La Corte Penale Internazionale

Il diritto penale internazionale individua e condanna i crimini individuali internazionali, chiamati crimina iuris gentium, cioè quell’insieme di delitti commessi da individui e lesivi di interessi e valori diffusi a livello internazionale. Si tratta dei crimini contro l’umanità, crimini di guerra, genocidio ed aggressione.

Il diritto penale internazionale si riferisce direttamente contro gli individui autori di tali crimini e non soltanto agli Stati di cui essi fanno parte. Si ottiene così un modello giurisdizionale che si rivolge, con i suoi obblighi e tutele, a tutti gli individui che fanno parte dell’ordinamento, indipendentemente dalla posizione giuridico-soggettiva che rivestono.

Allora si è manifestata l’esigenza di creare un’organizzazione ad hoc per la trattazione e la condanna di questo tipo di condotte e capace di creare un diritto processuale, benché sia ancora oggi una pretesa molto vaga.

Per rispondere a questa esigenza è stata istituita, grazie alla Conferenza di Roma, la Corte Penale Internazionale, chiamata International Criminal Court (ICC) e ne è stato creato il Trattato, firmato il 17 luglio 1998. Entrato in vigore il 1 luglio 2002, grazie alla ratifica del 60esimo Stato, ad oggi il Trattato si applica a 123 Paesi e ne rappresenta anche lo Statuto. Grazie a questo Trattato si diede vita ad un nuovo organo giurisdizionale, del tutto indipendente nel suo sviluppo e funzionamento dalle Nazioni Unite: i rapporti tra la Corte e l’Organizzazione della Nazioni Unite si basano esclusivamente sull’accordo approvato dalla Assemblea degli Stati.

Organi dell’ ICC

L’ ICC, che ha sede all’ Aja, è composta da 4 organi : la Presidenza, le Sezioni, l’Ufficio del Procuratore e la Cancelleria.

LA PRESIDENZA

Questo organo dell’ICC è composto dal Presidente, dal primo e dal secondo Vicepresidente, tutti eletti a maggioranza assoluta dai giudici della Corte per un periodo rinnovabile di 3 anni.

Ha tre aree di responsabilità: funzioni giuridiche /legali, di amministrazione e di relazioni esterne. Nell’esercizio delle funzioni giuridico-legali, la Presidenza costituisce e assegna i casi alle Sezioni, conduce revisioni giurisdizionali di alcune decisioni del Cancelliere e conclude accordi di competenza-cooperazione con gli Stati.
Cura, inoltre,
la coordinazione con l’attività del Procuratore nei casi di reciproca competenza.
Attualmente la carica di presidente è rivestita da Silva Fernandez Gurmendi, la carica di Primo Vicepresidente da Joyce Aluoch e quella di Secondo Vicepresidente da Kuniko Ozaki.

LE SEZIONI

Le Sezioni sono composte da 18 giudici, eletti dall’Assemblea degli Stati per un periodo non rinnovabile di 9 anni. La scelta avviene sulla valutazione delle competenze, dell’imparzialità e dell’integrità dei membri.

Compito delle Sezioni è assicurare lo svolgimento di un equo processo e pronunciare decisioni eque, ma anche emettere mandati di arresto o di comparizione, nonché autorizzare alla partecipazione le vittime dei processi ed emettere misure di protezione nei loro confronti. Inoltre le Sezioni eleggono, tra i propri membri, i componenti della Presidenza.

Le sezioni si specializzano seguendo lo svolgimento del processo: esiste la Sezione Preliminare, la Sezione di prima istanza e la Sezione d’appello.

  • Sezione Preliminare: è composta da 3 giudici per caso e decide se ricorrano o meno i presupposti di cui all’art. 17 per procedere in giudizio. Dispone mandati di arresto e di comparizione ed è responsabile della salvaguardia di prove e di informazioni che potrebbero avere ripercussioni sulla sicurezza di uno Stato. Garantisce il rispetto dei diritti degli individui durante la fase delle indagini, assicura protezione ai sospettati, ai testimoni e alle vittime. Inoltre autorizza il Procuratore ad agire motu proprio o a continuare un’indagine, se è così richiesto da uno Stato; supervisiona,poi, la scelta di non procedere del Procuratore, nel caso vi sia stato un rinvio.
  • Sezione di prima istanza: si compone anch’essa di 3 giudici per caso, ed è deputata allo svolgimento di un equo processo. Decide se esistono prove che superano il criterio di ragionevole dubbio per l’incriminazione dell’imputato e pronuncia sentenza di condanna in udienza pubblica, disponendo dei risarcimenti da prestare alle vittime.
  • Sezione d’appello: composta da 5 giudici, decide sugli appelli presentati dalle parti. Può confermare, modificare o respingere le pronunce di colpevolezza od innocenza e, se necessario, può demandare il processo ad una nuova e differente sezione di prima istanza e può pronunciarsi sulle misure di riparazione da corrispondere alle vittime. Inoltre si assicura che la pronuncia sia scevra da errori o da vizi e che la sentenza sia proporzionata al fatto criminoso commesso.

L’UFFICIO DEL PROCURATORE

Si tratta di un organo indipendente della Corte, responsabile della valutazione delle situazioni sottoposte al cospetto della Corte, in cui appare evidente che siano stati commessi i crimini di sua competenza. È deputato alla trattazione delle indagini e ai procedimenti contro gli individui che, presumibilmente, si sono macchiati di tali crimini ed è coadiuvato da esperti in professioni legali, in psicologia, criminologia e in relazioni diplomatiche ed internazionali provenienti da oltre 80 Stati.

Procuratore e Vice Procuratore sono eletti dall’Assemblea degli Stati con un mandato non rinnovabile di 9 anni. Attualmente la carica di Procuratore ricade su Fatou Bensouda e quella di Vice su James Stewart.

L’ufficio è composto da 3 sezioni :

  • Sezione di giurisdizione, di complementarità e di cooperazione: conduce le indagini preliminari, provvede alla risoluzione di questioni di ammissibilità, di competenza e di coordinazione e cura le relazioni esterne dell’organo.
  • Sezione di investigazione: è incaricata di fornire un’expertise investigativa, ma anche di provvedere all’analisi criminologica ed investigativa sulle prove e sulle informazioni acquisite.
  • Sezione di Procedimento: cura la preparazione delle accuse e conduce i procedimenti, proponendo osservazioni scritte ed orali ai giudici.

Quando l’azione penale è stata promossa dal Procuratore, egli deve preliminarmente accertarsi che sussistano i presupposti per iniziare le indagini, seguendo i criteri disposti dagli artt. 13 e 15 dello Statuto. In questa fase, le autorità nazionali hanno ancora una responsabilità primaria e prevalente nell’indagare e nell’esercitare l’azione penale contro i sospettati di aver commesso crimini di massa; solo in caso di fallimento o insussistenza delle attività di indagine e/o di procedimento nazionale, la Corte si potrà attivare.

Inizia poi la fase delle indagini. In questo momento è compito del Procuratore e del suo team ricercare, anche fisicamente tramite trasferte nei luoghi in cui si sono verificati i crimini, tutte le prove, interrogando i soggetti interessati, compresi autori del crimine, vittime e testimoni. È obbligo del Procuratore accertarsi di reperire prove non solo di fondamento per l’accusa, ma anche per la difesa, proprio per poter esperire un equo processo. Una volta acquisite le prove necessarie, il Procuratore potrà chiedere alla Corte di disporre mandati di arresto o di comparizione nei confronti dei sospettati, per evitare che questi possano fuggire o continuare a commettere i crimini di cui sono accusati.

Si giunge alla fase finale del procedimento: in questo momento il Procuratore deve convincere i giudici della Sezione preliminare dell’esistenza di prove di accusa che superino il limite del ragionevole dubbio per iniziare il procedimento a carico dell’imputato. Esso potrà confermare, respingere o modificare le accuse proposte. Se le accuse verranno confermate, il caso potrà passare al procedimento. Il Procuratore avrà l’onere di presentare tutte le prove raccolte, comprese quelle di difesa, in ogni forma: sono pertanto ammesse prove scritte, altre prove fisiche e testimonianze. In quest’ultimo caso, i soggetti saranno anche interrogati dalla Difesa, così come i testimoni della difesa saranno ascoltati anche dal procuratore, per il principio dell’equo processo e del contraddittorio. Seguirà, ovviamente, la fase della difesa dell’imputato.

LA CANCELLERIA

È un organo neutrale, che coadiuva la Corte nell’esercizio delle sue funzioni: infatti si occupa di sostegno giudiziario (traduzioni, aiuto per le vittime, amministrazione del centro di detenzione), di affari e relazioni esterne ed infine di generale amministrazione. Il Cancelliere è eletto dai giudici con un mandato rinnovabile della durata di 5 anni.

Vi è infine l’assemblea degli Stati. Si tratta dell’organo legislativo e di supervisione dei lavori della Corte. È composta da un rappresentante per ogni Stato aderente al Trattato, con diritto di esprimere un voto. È permesso anche a rappresentati di Stati non aderenti di partecipare alle riunioni annuali, ma ovviamente senza poter votare. Esercita la propria funzione di controllo sull’operato della Presidenza, dell’Ufficio del Procuratore e della Cancelleria, per quanto attiene alle questioni amministrative. Inoltre ad essa spetta il compito di eleggere i 18 giudici, sulla base delle candidature presentate da ogni Stato, nonché il Procuratore e il Vice Procuratore, seguendo i criteri delle capacità, dell’integrità, dell’imparzialità e delle alte qualità morali; dispone anche delle destituzioni dalle stesse cariche.

Materie di competenza

I crimini internazionali ricadono nella competenza e trattazione dell’ICC:

I. Genocidio

Secondo l’ art 6 dello Statuto, per genocidio si intende: “Il crimine caratterizzato dall’intento specifico di distruggere in tutto od i parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, uccidendo i suoi membri o procedendo in altri modi quali: causazione di violenze fisiche o psicologiche ai membri del gruppo, inflizione deliberata di condizioni di vita tali da condurre alla sua distruzione parziale o globale, imposizione di misure di controllo coattivo sulle nascite o di trasferimento forzato di bambini da un gruppo ad un altro”.

II. Crimini contro l’umanità

A norma dell’art. 7, i crimini contro l’umanità sono: “Serie violazioni commesse come porzioni di attacchi su larga scala contro la popolazione civile. Le 15 forme di crimini elencate nello statuto di Roma includono offese come uccisioni, stupro, imprigionamenti, sparizioni forzate, riduzione in schiavitù, in particolar modo rivolti contro donne e bambini, schiavitù sessuale, tortura, ghettizzazione/apartheid e deportazione

III. Crimini di guerra

I crimini di guerra, trattati nell’art. 8, riguardano “Gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra sui conflitti armati e includono, ad esempio, l’uso di bambini soldato, l’uccisione o la tortura di civili o prigionieri di guerra, attacchi intenzionali contro ospedali, monumenti storici, luoghi di culto, istruzione, arte, scienza o istituti di beneficenza”.

IV. Crimine di aggressione

Infine il crimine di aggressione, introdotto grazie agli emendamenti derivanti dalla conferenza di Kampala del 2010, si caratterizza per “l’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, integrità o l’indipendenza di un altro”.

Attivazione e condizioni di ammissibilità

L’attivazione dell’intervento della Corte spetta al Procuratore motu proprio, ad uno Stato parte nonché al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A quest’ultimo è riconosciuto un doppio potere: può deferire una situazione alla Corte quando ritiene concorrere i presupposti per il suo intervento e, come stabilito nell’art. 16, ha il potere di interrompere le attività di indagine ed il procedimento per un periodo di 12 mesi successivi alla sua richiesta.

L’attività della Corte è subordinata, però, a delle condizioni di ammissibilità, chiamate anche “trigger mechanisms”. Innanzitutto la sua attività si potrà rivolgere solo contro i delitti commessi a partire dal 2002, poi potrà pronunciarsi solo se vi sia un crimine di sua competenza, se l’autore di tale delitto sia cittadino di uno Stato ratificante o che ne abbia accettato la competenza, o se il crimine si sia verificato nel territorio di uno Stato parte; così dispone l’art 12 dello Statuto.

Ci si trova dinnanzi ad una competenza complementare: si può quindi attivare quando lo Stato, che teoricamente avrebbe la competenza a giudicare e a pronunciarsi, è del tutto inattivo o si dimostra “incapace” (caso di inability) o “carente della volontà” di procedere (caso di unwillingness”), nonché nei casi di gravità del crimine (“sufficient gravity”), come stabilisce l’art. 17.

 

FONTI ED APPROFONDIMENTI

http://www.cirpac.it/pdf/testi/Statuto%20di%20Roma%20della%20Corte%20Penale%20Internazionale.pdf

https://www.icc-cpi.int/Pages/Main.aspx

http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Corte-penale-internazionale-introduzione-composizione-e-struttura/328

“Diritto internazionale” Enzo Cannizzaro, Giappichelli 2014 ( pagg.394-396)

https://lospiegone.com/2017/11/22/tribunale-penale-internazionale-per-lex-jugoslavia-verso-la-riconciliazione/

 

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