La povertà energetica: cause e implicazioni

I moderni servizi energetici sono fondamentali per garantire non solo un adeguato tenore di vita, ma anche per favorire il continuo sviluppo economico. Tuttavia, non sempre sono disponibili in modo adeguato e diffuso. Questo vale sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo – con dimensioni e sfumature diverse – quando tali servizi non sono una prerogativa di alcune famiglie, individui, e classi sociali.

Le circostanze che non permettono standard idonei in termini di riscaldamento, illuminazione e di corrente elettrica conducono ad una condizione riconosciuta come “povertà energetica”. Secondo l’Osservatorio dell’Unione Europea specificamente dedicato a questo tema, la definizione di povertà energetica consiste nella difficoltà, o persino impossibilità, di accedere adeguatamente ai servizi energetici basilari. Questo tipo di povertà provoca diversi effetti negativi sulla vita delle persone, specialmente sulla loro salute e benessere fisico, ad esempio, un inappropriato sistema di riscaldamento aumenta il rischio di patologie di vario tipo, ma non solo. Difatti, essa si associa anche alla mancanza di un’adeguata connessione ad internet, alla carenza di elettrodomestici, all’adozione di stili di vita meno salutari e sostenibili, ad un livello inferiore di sicurezza personale.

Le cause e implicazioni della povertà energetica sono molteplici, ed evidenziano la complessità del fenomeno. Molti ricercatori ed esperti del tema ne hanno messo in risalto la notevole dipendenza dai vari contesti in cui si manifesta. Si tratta quindi di un tipo ti povertà legata anche ad aspetti culturali, oltre ad essere temporalmente e spazialmente dinamica.

Le principali cause della povertà energetica

Per capire meglio la povertà energetica bisogna partire dunque dalle sue cause, anch’esse spesso frutto di interazioni tra diversi fattori. Queste possono essere divise in tre macro-categorie: cause economiche, cause infrastrutturali e cause contingenti.

La prima serie di cause comprende i fattori di povertà economica che incidono sull’accesso ai servizi energetici come il reddito basso, disoccupazione e sotto-occupazione. A questi si aggiungono costi dell’energia troppo alti che non riescono ad essere coperti. Spesso, ciò può dipendere da un sistema inefficiente di fornitura energetica – con le conseguenti ripercussioni negative anche dal puto di vista dell’inquinamento ambientale. Si passa dunque alla seconda categoria, quella infrastrutturale, nei casi in cui la rete elettrica non sia diffusa in modo capillare sul territorio. Inoltre, più in generale, si possono presentare alterazioni nel mercato dell’energia, sia in caso di poca competitività sia di mala gestione da parte degli enti predisposti. Ad esempio, uno studio di alcuni ricercatori lituani (Bariss et al., 2017) ha mostrato che le politiche di sussidio per l’aiuto al pagamento delle bollette non presentavano la stessa efficacia rispetto ad incentivi per la riduzione dei consumi e l’aumento dell’efficienza energetica delle abitazioni.

Infine, le cause contingenti includono una serie di fattori esterni ma altrettanto decisivi. L’aumento del costo della vita e le carenze nel sistema di welfare possono contribuire in modo decisivo alla povertà energetica. Altri fattori sono le diseguaglianze territoriali tra are rurali e aree urbane, o persino all’interno di quest’ultime come nelle grandi città. In questi contesti, infatti, molti edifici ed abitazioni hanno sensibili carenze dal punto di vista dell’efficienza energetica. Inoltre, si possono considerare i casi di Paesi diversi con proprie specificità che concorrono nello sviluppo di situazioni di povertà energetica. Ad esempio, mentre in Grecia la crisi finanziaria del 2011 ha avuto un forte impatto in questi termini, in Sudafrica esistono ancora differenze nella rete energetica ereditate dall’epoca dell’Apartheid.

Come si misura la povertà energetica?

In quanto fenomeno multiforme, per misurare le cause e le implicazioni della povertà energetica è necessario ricorrere ad una serie di indicatori che ne possano catturare in modo uniforme gli aspetti economici, sociali e tecnici. Nonostante il numero elevato utilizzato per le statistiche ufficiali, tali indicatori possono essere divisi in due gruppi.

  • Indicatori quantitativi. Si tratta di strumenti per la misurazione oggettiva della povertà energetica partendo da informazioni economiche e demografiche. Un esempio è la percentuale del reddito spesa in servizi energetici: se è maggiore della metà di quella spesa in media a livello nazionale, si può parlare di povertà energetica. Un altro metodo è rappresentato dal low-income-high-cost (LIHC): si rientra nella situazione di povertà energetica se, una volta pagate le spese dell’energia, il reddito si assesta al di sotto della linea di povertà.
  • Indicatori qualitativi. Al contrario dei precedenti, gli indicatori qualitativi si basano sulla percezione soggettiva degli individui e sono spesso raccolti tramite questionari e sondaggi. Un esempio sono le famiglie che dichiarano di non essere in grado di scaldare sufficientemente la loro abitazione nel periodo invernale.

La povertà energetica in Europa

Come già evidenziato, la povertà energetica non è diffusa solo nei paesi meno sviluppati ma è un problema presente anche a livello europeo. Secondo la divisione Income and Living Conditions dell’Eurostat (EU-SILC), circa il 10% della popolazione degli Stati Membri dell’Unione Europea vige in condizioni di povertà energetica, soprattutto per quanto riguarda le spese di riscaldamento della propria casa. Sebbene l’incidenza sia maggiore negli Stati orientali e meridionali, anche molte aree sub-urbane rientrano tra le zone dove la povertà energetica è più diffusa.

Altri dati sull’ultimo decennio ci giungono dal Report dell’Osservatorio dell’Unione Europea sulla povertà energetica dello scorso anno. In particolare, nel 2017 si contavano 39.5 milioni di persone che hanno dichiarato di avere degli arretrati nel pagamento delle bollette di elettricità e gas nel 2017. Sempre nello stesso anno, altrettante persone non erano in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Infine, il Report sottolinea la grande diversità dei costi dell’energia tra i vari Paesi. Infatti, si evidenzia un gap significativo tra i vari Stati Membri nella percentuale del reddito spesa in servizi energetici.

La povertà energetica in Italia

In Italia il quadro più recente è stato descritto dall’Osservatorio nazionale sulla povertà energetica con un report del 2019. Da un lato, i costi medi delle bollette italiane sono diminuiti nel corso degli ultimi cinque anni. Tuttavia, le spese complessive delle famiglie sono aumentate portando l’incidenza della povertà energetica in Italia a livelli superiori rispetto a quella estrema (circa il 9% delle famiglie rispetto al 7%), dove quest’ultima rappresenta coloro che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno (World Bank). Inoltre si può notare la disomogeneità del fenomeno dal punto di vista territoriale. Se al Nord il fenomeno è diminuito nel ventennio 1997-2017, i livelli di povertà energetica sono rimasti pressoché costanti nel Centro Italia mentre sono sensibilmente aumentati nel Sud e nelle Isole. A livello locale risultano più colpite le periferie e i piccoli comuni rispetto alle aree metropolitane centrali.

Conclusioni: quali politiche per arginare la povertà energetica?

Per essere arginate, le cause e le implicazioni della povertà energetica richiedono lo sviluppo di politiche che abbiano obiettivi complementari. Tra i target principali vi sono sicuramente le caratteristiche dei mercati energetici (i prezzi finali dell’energia, il tipo di regolazione nei mercati energetici, il livello di tassazione, i costi di sistema), le caratteristiche delle famiglie (tra cui livello di reddito, condizioni di salute, età, accesso alle tecnologie, e istruzione), e le condizioni abitative (tra cui l’età dell’edificio; la tipologia della abitazione; lo stato di manutenzione e l’efficienza energetica). Di conseguenza, l’efficienza di tali politiche si può raggiungere includendo misure collegate a tutte le dimensioni della povertà energetica, in modo da progettare strategie a lungo termine.

Fonti e approfondimenti

Osservatorio Europeo sulla povertà energetica

Sito web dell’Eurostat

Banca Mondiale – povertà estrema 

Report EU Observatory on Energy Poverty (2019)

Report Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica

Bariss, U., Bazbauers, G., Blumberga, A., and Blumberga, D. (2017), System Dynamics Modelling of Households’ Electricity Consumption and Cost-Income Ratio: a Case Study of Latvia, Environmental and Climate Technologies, Vol 20, pp. 36-50.

 

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