Ombre nere sull’Europa

Lo spettro di un ritorno dei nazionalismi di destra in Europa è sempre più nell’aria: infatti la parte più xenofoba e populista dei partiti di centro-destra e di destra è stata premiata all’elezioni di quasi tutto il continente europeo, favorendone l’ascesa politica. Questo può essere spiegato attraverso una molteplicità di motivazioni. Prima di tutto, così come la storia ci racconta, le crisi economiche più sono forti più spingono gli Stati verso una centrifugazione politica e la grave crisi del 2007 è una di queste. Nei paesi più colpiti dalla crisi economica, la Grecia è il prima fila, l’estremismo ha vissuto dei picchi molto preoccupanti che sono più volte sfociati nella violenza fisica. Ma, in generale, l’Unione Europea è in crisi a causa della mancata unità politica, delle continue frange antieuropeiste e delle politiche di accoglienza dei profughi: il piano di ridistribuzione dei migranti per i vari paesi, non ha fatto altro che aumentare l’intolleranza dei paesi a guida a destra, evitando in tutti i modi l’integrazione. Tutto ciò ha anche  aumentato  il consenso dei partiti di estrema destra in tutto il continente. La retorica antieuropeista ed anticasta ha fatto leva sul tema dell’indipendenza dell’industria, dell’avversione per le banche e per il modello occidentale di democrazia, della lotta alla corruzione, della tutela dell’identità nazionale. Continuando su questo trend i prossimi anni saranno segnati da una radicalizzazione della competizione a destra, a spese della democrazia, delle libertà, dei diritti dei più deboli. Il paradosso di questo contesto è che i partiti presenti al governo in Polonia e in Ungheria, si celano dietro al mito dell’antieuropeismo per ottenere più consensi, pur sapendo che solo grazie ai fondi europei, ben 35 miliardi di euro da investire nello sviluppo dell’economia e dell’agricoltura solo in Ungheria tra il 2014-2020, che i due paesi non attraversano una vera e propria recessione.

  • In Austria il 22 maggio scorso si sono sfidati al ballottaggio il candidato verde indipendente, poi risultato vincitore per poche migliaia di voti, Alexander Van Der Bellen, mentre è uscito sconfitto Norbert Hofer, leader del partito delle libertà austriaco, che al primo turno prese circa il 35% risultando il primo partito in Austria. Il clima teso ai confini del Brennero, e le continue ondate migratorie che attraversano proprio per lo stato austriaco, hanno fomentato il baccello del nazionalismo che si è prorogato in tutto il Paese, favorendo il partito xenofobo populista di destra. Con il motto “Prima l’Austria!”, Hofer voleva limitare i benefici concessi agli immigrati a discapito dei cittadini austriaci. Solo grazie ad una convergenza dei voti degli elettori di altri partiti verso Van Der Bellen, ha scongiurato il rischio di una vittoria del candidato di destra. In 10 anni l’elettorato della destra si è più che triplicato, passando dal 11% del 2006 al 35% delle scorse elezioni politiche(https://lospiegone.com/2016/05/25/elezioni-austriache-un-occhio-ai-numeri/)

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  • In Francia il Front National di Marine Le Pen, partito anti-immigrati e con posizioni anti-europeiste, nelle elezioni regionali di dicembre, meno di un mese dopo gli attentati terroristici di Parigi, si è imposto al primo turno come primo partito con il 27,7%. Ai ballottaggi però il partito di estrema destra si è ancorato al 27%, non vincendo in nessuna regione, mentre Les Républicains, il partito dell’ex presidente Sarkozy, e il partito socialista guidato dall’attuale presidente Hollande, hanno raggiunto rispettivamente il 40% e il 28%, vincendo in tutte le regioni. Nonostante la sconfitta al secondo turno, grazie alle politiche di stampo populista, circa 6 milioni di francesi hanno espresso la propria preferenza per il partito di Marine Le Pen: un vero e proprio record per la figlia dell’ex leader FN Jean-Marie Le Pen, che utilizzava un linguaggio apertamente antisemita e razzista, incitando anche all’odio razziale. Nel 2011 Marine succede al padre e guida il fronte nazionale ad una serie di successi politici (solo per il numero di voti, in quanto non sono mai andati al governo), caratterizzati da un cambiamento interno: la “dédiabolisation”, che letteralmente significa “demonizzazione”, cioè il cambiamento del partito da un carattere palesemente razzista ad uno più moderato. Infatti il Front National cerca di presentarsi come un’alternativa credibile all’establishment politico francese, evitando derive apertamente xenofobe, come quella che ha portato Jean-Marie Le Pen all’espulsione dal partito a colpevole di aver ripetuto a più riprese le sue ben note affermazioni sulle camere a gas come “dettaglio” della seconda guerra mondiale. Continuando su questa strada il FN è destinato a confermarsi anche a livello nazionale facendo leva sulle classe operaie, su studenti e su artigiani.

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  • In Polonia le elezioni di settembre hanno stabilito il trionfo del partito di destra euroscettica Diritto e Giustizia, e la nomina a primo ministro di Beata Szydlo. Per la prima volta del 1989 non è presente in parlamento nessun partito di sinistra. Diritto e Giustizia è il primo partito polacco, forte del 39% dei consensi e con aumento di 78 deputati rispetto al 2011. Questo movimento politico è fortemente anti-europeista, è fortemente critico nei confronti dell’idea di una vera e propria federazione europea. Il partito è stato fondato dai fratelli gemelli Jaroslaw e Lech Kaczynski, quest’ultimo morto in un incidente aereo nell’aprile del 2010 mentre era Presidente della Polonia. Il fratello Jaroslaw ha preso la guida del partito, conducendolo però sempre più a destra, essendo premiato via via sempre di più dalla parte più nazionalista dell’elettorato.

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  • In Regno Unito, nelle elezioni del maggio 2015, lo United Kingdom Independence Party ha ottenuto il 12,6% dei consensi riuscendo ad eleggere un deputato. Nonostante sia il terzo partito per numero di voti, l’UKIP è stato bloccato dal sistema elettorale maggioritario di tipo plurality: infatti vige un sistema dove per ogni collegio (uninominale) viene eletto un solo deputato, che può vincere anche con la maggioranza relativa. Questo sistema fa si che si crei uno sbarramento verso i partiti più piccoli e una sovrarappresentanza dei grandi partiti, il partito laburista e il partito conservatore, ma tende sempre a rappresentare le minoranze regionali come il partito nazionale scozzese. L’elezione di un rappresentante è stato comunque un grande risultato, in quanto prima di allora non avevano mai ottenuto in seggio nella camera dei comuni: infatti rispetto al 2010 i voti si sono quadruplicati.
  • La Grecia sta vivendo, dal 2010, una situazione di estrema centrifugazione politica. Il partito Alba Dorata, dichiaratamente neonazista, ha vissuto un’ascesa in concomitanza dell’acuirsi della crisi economica greca. La profonda recessione imposte dalla troika (Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea e Banca Centrale), la liberalizzazione dei licenziamenti e i gravi colpi subiti dalla burocrazia statale sono stati gli ingredienti perfetti per la loro ascesa. Attraverso una campagna fondata su falsità e menzogne le percentuali di Alba Dorata sono salite sempre di più fino a raggiungere, maggio 2012, l’7% e facendo eleggere 21 deputati, molti dei quali accusati di crimini gravi o gravissimi (più di un deputato aveva processi aperti per omicidio).

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  • Nei paesi scandinavi della Unione Europea, i movimenti di destra hanno raggiunto risultati inaspettati, diventando, in alcuni casi, addirittura parte della coalizione di governo come in Finlandia il partito dei Veri Finlandesi che è passato dal 4% del 2007 al 17,7% nelle ultime elezioni. Invece il Dansk Folkeparti, partito del popolo danese, alle recenti elezioni ha ottenuto il 21,1% risultando la seconda forza politica del paese.
  • Il caso più celebre è però quello ungherese: il primo ministro Viktor Orbán è al suo terzo mandato il primo tra il 1998 e il 2002, mentre dal 2010 in poi è tornato ininterrottamente a ricoprire l’incarico di primo ministro. Il suo partito, Fidesz – Unione Civica Ungheres, ha un programma che fa breccia nei cuori dei cittadini, in quanto è un intreccio tra nazionalismo ed autoritarismo. Ad affiancarsi ad Orban, c’è una seconda formazione più a destra di Fidesz: Jobbik, un movimento antisemita che fa rifermento al fascismo magiaro dell’ammiraglio Horthy. Nell’ultima tornata elettorale, la Destra Comunitaria della Gioventù”, ha ottenuto il 16,7%, eleggendo circa 47 deputati, grazie ad una campagna elettorale incentrata sull’odio nei confronti dei Rom (circa il 6% della popolazione).

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Quello che è necessario evidenziare è come l’interconnessione tra questi movimenti estremisti e centrifughi sia molto forte e che la rete creata è sempre più solida. All’interno dei parlamenti nazionali, delle coalizioni europee ma anche al di fuori dei meccanismi istituzionali, i partiti della destra radicale vivono un periodo di intensificazione di relazioni e di scambio ideologico. La base di molti di loro può essere ricollegata alle dottrine naziste o fasciste ma non basta. C’è la necessità di focalizzarsi sull’esistenza di nuove teorie neonaziste o neofasciste che siano, che modernizzano le dottrine del XX secolo e che sono sempre più attrattive per la cittadinanza europea. I dati che siamo andati a comparare sono esplicativi del fatto che l’avanzata delle destre non è solamente un fattore mediatico, bensì molto più reale e pratico di quanto si possa immaginare.

APPROFONDIMENTI:

http://www.nytimes.com/interactive/2016/05/22/world/europe/europe-right-wing-austria-hungary.html?smid=tw-nytimesworld&smtyp=cur&_r=1

http://www.nytimes.com/2015/10/26/world/europe/poland-parliamentary-elections.html?_r=0

http://yle.fi/uutiset/sipila_opts_for_right-leaning_government/7979421

https://www.perussuomalaiset.fi/kielisivu/in-english/

Dimitri Deliolanes, Albadorata, la Grecia nazista minaccia l’Europa, Roma, Fandango, 2013

 

 

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