La rischiosa legge britannica contro l’estremismo

Il “Counter-terrorism and Security Act” del 2015 è una legge molto controversa e, a detta di molti commentatori, rischia di causare molti più danni di quelli che ha prevenuto nell’ultimo anno e mezzo. Se grande preoccupazione è stata espressa in un report della Open Society dello scorso ottobre per la disgregazione di molte comunità musulmane inglesi, anche sul piano internazionale esistono dei rischi non sottovalutabili.

I problemi iniziano già nella stessa definizione che fornisce dei reati che intende prevenire: descrivere quali comportamenti debbano essere ritenuti “estremismo” è una parte fondamentale della lotta al terrorismo. Nella comunità internazionale manca accordo su questo punto per cui, molto spesso, i legislatori adottano la definizione che ritengono più utile per fronteggiare al meglio le situazioni vissute dal proprio paese.

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Dopo il 2012 il Regno Unito ha attravrsato un periodo in cui molti giovani musulmani di seconda o terza generazione si sono radicalizzati, alcuni fino al punto di partire come foreign fighters per la guerra in Siria. Il reclutamento dell’ISIS viaggiava soprattutto via internet ma un ruolo non marginale era svolto anche da alcuni gruppi che predicavano sul territorio i principi della guerra religiosa.

L’obiettivo principale delle autorità era quindi quello di contrastare la propaganda jihadista, cosa che ha spinto i legislatori inglesi ad elaborare la definizione di “estremismo non violento”, che giuridicamente somiglia molto a quella dell’istigazione di reato. Gl inquirenti avevano infatti più volte espresso il bisogno di uno strumento che gli permettesse di punire quelli che loro stessi definivano “estremisti che seminano odio senza però infrangere alcuna legge”.

Questa politica permette di agire in via preventiva, sanzionando quella che nel dispositivo è definita “opposizione vocale o attiva ai valori fondamentali britannici, che comprendono la democrazia, lo stato di diritto, la libertà individuale e la tolleranza verso differenti credi politici e religiosi”. Con questa definizione quindi al fianco dei radicalismi religiosi vengono colpiti anche quelli basati sull’odio politico/razziale, come quello neonazista.

Secondo questa legge, proposta dall’allora Ministro dell’Interno Theresa May all’indomani degli attentati in Tunisia del giugno 2015, chiunque venga riconosciuto colpevole di estremismo, violento o meno, viene aggiunto ad una lista nera di persone alle quali è vietato apparire sui media o di tenere discorsi in edifici pubblici (come le università), oltre che ricevere attenzioni particolari da parte delle forze dell’ordine.

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Il pericolo maggiore derivante dalla legge del 2015 risiede però nelle modalità con cui questo provvedimento nell’ultimo anno ha invaso la vita quotidiana dei molti musulmani residenti nel Regno Unito, soprattutto tra i giovanissimi. Essendo loro infatti i bersagli prediletti della propaganda jihadista, a questa categoria è stata riservata un’attenzione particolare.

La legge obbliga medici, insegnanti e tutti i funzionari pubblici a segnalare eventuali comportamenti sospetti, generando un’apprensione eccessiva difficile da sostenere per gli adolescenti che molto spesso sono stati travolti da indagini stressanti e superflue per via della vaghezza (e quindi estensione) della definizione di “estremismo” contenuta nella norma.

Non sono mancate esagerazioni e abusi, come il caso di un giovane volontario partito per portare aiuto nella Jungle di Calais che ha trovato al suo ritorno la polizia locale intenta a interrogare i suoi genitori, convinta che fosse scappato in Siria. Controverso fu anche il caso di un’inserviente di una mensa scolastica, schedata e interrogata perché aveva espresso dei dubbi su come fosse preparata la carne halal nella sua cucina.

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Misure del genere minano alle fondamenta i processi di integrazione, non certo aiutati da un simile clima di sospetto che rischia inoltre di isolare le comunità musulmane e scavare profonde fratture tra queste e le altre parti del tessuto sociale urbano. Negli stessi ospedali è messo in dubbio il rapporto medico-paziente, visto che i dottori ricevono spesso pressioni affinchè rompano l’obbligo di riservatezza su richiesta delle autorità.

Il rapporto di Open Society, così come molti esperti prima di esso, sottolinea come episodi del genere in cui ad essere colpiti dalla repressione sono quei ragazzi innocenti molto lontani dalla propaganda jihadista producono l’effetto contrario, rischiando di generare in queste persone quel risentimento che rende più vulnerabili a questi messaggi. La propaganda jihadista fa leva infatti sul senso di esclusione ed emarginazione, offrendo uno sfogo per il rancore che questo genera.

Lo stesso Muslim Council of Britain ha espresso preoccupazione verso la legge, soprattutto perchè potrebbe emarginare dei preziosi alleati contro il radicalismo: i musulmani britannici moderati. Proprio rinforzare la solidarietà e l’integrazione dentro le comunità locali comunità viene segnalata come la via per battere l’estremismo, anche nella stessa strategia di prevenzione del terrorismo alla quale appartiene (paradossalmente) il Counter-terrorism and Security Act.

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Un ulteriore problema generato da questa legge nasce dal fatto che la concezione di “estremismo non violento”  sta venendo esportata dal Regno Unito nei suoi paesi alleati, attraverso i programmi di formazione degli esperti di sicurezza e i meeting stretegici tra le forze armate e di polizia.

Formulata in questo modo la definizione inglese è diretta alla protezione dei tradizionali valori della democrazia liberale dall’attacco fondamentalista ma, una volta adottata da regimi autoritari, potrebbe diventare un pericolo strumento di repressione del dissenso, creando di fatto un controsenso con le intenzioni originarie.

Tra gli alleati nella guerra di contrasto ad organizzazioni come Al-Quaida o l’ISIS figurano infatti paesi come l’Arabia Saudita. Qui una norma del genere potrebbe portare ad essere colpiti i sostenitori di alcuni dei valori che gli ideatori intendevano proteggere in patria: sostenitori di ateismo e laicismo, diritti LGBT, correnti democratiche o socialiste e addirittura fedi religiose come lo sciismo sarebbero a rischio di essere accusati di estremismo, in quanto portatori di idee in competizione con i valori fondanti della monarchia teocratica saudita.

Fonti e Approfondimenti

https://www.theguardian.com/commentisfree/2016/sep/23/britain-extremism-global-effects?CMP=fb_gu

https://www.theguardian.com/politics/2015/oct/19/new-counter-extremism-strategy-revealed-theresa-may

http://www.independent.co.uk/voices/nice-attack-terrorism-islamist-extremism-policies-french-terrorism-a7148046.html

http://www.middleeasteye.net/news/uks-prevent-strategy-alienating-muslim-communities-new-report-warns-1969000720

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