e l’Operazione Gerusalemme”, Opinione Pubblica, Settembre 2016.  Disponibile a: http://www.opinione-pubblica.com/1-settembre-1969-muammar-gheddafi-e-loperazione-gerusalemme/

-Vita e Morte di Gheddafi, Il Post, ottobre 2011. Disponibile a: https://www.ilpost.it/2011/10/20/storia-regime-muammar-gheddafi/

Share this post

Rispondi