Michael Flynn. Il nuovo architetto della politica estera statunitense

Michael Flynn è stato nominato Consigliere per la Sicurezza Nazionale nell’Amministrazione Trump. Questo ruolo è prima di tutto una posizione di alta importanza strategica e, cosa ancora più importante, non ha necessità di ratifica da parte del Senato. Infatti, a differenza di tutti i Segretari dell’Amministrazione del Presidente, che invece devono essere ratificati dal Senato, questo è semplicemente nominato e non ha nessun tipo di vincolo di durata.

Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale venne introdotto come ruolo nel 1947 all’interno del National Security Act emanato da Henry Truman per difendere gli Stati Uniti dalla minaccia comunista. L’obiettivo che questo Consigliere ha è quello di intercettare, comprendere, prevedere e agire riguardo a tutte le minacce incombenti per gli interessi e la sicurezza degli Stati Uniti d’America. Il ruolo ovviamente ha un’importanza che oscilla tra il fondamentale e il superfluo e tutto sta a capire come il Presidente in carica voglia utilizzare questa figura. A volte l’importanza del Consigliere per la Sicurezza Nazionale è stato talmente fondamentale che ha addirittura scavalcato la figura del Segretario di Stato, ovvero colui che guida la politica estera del Paese.

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Presidenti come Nixon hanno utilizzato il proprio Consigliere per la Sicurezza Nazionale proprio in chiave anti-Segretario di Stato. Tra il 1969 e il 1975 Henry Kissinger ha lavorato sul fronte asiatico e su quello del Medio Oriente proprio seguendo una sua linea personale e cercando in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote a William P. Rogers, allora Segretario di Stato.

L’attuale Consigliere per la Sicurezza Nazionale è quindi l’ex Luogotenente Generale ed ex Direttore dell’Agenzia di Intelligence di Difesa (DIA) Michael Flynn. Il suo profilo può essere facilmente associato agli slogan urlati durante la campagna elettorale da Donald Trump, soprattutto quelli contro l’Islam e le battute maschiliste.

Se il lavoro del Consigliere per la Sicurezza Nazionale è quello di percepire quali siano le minacce incombenti per il proprio Paese, Flynn ha le idee molto chiare: l’Islam è la minaccia numero uno e probabilmente anche l’unica. Ha da sempre manifestato odio verso una religione che non fosse quella Cristiana e ha anche affermato numerose volte che “la paura dei musulmani è RAZIONALE!” (Tweet scritto il 27 febbraio 2016 dall’account @GenFlynn). Il suo odio razziale e discriminazione religiosa non può essere giustificata con le sue numerose operazioni all’interno dell’esercito in Afghanistan fino al 2010. Questo odio invece sembra sempre di più provenire da una necessità di identificarsi con dei valori e di emarginare quindi tutto ciò che non è identificabile con quelle caratteristiche.

KABUL, AFGHANISTAN––Maj. General Michael T. Flynn, right, is director of intelligence in Afghanista

In questa direzione non è un caso che un altro filo conduttore tra Trump e Flynn sia l’acceso maschilismo. Se da una parte Trump ha, come ultimo atto di affermazione di disparità sessuale, nominato nel suo primo Cabinetto 17 uomini bianchi su un totale di 22 posti (dobbiamo risalire all’Amministrazione Reagan per ritrovare un simile schieramento), Michael Flynn ha più volte fatto capire i suoi sentimenti per la parità sessuale. Quando era capo della DIA affermò che “il trucco aiuta le donne ad essere maggiormente attrattive” e che nella scelta dei vestiti le donne devono “tener conto del loro corpo” facendo “accentuare le parti positive”. Un altro pensiero in linea con le affermazioni di Trump è poi quello sull’aborto. Flynn prima di essere un sostenitore Repubblicano fu un Democratico (altro collegamento con il Presidente attuale) e la sua idea sull’aborto è cambiata radicalmente dall’essere favorevole ai tempi democratici ad essere un forte sostenitore del “pro-life” per ingraziarsi la base più conservatrice del partito Repubblicano.

Michael Flynn è anche l’uomo che ha espresso al Presidente Trump gli aspetti positivi di un dialogo con la Russia, anzi con Vladimir Putin. La chiave di volta per un dialogo è proprio la sconfitta del Terrorismo Islamico, obiettivo caro a entrambi gli schieramenti. La seconda guerra Cecena finita nel 2009 in Russia aveva proprio come obiettivo del Cremlino quello di distruggere i ribelli e i jihadisti che sostenevano le forze separatiste. I due colossi che per quasi mezzo secolo si sono scontrati, minacciandosi con la bomba atomica, oggi con l’architettura di Flynn potrebbero avvicinarsi come non lo sono mai stati. In cambio di questa strana alleanza di scopo gli USA potrebbero lasciare alla Russia mano libera sullo smembramento dell’Ucraina. Questo ulteriore passaggio arriverebbe a concludersi con un indebolimento consistente della NATO che dal 1949 cerca di contenere le mire espansioniste russe e che però con questa nuova idea politica risulterebbe quasi obsoleta nel nuovo panorama strategico.

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Il rapporto che c’è tra Trump e Flynn è molto importante per comprendere quali saranno le mosse della nuova Amministrazione statunitense in politica estera. Se l’attuale Presidente non ha lasciato intendere molto sui suoi progetti, Michael Flynn ha le idee molto chiare e la fiducia e i ruoli che hanno questi due personaggi permettono di prevedere come questa collaborazione potrebbe rivelarsi simile a quella che Richard Nixon ebbe con Henry Kissinger. La politica estera quindi sarà gestita sicuramente da Flynn e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale non avrà sicuramente un ruolo secondario. Quello che è necessario comprendere è come si relazioneranno il Segretario di Stato Rex Tillerson (amministratore delegato della compagna petrolifera ExxonMobile) e l’ex Generale Michael Flynn.

APPROFONDIMENTI

http://www.cosmopolitan.com/politics/a8307175/michael-flynn-trump-national-security-advisor/

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