Il rapporto Cina-Vietnam: antichi pregiudizi e rinnovato orgoglio

I recenti sviluppi nelle relazioni tra la Cina ed il Vietnam ripropongono un interrogativo piuttosto complesso: perché due Paesi dalle tradizioni ideologiche così vicine e forti di una prossimità geografica hanno mantenuto, ed in parte ancora mantengono, relazioni così instabili?

Innanzitutto, va precisato che le complesse vicende sino-vietnamite ruotano intorno ad un asse che non è solo regionale, ma evidentemente mondiale. Questi rapporti sono costellati di avvenimenti storici complessi che, posti su una base culturale molto dissimile da quella Occidentale, e fomentati dalle strategie politiche degli anni della Guerra fredda, sono giunti in maniera accidentata sino a noi.

Pur facendo parte della tradizione politica tributaria dell’Impero cinese, il Vietnam, a partire dal XVIII secolo ha mostrato la volontà di rendersi indipendente e di perseguire delle politiche, interne ed estere del tutto autonome. Conservando formalmente i rapporti con la Cina, Hanoi si impose sui territori laotiani e birmani. L’intervento vietnamita nella zona sud-orientale affondava, come si diceva, la sua supposta legalità su una rappresentazione storico-tradizionale del proprio ruolo nella regione e nella rappresentazione ad hoc creata di esso. Così, già agli inizi del XIX il Vietnam si proponeva come potenza regionale.

Di fronte all’emergere certo di una nuova potenza, la Cina, tra il 1968 ed il 1973, non ha esitato ad opporre allo schieramento comunista vietnamita il movimento filocinese dei Khmer rossi in Cambogia. Con l’appoggio economico e militare dei Khmer rossi, in pratica, la Cina tentava di rispondere alle nuove relazioni preferenziali che il Vietnam stabiliva con il Laos e con l’Unione Sovietica, in quegli anni in forte linea di collisione con la Cina.

Khmer+rossi

Le tensioni si esacerbarono al punto che, nel febbraio del 1979, la Terza guerra d’Indocina, anche nota come Guerra sino-vietnamita esplose. Il casus belli fu offerto dall’invasione vietnamita della Cambogia, con cui si tentava di deporre il regime dei Khmer rossi. Hanoi riuscì quindi ad imporre la creazione di un governo più vicino alle istanze vietnamite, costringendo Pol Pot ad un esilio da cui sarebbe nato un movimento di resistenza. Deng Xiapoing non si attardò nel comunicare la volontà di condurre una guerra contro il Vietnam.

Benchè la guerra si fosse conclusa senza maggiori vittorie, ed entrambi i Paesi ne rivendicassero la vittoria, piccole operazioni belliche continuarono lungo i confini comuni, sino alla caduta dell’Unione sovietica.

Ad ogni modo, l’intervento di Hanoi in Cambogia aveva relegato il Vietnam ad una posizione di isolamento internazionale. In un primo momento, infatti, i rapporti tra il Vietnam e l’Unione sovietica si strinsero ulteriormente, dinnanzi alla paura che la Cina, avvicinatasi sotto l’amministrazione Nixon agli Stati Uniti d’America, non rappresentasse più un alleato nell’unificazione del Paese.

Era, infatti, noto che la conquista nord-vietnamita di Saigon nel 1975 non aveva entusiasmato gli animi cinesi. L’esercito del Nord si era impossessato dell’arsenale militare del Sud, destando non poche preoccupazioni alla Cina. A ciò, si aggiungeva il sospetto che l’Unione sovietica avesse specifiche ambizioni, in termini di basi navali e militari, abbandonate dagli americani. Pressioni a cui, nonostante il marcato sdegno per l’avvicinamento sino-americano e il taglio dei sovvenzionamenti militari cinesi per il mantenimento delle posizioni acquisite, il Vietnam non cedeva.

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Dall’altro canto, però, l’indebolimento dell’URSS costrinse la classe politica vietnamita a porre in cima all’agenda politica una normalizzazione dei rapporti bilaterali con la Repubblica popolare cinese. Già nel 1987, il nodo cambogiano diventava oggetto di approfonditi colloqui tra le parti, da cui nasceva la promessa del ritiro delle truppe vietnamite dal territorio invaso.

L’improvviso cambiamento di rotta sperimentato dal Vietnam affondava le sue ragioni nella volontà di uscire da un impasse politico ed economico e di dare nuova linfa all’economia del Paese. Nguyen Van Linh, segretario generale del Partito comunista dal 1986 al 1991 non faceva dunque mistero di voler riuscire a normalizzare i rapporti con lo scomodo vicino.

E’ nel nuovo millennio, però, che le relazioni sino-vietnamite avrebbero raggiunto un nuovo corso. In particolare, nel 2015 i rappresentanti dei Partiti comunisti di Cina e Vietnam si sono incontrati per poter discutere questioni di rilevo strategico ed in particolare delle dispute relative al Mar Cinese meridionale, riuscendo infine a raggiungere un’intesa.

Poco meno di un anno dopo, tuttavia, illazioni circa la volontà della Cina di interferire sull’esito del Congresso del Partito comunista vietnamita sono emerse. Secondo alcuni, infatti, la Repubblica popolare cinese avrebbe favorito l’elezione di Nguyen Phu Trong, notoriamente leader di una fazione più conservatrice e vicina alla Cina. Nonostante le proteste dei sostenitori di Nguyen Tan Dung, il dodicesimo congresso ha portato all’elezione di Trong, che nel gennaio di quest’anno si è recato a Pechino.

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L’esito dell’ incontro è un comunicato condiviso in cui entrambi i leader si sono impegnati ad aumentare la cooperazione strategica, in cui contesto in cui avventati esperimenti geopolitici per il Vietnam sarebbero deleteri. Dall’altro lato, per la Cina è fondamentale, in termini economici, ricucire i rapporti, in quanto, sin dalla fine dello scorso secolo, gli investimenti diretti esteri cinesi nel Paese sono considerevolmente aumentati.

Al netto degli scontri sulla sovranità degli spazi marittimi, che si sono particolarmente innescati tra il 2011 ed il 2014, i leaders dei Partiti comunisti hanno stabilito:

  1. L’istituzione di meccanismi bilaterali pacifici;
  2. Il raggiungimento degli obiettivi inseriti nella Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mare cinese del sud;
  3. La formazione di un codice di condotta sulla base di consultazioni e reciproci consensi.

Le parti si sono, infine, accertate della mutua volontà di risolvere le immediate dispute attraverso rapidi negoziati.

In definitiva, l’incontro tra Xi Jinping e Nguyen Phu Trong è stato salutato come incontro tra “amici e compagni”, intenzionati a ricostruire un legame, le cui prospettive future sono ancora da comprendere appieno.

Ad interferire sulle future relazioni è, infatti, l’incognita americana. Nel maggio 2016, Obama ha effettuato la terza visita di un Presidente americano in Vietnam, dalla fine del conflitto tra i Paesi. L’incontro di tre giorni ha avuto il poco nascosto sforzo di convincere Hanoi a legarsi a Washington in chiave anti-cinese, sfruttando la rivalità territoriale che intercorre tra i due Paesi asiatici (Vietnam: il ring delle superpotenze). E’ stato, in effetti, lo stesso governo di Pechino a definire inaccettabile il tentativo di usare l’alleanza tra America e Vietnam per minacciare e danneggiare gli interessi di un paese terzo.

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Al fine di ottenere i risultati sperati, Obama ha più volte fatto menzione del TPP, di cui Hanoi è Paese firmatario: il Presidente americano ha infatti assicurato che il Congresso avrebbe ratificato l’accordo nonostante il complesso clima elettorale negli Stati Uniti.

Con l’inizio della presidenza Trump, tuttavia, è apparso da subito chiaro che non vi sia spazio per le aziende vietnamite nel mercato americano e che le relazioni preferenziali previste dal TPP (TPP: l’eredità di Obama in Asia) non verranno sostituite da un imminente progetto.

Da una parte, dunque, è vitale per Hanoi mantenere relazioni con il nuovo governo americano, dall’altra facilmente si comprende la visita di inizio anno di Nguyen  Phu Trong in Cina.

FONTI E APPROFONDIMENTI

De Napoli F., Corso introduttivo alla storia del Vietnam,Morlacchi, 2002, Perugia.

Cabras D., Il ritorno dell’impero di mezzo, Fuoco edizioni, 2008, Roma.

http://www.atimes.com/vietnam-tilting-toward-china/

http://www.atimes.com/trumps-election-affected-vietnams-foreign-policy/

http://thediplomat.com/2017/01/the-resurgence-of-china-vietnam-ties/

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-riposizionamento-di-laos-e-vietnam-nel-sud-est-asiatico-14560

http://thediplomat.com/2016/01/is-china-interfering-in-vietnams-politics-with-its-south-china-sea-moves/

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