I volti della nuova leadership europea

Dopo difficili trattative, il Consiglio europeo dei primi giorni di luglio ha indicato i nomi del nuovo presidente della Commissione, presidente della Banca centrale, Alto rappresentante per gli affari esteri e presidente del Consiglio europeo. Tale scelta dovrà poi essere confermata dal Parlamento europeo, che nel frattempo ha eletto il suo nuovo presidente.

Considerazioni generali sulle nomine

Il negoziato tra i leader degli Stati membri è stato più complicato del previsto. Il motivo principale è il fallimento del metodo dello Spitzenkandidat per scegliere il nuovo presidente della Commissione. Nonostante esso sia stato ampiamente sbandierato come un metodo di maggiore democratizzazione dell’Unione, i capi di Stato e di governo non vi hanno dato seguito, cassando prima il popolare Manfred Weber e poi il socialista Frans Timmermans, che per motivi diversi non godevano di sufficiente fiducia. Le scelte hanno dato seguito al principio di equilibrio tra i maggiori Stati membri e tra i gruppi politici, ma è facile vederne una vittoria per il cosiddetto asse franco-tedesco.

Presentiamo di seguito i volti dei nuovi leader dell’Unione europea.

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Angela Merkel ed Emmanuel Macron sono i veri registi di queste nomine (Fonte: Tiocfaidh ár lá 1916 su Flickr)

Ursula Von der Leyen

La nuova presidente della Commissione europea è membro del Partito Popolare Europeo ed è una fedelissima della cancelliera tedesca Angela Merkel. Unico ministro a essere presente in tutti i quattro governi della Bundeskanzlerin, ha occupato i dicasteri per la famiglia, per il lavoro e per due volte quello della difesa. Von der Leyen è nata a Bruxelles 61 anni fa, figlia di Ernst Albrecht, politico tedesco e tra i pionieri del trattato CECA.

Fervente europeista, ha più volte dichiarato di sognare gli Stati Uniti d’Europa. Medico e madre di 7 figli, durante il suo periodo al ministero per la famiglia si è battuta per i diritti delle madri lavoratrici, suscitando critiche dall’ala destra del suo partito. All’interno dell’Unione Cristiano Democratica è infatti uno dei membri più moderati: ha seguito la linea propugnata dalla Merkel delle porte aperte ai rifugiati nel 2015. Della cancelliera sembra adottare anche lo stile: sobria, austera e abile nelle trattative.

I critici sottolineano la sua totale intransigenza nei confronti della Grecia ai tempi della crisi del debito (arrivò a essere criticata per la sua rigidità addirittura dal “superfalco” Wolfgang Schäuble) e in generale la sua propensione per una politica di austerità, fatto non particolarmente gradito ai Paesi del Sud Europa. Controverso è anche il suo operato da ministro della difesa: le forze armate tedesche sono in condizioni pessime, di gran lunga le peggiori tra i Paesi NATO, e i suoi tentativi di miglioramento non hanno avuto successo. Von der Leyen fu presa in considerazione sia per diventare la nuova leader della CDU che per diventare presidente della Repubblica Tedesca: sembrava fosse destinata a una parabola politica di livello più basso, ma contro ogni previsione potrebbe diventare la prima donna a guidare la Commissione europea.

Christine Lagarde

Al contrario di quella di Von der Leyen, non si può dire che la nomina della francese Christine Lagarde a presidente della Banca centrale europea sia stata una sorpresa. Prima di succedere a Mario Draghi, Lagarde era precedentemente il direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), incarico in cui si è fatta apprezzare per le sue doti di coraggio, grinta e franchezza nella gestione delle crisi greca e argentina. La recessione mondiale, la crisi dell’eurozona e la svolta protezionista di Trump hanno reso il suo mandato al FMI tra i più complicati della storia dell’istituzione.

Christine Lagarde è abituata a essere una donna in un mondo di uomini: è stata il primo ministro dell’economia donna in Francia, prima donna alla guida del FMI e ora diventerebbe la prima donna presidente della Banca centrale europea. Nonostante i suoi passati incarichi economici, Lagarde si è formata come avvocato, specializzandosi in concorrenza. Politicamente è stata membro dell’UMP, il partito principale del centrodestra francese, partecipando come ministro ai governi sotto le presidenze Chirac e Sarkozy. Da direttrice del FMI, Lagarde si è battuta contro la politica dei dazi dell’amministrazione Trump e si è spesa a favore del libero mercato e della globalizzazione. Le sue posizioni non sono considerate troppo distanti da quelle del suo predecessore Mario Draghi, dunque è lecito non aspettarsi eccessivi stravolgimenti nella politica monetaria dell’Unione.

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Christine Lagarde (Fonte: International Monetary Fund su Flickr)

Charles Michel

Come successore di Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo è stato scelto il primo ministro belga dimissionario Charles Michel, che diventerà così il secondo belga sui tre che hanno ricoperto questa carica, istituita dal Trattato di Lisbona. Come Von der Leyen, anche Michel è un figlio d’arte: il padre Louis fu presidente del Movimento Riformatore, il partito politico liberale guidato anche dal neopresidente del Consiglio europeo.

Charles Michel è stato il più giovane primo ministro della storia del Belgio, avendo assunto l’incarico nel 2014 a soli 38 anni. Ha guidato per quattro anni una coalizione di partiti di destra e centrodestra principalmente fiamminghi, mentre lui è di lingua francese. Il suo governo è caduto nel dicembre dello scorso anno per lo spaccamento della maggioranza che lo sosteneva sulla firma al Patto Globale per la Migrazione. Quello di presidente del Consiglio europeo è un ruolo principalmente di mediazione, qualità affinata da Michel nella gestione della frammentata e litigiosa politica belga. Principale sponsor della sua nomina è stato Emmanuel Macron: Michel diventerebbe così il principale rappresentante a livello comunitario del gruppo centrista liberale Renew Europe (ex ALDE), di cui fa parte il partito del presidente francese.

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Charles Michel (Fonte: European Council su Flickr)

Josep Borrell

Per la poltrona di Alto rappresentante per la politica estera, è stato scelto l’esperto ministro degli esteri spagnolo Josep Borrell. Membro del Partito Socialista dal 1975, prima dell’esperienza nel governo Sánchez, è stato ministro nei governi di Felipe González e vinse le primarie socialiste per sfidare il Primo Ministro uscente Aznar alle elezioni del 2000, salvo poi ritirarsi un anno prima perché riteneva che il suo partito non lo sostenesse a sufficienza. Borrell è catalano ma fermamente ostile all’indipendenza di Barcellona, fatto per cui è stato criticato da più parti.

Già presidente del Parlamento europeo tra il 2004 e il 2007, Borrell ha una grande esperienza nella politica comunitaria. Con la sua nomina, la Spagna torna a esprimere un membro importante dell’Unione, dopo alcuni anni di figure comprimarie all’interno della Commissione. Il Partito Socialista spagnolo ha già espresso il rappresentante per la politica estera tra il 1999 e il 2009 nella figura di Javier Solana: Borrell godrà di poteri maggiori grazie alle modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona, che cercherà di sfruttare al meglio per quello che sarà verosimilmente l’ultimo incarico della sua lunga carriera politica.

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Josep Borrell (Fonte: Alberto Novi su Flickr)

David Sassoli

La presidenza del Parlamento europeo è l’unico incarico conservato dall’Italia. Prima di queste nuove nomine, infatti, tre di queste cinque cariche erano affidate a italiani. Come il suo predecessore Antonio Tajani, anche David Sassoli è un giornalista. Il nuovo presidente dell’Europarlamento fu anche vicedirettore del TG1 tra il 2006 e il 2009, anno in cui entrò in politica nelle file del Partito Democratico, per via della stima reciproca con l’allora segretario Walter Veltroni.

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Il neopresidente del Parlamento europeo David Sassoli durante il suo discorso di insediamento (Fonte: European Parliament Media Centre)

La carriera politica di Sassoli si è sviluppata principalmente a livello europeo: eurodeputato da tre legislature, nell’ultima è stato vicepresidente dell’assemblea. A livello nazionale, ha avuto una delusione scottante nel 2012, quando è stato sconfitto da Ignazio Marino nelle primarie per la candidatura a sindaco di Roma, per cui era ritenuto favorito. Nel suo discorso di insediamento, Sassoli ha richiamato lo spirito dei padri fondatori e si è speso per incoraggiare la riforma del Trattato di Dublino sull’immigrazione. Tra i partiti nazionali, solamente il PD ha sostenuto la sua candidatura: Forza Italia si è astenuta, il Movimento 5 Stelle ha lasciato libertà di scelta e Lega e Fratelli d’Italia hanno votato per il conservatore della Repubblica Ceca Jan Zahradil.

Fonti e approfondimenti

Abellan, Lucia, Espana vuelve a la primera fila con Borrell como nuevo jefe de la diplomacia europea“, El Pais, 3 luglio 2019.

Basso,Francesca, “David Sassoli: chi è il nuovo presidente dell’Europarlamento: I cittadini credono ancora nell’UE“, Corriere della Sera, 3 luglio 2019.

Cadalanu, Giampaolo, “Chi è Ursula Von der Leyen, la donna che sogna gli Stati Uniti d’Europa“, La Repubblica, 2 luglio 2019.

Doyle, Liam,”Who is Charles Michel? What is his role in the European Union“, Daily Express, 2 luglio 2019.

Il Messaggero, “Christine Lagarde, chi è la nuova presidente della Banca centrale europea 2 luglio 2019.

Valentino, Paolo, “Ursula Von der Leyen, aristocratica e madre di sette figli, Corriere della Sera, 2 luglio 2019.

 

 

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