La galassia dell’estremismo sionista israeliano

Una foto della Marcia delle Bandiere, annuale manifestazione degli israeliani, che si ritrovano nel Giorno di Israele per una processione, con in mano la bandiera di Israele
@Nettadi - Wikimedia Commons - License CC BY-SA 4.0

L’ultimo atto del conflitto israelo-palestinese e la recente “Marcia delle Bandiere” hanno fatto emergere una serie di attori secondari, legati agli ambienti dell’estremismo sionista, attivi nella costruzione di uno Stato israeliano esclusivamente ebraico. Si tratta di gruppi implicitamente legittimati dalle autorità israeliane ad assumere atteggiamenti violenti e provocatori nei confronti della comunità arabo-palestinese residente in Israele, o di perseguire per vie legali, culturali ed economiche il sogno sionista.

In questo articolo vedremo di analizzare queste formazioni nel dettaglio, ripercorrendo gli eventi dei mesi appena trascorsi.

La Marcia delle Bandiere 

La Marcia delle Bandiere, conosciuta anche come “Danza delle Bandiere”, è una manifestazione che si tiene ogni anno a Gerusalemme in occasione del Giorno di Gerusalemme. Proclamata il 12 maggio 1968 e riconosciuta dal Parlamento israeliano con un’apposita legge nel 1998, questa festività nazionale viene celebrata nel mese di Iyar (ovvero maggio-giugno, secondo il calendario ebraico) per commemorare la riunificazione di Gerusalemme e il controllo israeliano sulla Città Vecchia, esercitato in seguito alla vittoria nella Guerra dei Sei Giorni del 1967.

L’evento più importante di questa giornata è la Marcia delle Bandiere, che parte, nel pomeriggio, dalla zona occidentale della città, attraversa i quartieri musulmani e termina, la sera, al di sotto del Muro del Pianto. Inizialmente pianificata per il 9 maggio, la marcia è stata rinviata a causa delle tensioni alla Moschea di Al-Aqsa. Così, il 15 giugno, circa cinquemila tra ultranazionalisti ed ebrei ultraortodossi hanno partecipato alla manifestazione. Ufficialmente, i partecipanti si sono riuniti sventolando bandiere israeliane e intonando canti patriottici; tuttavia, non sono mancati slogan intrisi di odio e razzismo verso i palestinesi, i musulmani e gli arabi in generale. Gli incidenti, scaturiti da questa provocazione, hanno portato a trentatré feriti e diciassette arresti tra i palestinesi.

Gli organizzatori della Marcia

Tra i promotori della marcia ci sono diverse personalità e istituzioni della destra israeliana. In primo luogo, troviamo i Consigli Regionali di Mateh Binyamin e Gush Etzion, rappresentanti i coloni israeliani in quelle aree (West Bank). C’è poi il Partito Sionista Religioso, fondato nel 1998, di ultradestra, il cui gruppo parlamentare, insieme alle formazioni di Otzma Yehudit, Noam e Atid Ehad (anch’esse ultraortodosse), conta oggi sette seggi. Il fondatore e capo del partito Bezazel Smotrich, ex Ministro dei Trasporti nel 2019-2020, è apertamente un sostenitore della segregazione razziale dei musulmani«Mia moglie non vorrebbe mai partorire vicino a una donna araba che ha appena dato alla luce qualcuno che tra vent’anni sarà un assassino», affermazione rilasciata sulla questione della separazione etno-religiosa esercitata nei reparti di maternità di alcuni ospedali israeliani. Inoltre, ha costituito la ONG Regavim, di cui si servono i coloni israeliani per azioni legali nel settore dell’edilizia a danno dei palestinesi e dei beduini accusati di edificare in maniera illegale e abusiva nelle zone abitate dai coloni.

Regavim è stata anche accusata, dagli ambienti universitari e progressisti d’Israele, di condurre campagne mediatiche al fine di rappresentare ogni insediamento arabo come un avamposto delle milizie islamiste e di fare pressione sui membri del Knesset per velocizzare le pratiche burocratiche per la demolizione delle abitazioni palestinesi considerate abusive.

Regavim non è l’unica organizzazione non governativa a sostenere gli estremisti israeliani e a perseguire la causa sionista. Tra gli attori più attivi nel sostenere la Marcia delle Bandiere, infatti, c’è anche la Imti – Building the Zionist dream. Fondata nel 2006 da Ronen Shoval, l’organizzazione si batte, attraverso iniziative sociali, per il rafforzamento del sionismo nello Stato ebraico di Israele. Oggi è una delle più grandi e influenti organizzazioni e conta venti sedi e seimila attivisti. Uno dei pilastri dell’organizzazione sono i Seminari del Pensiero Sionista, il più grande programma accademico extracurriculare in Israele, dedito alla produzione e alla promulgazione di teorie sioniste, su cui poi si basano alcuni membri delle formazioni di ultradestra sioniste. 

Infine, ci sono gruppi giovanili legati sia al sionismo religioso, come quelli ultraortodossi conservatori chardal di Ezra e Ariel, sia al nazionalismo sionista, come quelli di Bnei Akiva, una ONG fondata nel 1929 e divenuta il più importante movimento giovanile sionista nel mondo per favorire l’Aliyah, il ritorno alla terra di Israele dei membri della dispora ebraica, che secondo l’organizzazione sarebbe un obbligo per gli ebrei di tutto il mondo, dal momento che il destino della comunità è legato a quello di Israele come nazione, entità che deve essere difesa e mantenuta come espressione etno-religiosa del popolo prescelto. A tal fine, i membri della ONG si occupano anche della formazione dei giovani israeliani secondo gli insegnamenti della Torah, attraverso volontariato e campi estivi.

Le violenze di maggio 

Durante l’escalation di violenza seguita all’ordine di sfratto di diverse famiglie palestinesi dal quartiere di Sheik Jarrah, diversi gruppi di estremisti israeliani hanno colto l’occasione per prendere di mira le proprietà della popolazione palestinese nella West Bank (pratica nota come “Price Tag”; in passato, anche rivolta contro chiese e associazioni cristiane), incendiando auto, distruggendo vetrine di negozi, attaccando e vandalizzando moschee e cimiteri e marciando provocatoriamente nei quartieri abitati da palestinesi; il tutto spalleggiati dalle forze di sicurezza israeliane. 

A partecipare a queste operazioni di devastazione sono stati soprattutto gruppi di estrema destra noti e radicati nella società israeliana, come Lehava – For the Prevention of Assimilation in the Holy Land. Si tratta dell’associazione fondata nel 2005 da Bentzi Gopstein, che ha come scopo la prevenzione di rapporti (di qualsiasi tipo, romantico, lavorativo, ecc.) tra ebrei e non ebrei; il che comporta un odio generalizzato anche nei confronti dei cristiani. Di ispirazione kahanista (orientamento elaborato da Meir Kahane, controverso rabbino che vedeva Israele come uno Stato teocratico in cui solo gli ebrei dovevano vivere e sosteneva la guerra come unica soluzione alla questione palestinese), Lehava persegue l’annessione della West Bank e l’espulsione di tutti i palestinesi per la creazione della Grande Israele ebraica, secondo quanto scritto nella Torah.

Proprio Lehava ha ricoperto un ruolo fondamentale nelle violenze di aprile e maggio: fin da metà aprile, durante le celebrazioni del Ramadan, diverse manifestazioni sono state organizzate nelle moschee frequentate dai palestinesi, dove gli estremisti israeliani hanno intonato slogan quali «morte agli arabi» o «Gerusalemme è nostra». Nonostante Lehava sia stata pubblicamente condannata più volte dagli ambienti della politica israeliana, l’organizzazione gode di un supporto crescente, sintomo di tensioni che sembrano non assopirsi mai e di un odio generalizzato verso gli arabi.

Ci sono poi altri due gruppi estremisti: la Hilltop Youth, perlopiù una banda di giovani coloni israeliani caratterizzati da sentimenti anti-palestinesi e anti-establishment che opera nella West Bank; e La Familia, nato nel 2005, un gruppo ultras di estrema destra del Beitar Gerusalemme, la squadra di calcio israeliana più importante della città.

Il nuovo governo Bennett

Dopo dodici anni di governo, Benjamin Netanyahu è stato estromesso dal potere grazie a un accordo tra le forze di opposizione, impegnate a trovare una nuova maggioranza parlamentare. Così, il 13 giugno, Naftali Bennett è diventato il nuovo capo del governo israeliano. Il leader del Partito Nuova Destra e della coalizione Yamina, che conta oggi sei deputati in Parlamento, governerà il Paese fino al 2023. Il restante periodo del mandato sarà affidato a Yair Lapid, leader del partito di centro e laico Yesh Atid. Bennett, esponente del nazionalismo religioso e ultraliberale in campo economico, è contrario al riconoscimento di uno Stato palestinese, è un sostenitore della costruzione di nuovi insediamenti nella West Bank e propone l’annessione dell’area C, corrispondente al West Bank, a Israele.

Tuttavia, operando in una posizione di debolezza all’interno della coalizione di governo, i suoi propositi rischiano di restare mera retorica. Senza fare presa sulla sua potenziale fetta di elettorato e senza conseguire i risultati prestabiliti, alle prossime elezioni, Bennett potrebbero spingere la destra religiosa a dividersi ancora tra il Likud, secondo la logica del voto utile, e i partiti di estrema destra minori, considerati più puri e meno disposti ai compromessi della politica. Questi ultimi, in particolare, godono di rapporti e legami con le associazioni estremiste che hanno contribuito all’esasperazione del conflitto e delle violenze di maggio, preoccupando analisti e osservatori che temono un incremento delle azioni anti-palestinesi.

 

 

Fonti e approfondimenti

Bnei Akiva.

Ezra Youth Movement.

Im Tirtzu.

Lehava – For the Prevention of Assimilation in the Holy Land.

Tariel.

 

 

Editing a cura di Niki Figus 

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