Le contraddizioni malesi

La Malesia appartiene agli Stati fondatori dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico). Situato al centro dell’Associazione, il Paese è l’unico costituito da territori sia sulla penisola malese sia sulle Grandi isole della Sonda, nello specifico l’isola del Borneo. La capitale Kuala Lumpur è situata nella penisola malese ed è circondata da tre Stati: Indonesia a Ovest, Thailandia a Nord e Singapore a Sud. La geografia ci può essere d’aiuto anche per affermare che il Brunei è un enclave del territorio malese sull’isola del Borneo.

Lo Stato malese è una federazione parlamentare basata sulla rappresentanza democratica sotto la monarchia elettiva costituzionale. Quindi il regime politico è non solo ben definito, ma si basa su una doppia centralità di organi: il Parlamento e la Monarchia. Partendo dalla federazione parlamentare è necessario affermare che la Malesia è costituita da 13 Stati, di cui 11 nella penisola malese e 2 nell’isola del Borneo, e da 3 territori federati, uno è l’isola di Labuan vicino al Borneo, mentre gli altri due sono la Capitale Kuala Lumpur e Putrajaya, città a trenta chilometri verso sud dalla Capitale.

La Monarchia

Il re è uno dei pochi al mondo ad essere eletto con un mandato a termine di 5 anni. Egli viene eletto dai sovrani ereditari dei 9 dei 13 Stati che compongono la Malesia, gli altri quattro Stati hanno dei governatori che non partecipano all’elezione. La scelta del re malese è tra uno dei nove sovrani stessi. La regola non scritta è che vengano eletti a turno re della Malesia, senza restare in carica più di un mandato. Due di questi Stati sono a loro volta delle monarchie elettive in cui il re o sultano viene eletto dai “capi” o da un consiglio del trono. L’attuale re è Mhuammed V, eletto nel 2016. La sua funzione è importante soprattutto per mantenere unità all’interno di uno Stato che è diviso dall’Oceano. Inoltre ha la funzione rappresentativa e serve a coordinare i sovrani ereditari all’interno del Paese.

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Il Parlamento

Il Parlamento è costituito da due Camere, Camera dei Rappresentanti e Senato, e si basa su un sistema maggioritario, ovvero sulla presenza di due partiti che si alternano al governo e che, durante il mandato, hanno la maggioranza assoluta dei seggi. Questa forma di governo è sostenuta da un sistema elettorale maggioritario, chiamato anche “first-past-the-post“, ovvero chi arriva per primo nel proprio collegio vince la posta in gioco (cioè la totalità dei seggi da assegnare). Questo schema elettorale e rappresentativo malese è profondamente influenzato dal modello imposto dalla Gran Bretagna fino alla concessione dell’indipendenza nel 1957.

Così come il modello Westminster inglese anche qui il Parlamento è l’organo legislativo per eccellenza. Il partito di maggioranza è il Barisan Nasional (Fronte Nazionale), partito di centrodestra. Il partito venne fondato nel 1973 come una coalizione di diversi partiti sia di centro che di destra. Nel 1974 si tennero le quarte elezioni generali malesi e il Barisan Nasional vinse, aggiudicandosi il governo. Dal 14 settembre 1974 ad oggi la maggioranza parlamentare è sempre stata detenuta dallo stesso partito che quindi, ovviamente, è anche detentore del governo. Tra il 1955, anno delle prime elezioni della Malesia indipendente, e il 1974, anno dell’ascesa del Barisan, la maggioranza parlamentare era detenuta dal partito dell’Alleanza che viene generalmente riconosciuto come il padre ideologico e organizzativo dell’attuale Barisan Nasional. Vista in questo modo quindi la democrazia rappresentativa malese è stata governata per tutta la vita dallo stesso partito.

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Barisan Nasional è un partito basato sull’unione di 13 partiti

La religione

La religione ufficiale malese è l’Islam. Il Paese però si riconosce nei principi di multiculturalismo e la libertà di religione per tutti i suoi cittadini. Le ultime statistiche rivelano che più del 60% della popolazione si dichiara di fede musulmana. Questo ha portato in maniera sempre maggiore a dover creare un collegamento tra religione di Stato, libertà di espressione e politica. Infatti, in questa direzione, è notevole l’aiuto che il governo da alla comunità musulmana che possono essere rappresentate da agevolazioni per la costruzione di Moschee a diverse politiche che mirano a rafforzare e a promuovere la fede islamica all’interno del Paese. Il governo è spinto a intraprendere questa strada di “promozione” anche per l’esistenza di un partito musulmano che concorre alle elezioni e che può andare a minacciare la leadership del Partito Nazionale nel caso di mancata copertura e protezione per i musulmani.

5MFHgAD.pngUna funzione importante del re per assicurare la stabilità interna del Paese dal punto di vista religioso è quella di essere il Capo dell’Islam nei 4 Stati non governati da monarchie, nei 3 territori federali e nello Stato di provenienza del monarca.

La Sharia viene applicata per coloro che professano la religione e quindi nello Stato malese c’è una sorta di doppia giurisdizione su alcune materie comprendenti il matrimonio, l’eredità, il divorzio, la conversione religiosa, l’apostasìa. Per tutto il resto, quindi materia civile e penale, queste materie sono lasciate alle Corti Civili. Per evitare un contrasto facilmente raggiungibile all’interno di un sistema così eterogeneo, ma allo stesso tempo fortemente pendente verso una delle religioni ammesse all’interno del Paese tutti i casi concernenti soggetti di fede diversa (ad esempio un musulmano e un non musulmano) si fa riferimento alle Corti Civili.

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Possiamo quindi concludere che la Malesia è uno degli Stati di più difficile comprensione del Sudest Asiatico dal punto di vista partitico e religioso. Le contraddizioni che emergono, una democrazia guidata da sempre da un Partito solo, uno Stato che si definisce musulmano ma che permette la libertà di culto e un doppio sistema giudiziario, sottolineano questa complessità. Il perno geografico di questo Paese è, in qualche modo, proprio la chiave per comprendere questo sistema multilivello che, apparentemente, sembra essere molto difficile e quasi utopico ma che, nella pratica, ha garantito una stabilità forte a un Paese che, dopo l’indipendenza, rischiava di deragliare ed entrare in un’instabilità che difficilmente sarebbe stata recuperata. 

FONTI E APPROFONDIMENTI

http://www.economist.com/news/leaders/21710820-opposition-has-do-more-win-over-rural-malays-malaysians-underestimate-damage

http://www.ilpost.it/2013/07/27/tutte-le-monarchie-del-mondo/malaysia-politics-parliament/

http://www.thejakartapost.com/news/2013/08/02/issues-religion-and-race-a-challenge-malaysia.html

Michael G. Peletz, Islamic Modern: Religious Courts and Cultural Politics in Malaysia

http://www.commongroundnews.org/article.php?id=28311&lan=en&sid=1&sp=0&isNew=0

http://www.lawteacher.net/free-law-essays/administrative-law/the-malaysian-constitutional-monarchy-system-administrative-law-essay.php

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Olivia ha detto:

    This ariclte keeps it real, no doubt.

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