Alle origini del confederalismo democratico dei curdi siriani

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di Francesco Nasi

In seguito all’inizio dell’operazione militare turca Peace Spring contro i curdi siriani, molte fonti d’informazione hanno accennato al particolare sistema politico su cui si fonda il Rojava, la regione della Siria del Nord oggetto dell’offensiva di Erdogan. Rojava in curdo significa «occidente»: questo nome fa riferimento al fatto che, immaginando l’intera estensione del Kurdistan tra Turchia, Iraq, Iran e Siria, quest’ultima costituirebbe la sua parte occidentale. Attraverso il Contratto sociale del Rojava, i curdi siriani e le minoranze etniche della regione hanno creato un sistema politico che non è uno Stato, ma un’unione di assemblee popolari confederate la cui vita civile si fonda su ecologia, femminismo e democrazia diretta. Questo sistema è chiamato confederalismo democratico.

Alle origini del confederalismo democratico

Per comprendere al meglio cosa significhi confederalismo democratico bisogna spostarsi poco al di là dal confine, nella Turchia sud-orientale a maggioranza curda. Nel 1978 Abdullah Ocalan fondò il PKK (Partito dei lavoratori curdo), di stampo marxista-leninista, con lo scopo di creare uno Stato socialista curdo e indipendente all’interno dei confini turchi. A metà anni ’80 iniziò un sanguinoso conflitto con Ankara che, ad oggi, conta più di 30.000 vittime e ha fatto del PKK la minaccia numero per la sicurezza nazionale turca. Nel 1999 Ocalan venne arrestato e incarcerato. In isolamento sull’isola di Imrali, il leader curdo ebbe l’occasione di leggere molto. Un autore su tutti cambiò radicalmente la sua vita: Murray Bookchin, anarchico americano, teorico dell’ecologia sociale e del comunalismo. Dagli scritti del filosofo americano nacque una teoria politica che sconvolse l’impostazione marxista-leninista del PKK, finalizzata alla costruzione di uno stato indipendente. Il nuovo obbiettivo divenne superare lo Stato.

Ma cosa significa superare l’istituzione statale? Ocalan ritiene che il problema non sia tanto il tipo di Stato, ma lo Stato in sé e per sé. Esso sarebbe infatti frutto di una mentalità gerarchica ormai sedimentata da millenni nella psiche degli individui e avente origine nel patriarcato. Scopo del lavoro teorico del leader del PKK è dimostrare come questa realtà, data per eterna e irremovibile, sia in realtà una costruzione sociale frutto di determinate scelte storiche.

Riprendendo gli studi di alcuni antropologi come Marija Gimbustas, Ocalan ritiene che, agli albori della civiltà, le comunità umane fossero caratterizzate dall’uguaglianza intrinseca di tutti i loro membri e dall’assoluta parità tra uomo e donna. Questo mondo viene definito società organica, poiché non vi è un rapporto conflittuale né tra gli individui stessi, né tra gli individui e la natura. Quest’ultima è madre, non matrigna, soggetto ma non oggetto, fine e non mezzo. Pur rimanendo uguale all’uomo, la donna è più vicina agli aspetti naturali della vita e per questo ha un ruolo privilegiato e centrale all’interno della società organica. Tale centralità si manifesta nei valori di solidarietà e cura che permeano la società organica e sarebbe testimoniata dal culto neolitico della dea madre.

Secondo Ocalan il problema sorge quando inizia a insinuarsi il pensiero gerarchico e autoritario imposto dall’uomo tramite la violenza e la forza fisica. L’alleanza sancita tra anziani, guerrieri e sacerdoti porta a una progressiva trasformazione della società: non più organica, non più orizzontale, ma verticale e nemica della natura. Si afferma progressivamente l’idea che qualcuno debba necessariamente comandare, e che qualcuno debba necessariamente obbedire, invece che partecipare tutti alla vita della comunità. La volontà di potenza ha la meglio sulla società organica e sulla solidarietà che la contraddistingueva.

Progressivamente si afferma il patriarcato e la donna viene sottomessa e relegata ai margini della vita sociale, fino a quella che Ocalan chiama casilinghizzazione, ovvero il suo confinamento nella sfera privata della casa. La donna diventa oggetto, così come anche la natura, non più madre, ma matrigna contro cui lottare per sopravvivere.  Col tempo, il pensiero gerarchico si struttura sempre di più, fino a dare vita alle prime unità statali in Mesopotamia, vere e proprie istituzionalizzazioni dell’autorità. Ocalan continua poi la sua genealogia dell’oppressione parlando del ruolo delle religioni monoteiste, del capitalismo e del fascismo, l’organizzazione sociale in cui il patriarcato e la gerarchia raggiungono la loro forma più pura.

Ecologia, femminismo e democrazia diretta

La soluzione che Ocalan propone è quella di recuperare i valori della società organica e almeno parte della sua struttura organizzativa. Ciò è possibile innanzitutto abbattendo il patriarcato e garantendo la sostanziale uguaglianza tra uomo e donna. Il recupero del principio di potere femminile, più orizzontale rispetto a quello tipicamente verticale del maschio, è possibile grazie alla nuova centralità che le donne acquisiscono nella vita pubblica. Questo cambiamento scardina la mentalità gerarchica e l’idea che ogni cosa o persona intorno a noi sia un oggetto finalizzato alla nostra soddisfazione. È una rivoluzione copernicana che inevitabilmente ha un impatto sul rapporto tra individuo e natura. Essa non è più concepita come risorsa da sfruttare per il proprio interesse: ora è casa comune, parte integrante della vita dell’individuo, e per questo necessariamente da rispettare.

Femminismo ed ecologia come cardini della società permettono di trasformare le relazioni tra gli individui da verticali a orizzontali. Per questo la forma di governo non è più uno Stato che prevede necessariamente che qualcuno comandi e qualcuno obbedisca, che qualcuno abbia il potere e che qualcuno non ce l’abbia. La nuova forma di organizzazione del vivere civile è quello dell’assemblea popolare, sul modello della Comune di Parigi o della Ecclesia ateniese. A differenza della culla del mondo antico, però, la partecipazione non è riservata a pochi eletti, ma a tutti i cittadini. Le assemblee permettono una politicizzazione pressoché totale della vita collettiva: dall’amministrazione alla giustizia, dalla difesa all’economia. Da qui l’aggettivo democratico. Le assemblee dovrebbero poi unirsi l’una con l’altra per le questioni d’interesse comune, quelle che richiedono necessariamente uno spazio più ampio d’azione. L’ideale sarebbe quello di tenere insieme la tensione ideale verso l’universalità con l’azione locale e comunitaria. Ciò che conta, infatti, è che alla singola assemblea popolare sia sempre riservata la più ampia libertà d’azione possibile. Da qui il sostantivo confederalismo.

Il Rojava tra teoria e realtà

Ma ora torniamo al Rojava. Il partito PYD (gemello siriano del PKK) è stato negli ultimi anni il principale attore politico e rappresentante del popolo curdo nella Siria del Nord. Elevato il confederalismo democratico a propria ideologia, sin dal 2007 il PYD aveva iniziato a creare una commissione di pace sul modello delle assemblee popolari, agendo però nella clandestinità. Allo scoppio della guerra civile siriana nel 2011 e nel vuoto di potere lasciato dal conflitto, i curdi siriani riuscirono a ottenere maggiore libertà e a costruire la propria regione autonoma, fino a firmare nel 2014 la Carta del Contratto Sociale del Rojava, nel tentativo di trasformare il confederalismo democratico da teoria a realtà politica.

Da una parte si sono fatti grandi passi avanti per quanto riguarda l’emancipazione delle donne (basi pensare al famoso YPJ, la milizia composta da sole donne, o ai corpi di polizia specializzati nei reati femminili) e la democrazia diretta (soprattutto grazie al TEV-DEM, il braccio organizzativo del PYD impegnato nel funzionamento operativo delle assemblee popolari). Dall’altra parte, però, molte competenze spettano ancora all’Assemblea generale, formata sul modello degli Stati occidentali. Inoltre, limiti economici e scientifici hanno impedito di fare concreti passi avanti nella costruzione di un’economia pienamente sostenibile e di una società veramente ecologica. È difficile dire quanto ciò sia stato causato dalle difficoltà provocate dal perdurante conflitto con l’ISIS o dalle debolezze strutturali del confederalismo democratico. Ciò che è certo è che l’offensiva di Erdogan rischia di relegarlo alle pagine di storia, negandogli qualsiasi possibilità di futuro.

Fonti e approfondimenti:

A. Ocalan, Liberare la Vita: la Rivoluzione delle Donne, Colonia, Edizioni Iniziativa Internazionale, 2013

A. Ocalan, Oltre il potere, lo stato e la violenza (scritti dal carcere), Milano, Edizioni punto rosso, 2016

A. Ocalan., Confederalismo democratico, International Initiative Edition, 2013

M. Bookchin, L’ecologia della libertà, Milano, Editrice A, sez. Eleuthera, 1986

M. Bookchin, Per una società ecologica. Tesi sul municipalismo libertario e la rivoluzione sociale. Milano, Elèuthera editrice, 2016

D. Dirik – D. Levi Strauss – M. Taussig – P.M. Wilson (eds.) Rojava. Una democrazia senza stato. Milano, Elèuthera, 2017

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