Libia e Italia: lotta all’immigrazione illegale

Nell’ultimo periodo si è parlato molto dell’accordo stipulato tra Italia e Libia in merito alla situazione migratoria e di salvataggio. Nonostante l’accordo sia in vigore da quasi un anno, solo recentemente si è arrivati a una messa in discussione di questo, soprattutto a seguito dell’inchiesta della CNN riguardante le condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti nei centri di detenzione in Libia.

La cooperazione tra Italia e Libia nella lotta all’immigrazione illegale non nasce con il memorandum del febbraio scorso, ma risale addirittura al 2008, con la stipulazione del Trattato di amicizia. Quest’anno il governo ha ritenuto necessario riconfermare nuovamente questa cooperazione tra i due paesi, soprattutto dopo gli eventi che si sono susseguiti nel pese nordafricano, cioè la rivoluzione contro Gheddafi e l’intervento occidentale.

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Trattato di amicizia del 2008

Questo trattato rappresenta una sorta di riconoscimento da parte dell’Italia delle rivendicazioni avanzate dalla Libia in merito alle vicende coloniali, attraverso un risarcimento. L’Italia si impegna economicamente attraverso la creazione di infrastrutture per un valore di 5 miliardi di dollari in 20 anni mentre la Libia provvede a contrastare l’immigrazione illegale dalle sue coste.
Gli articoli 1 e 6 riguardano il rispetto della legalità internazionale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
  • Viene sottolineata la centralità delle Nazioni Unite nel sistema delle relazioni internazionali, rispettandone in buona fede i principi e le norme universalmente riconosciuti.
  • Le parti si impegnano anche ad agire in conformità agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Se gli articoli sopracitati parlano di rispetto delle consuetudini internazionali, l’articolo 19 invece tratta di aspetti più tecnici, cioè “collaborazione nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina”:

 

“1. Le due Parti intensificano la collaborazione in atto nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti e all’immigrazione clandestina […].

2. Sempre in tema di lotta all’immigrazione clandestina, le due Parti promuovono la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche. Il Governo italiano sosterrà il 50% dei costi, mentre per il restante 50% le due Parti chiederanno all’Unione europea di farsene carico […].”

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Memorandum d’intesa del 2017

Il memorandum di febbraio è stato stipulato sulle basi del trattato di amicizia, già vigente, per cercare di disciplinare al meglio le diverse questioni, e per ribadire ulteriormente la necessità di una cooperazione fra i due stati, soprattutto a seguito della fine del regime di Gheddafi, firmatario del precedente accordo.

L’articolo 1 riguarda gli ambiti in cui l’Italia si impegna a sostenere la Libia, al fine di bloccare l’immigrazione irregolare, non solo finanziariamente, ma anche nel supporto tecnico:

  • finanziando programmi di crescita nelle regioni colpite dal fenomeno dell’immigrazione illegale (energie rinnovabili, infrastrutture, sanità, trasporti, sviluppo delle risorse umane, insegnamento, formazione del personale e ricerca scientifica);
  • fornendo supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l’immigrazione clandestina;

L’articolo 2, che rimanda all’articolo 19 del trattato di cui abbiamo appena parlato, spiega invece più nel dettaglio quali sono gli aspetti di cui l’Italia dovrà farsi carico, e sono:

  • completamento del sistema di controllo dei confini terrestri del sud della Libia, secondo quanto previsto dall’articolo 19 del Trattato d’amicizia;
  • adeguamento e finanziamento dei centri di accoglienza, contribuendo attraverso la fornitura di medicinali e attrezzature mediche;
  • formazione del personale libico all’interno dei centri di accoglienza;

L’articolo 5 invece ci ricorda di come alla base del memorandum si siano posti quelli che sono il rispetto degli obblighi internazionali e dei diritti umani:

“Le Parti si impegnano ad interpretare e applicare il presente Memorandum nel
rispetto degli obblighi internazionali e degli accordi sui diritti umani di cui i due
Paesi siano parte.”

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Nell’ultimo periodo c’è stato forte clamore riguardo questa situazione, soprattutto tra l’opinione pubblica, attraverso varie manifestazioni in favore del rispetto dei diritti umani. Molti Stati si sono esposti per manifestare la loro indignazione in merito, tra cui la Francia, che ha richiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.  L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha definito “disumana” la collaborazione tra l’Unione europea e la guardia costiera libica affermando di “non poter rimanere in silenzio di fronte a questa schiavitù, agli stupri, alle violenze sessuali e agli omicidi nel nome della gestione della crisi migratoria”.

La stampa internazionale ha pubblicato diversi articoli molto critici in merito ai rapporti tra Italia e Libia, soprattutto il New York Times, parlando di un “losco accordo dell’Italia sui migranti“, affermando che è difficile credere che i soldi destinati a limitare l’immigrazione non abbiano raggiunto gli stessi trafficanti.

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Nel nostro paese il memorandum è stato messo sotto accusa duramente, soprattutto perché al momento della sua stipulazione non sarebbe stato rispettato l’articolo 80 della Costituzione, riguardante il recepimento del trattato all’interno del nostro ordinamento. Secondo l’articolo 80 i trattati che riguardano oneri alle finanze, ma non solo, per essere recepiti nel nostro ordinamento devono essere autorizzati dalle Camere con una legge alla ratifica, cosa non avvenuta in questo caso.

Dobbiamo ricordare che l’Italia e la Libia si sono impegnate a rispettare i diritti umani fondamentali, come stabilito dal diritto internazionale. Nonostante il rispetto di tali diritti sia basilare per la comunità internazionale, questa si trova però impotente davanti a tutto ciò.  

 

Fonti e Approfondimenti:

http://www.governo.it/sites/governo.it/files/Libia.pdf

http://www.governo.it/articolo/gentiloni-incontra-il-primo-ministro-libico/6684

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apritelecomando_wai.asp?codice=16pdl0017390

https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=80

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