Tensioni al confine tra Russia e Ucraina: il rischio di un’escalation militare è concreto

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Ministry of Defence of the Russian Federation - Wikimedia Commons - CC BY 4.0

Cresce ancora la tensione tra Mosca e Kiev (in ucraino Kyiv) con le forze russe posizionate sul confine ucraino che ormai ammonterebbero a circa 100.000 uomini. Già lo scorso aprile, la Russia aveva mobilitato due armate durante un’esercitazione finalizzata a verificare la propria prontezza operativa, ma il costante build-up militare messo in atto dalla Federazione russa suggerisce la possibilità che Mosca possa realmente sferrare un attacco contro l’Ucraina nel corso del prossimo mese.

Il 2 gennaio, Adam Schiff, il presidente della Commissione intelligence della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, ha dichiarato che una nuova invasione del territorio ucraino è oramai alle porte e che soltanto sanzioni enormi da parte del blocco NATO-UE sono in grado di scoraggiare il possibile attacco di Mosca. 

Di fatto, sono molti i segnali che sembrano confermare l’eventualità di un’escalation militare del conflitto. Il dispiegamento di forze da parte della Russia sembra essere costante, coinvolgendo numerosi carri armati e mezzi pesanti. Inoltre, Mosca sembra aver intensificato la propria campagna di disinformazione e cyber attacchi contro Kiev. Il 14 gennaio, diversi siti governativi ucraini sono stati hackerati e resi temporaneamente inaccessibili. In tale occasione, gli hacker hanno pubblicato un messaggio sul sito del ministero degli Affari esteri ucraino nel quale si leggeva: «Ucraini! […] Tutte le informazioni su di voi sono state rese pubbliche. Abbiate paura, e aspettatevi di peggio. È il vostro passato, presente e futuro». Sebbene l’origine dell’attacco sia ancora da confermare, i sospetti di Washington e Kiev ricadono su Mosca e gli hacker a essa affiliati.

Sempre il 14 gennaio, ufficiali statunitensi hanno dichiarato che la Russia ha posizionato diversi sabotatori in Ucraina al fine di creare un casus belli. Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, si è così espressa: 

«Abbiamo informazioni che indicano che la Russia ha già posizionato un gruppo di agenti operativi al fine di condurre operazioni sotto falsa bandiera in Ucraina orientale […]. Tali agenti sono addestrati in operazioni di guerriglia urbana e nell’utilizzo di esplosivi allo scopo di condurre atti di sabotaggio contro le forze filorusse». 

Secondo Washington, tali forze sotto copertura avrebbero quindi lo scopo di condurre operazioni contro la popolazione di etnia russa in Ucraina; uno stratagemma finalizzato a fornire a Mosca un pretesto per l’invasione. 

Le opzioni in mano al Cremlino

La quantità di forze dispiegate dalla Russia e il fatto che gli effettivi di Mosca sul confine continuino a crescere di settimana in settimana non escludono che l’obiettivo del Cremlino sia un’invasione su larga scala dell’Ucraina, col fine ultimo di ancorare Kiev una volta per tutte alla sua sfera d’influenza. In tal caso, si tratterebbe dell’operazione militare più grande mai vista dall’invasione dell’Iraq nel 2003 da parte degli Stati Uniti. Una tale operazione richiederebbe una forza di ben 200.000 uomini con l’impiego di mezzi e artiglieria pesante. Mosca dispone della forza militare necessaria a condurre una campagna militare di questo tipo, specialmente se si pongono sul piatto della bilancia i temibili Iskander a disposizione di Mosca, missili balistici a corto raggio capaci in pochi giorni di infliggere perdite intollerabili all’Ucraina.  

Inoltre, il Cremlino può contare sull’appoggio della Bielorussia, che potrebbe consentire alla Russia di dispiegare parte delle proprie forze sul suo territorio. Ciò consentirebbe a Mosca di minacciare l’Ucraina da Nord e di raggiungere Kiev senza troppi ostacoli.

Nonostante ciò, mantenere il controllo dell’Ucraina imporrebbe dei costi altissimi alla Russia, sia in termini economici, sia di perdite subite. Quanto insegnato dalle esperienze degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan potrebbe portare Putin a desistere da tale opzione e farlo virare su una campagna con obiettivi più limitati. Kiev conta una popolazione di circa tre milioni di abitanti, e gli altri grandi centri urbani del Paese potrebbero rivelarsi troppo difficili da mantenere. Come spiegato da Frederick Kagan, accademico dell’American enterprise institute, per mantenere il controllo dell’Ucraina Mosca dovrebbe impiegare una forza di circa 325.000 militari al fine di contrastare efficacemente le operazioni di guerriglia attuate dai difensori.

Considerando tali difficoltà, è più probabile che Mosca scelga di evitare di rischiare il tutto per tutto. Di fatto, come riportato dal Guardian, l’opzione più plausibile consisterebbe in un’invasione militare della parte del Donbass già controllato dalle forze filorusse. Si tratterebbe di un’operazione molto più limitata nei suoi obiettivi, ma assicurerebbe una facile vittoria a Putin con costi relativamente bassi. 

Un altro scenario vedrebbe la Russia impadronirsi della città costiera di Mariupol, costituendo quindi un corridoio tra il territorio della Federazione Russa e l’annessa Crimea. Questa alternativa permetterebbe a Mosca di spezzare l’isolamento di Sebastopoli e consolidare il proprio controllo sulla penisola. Inoltre, la Russia potrebbe occupare altre città industriali della zona, riducendo la capacità dell’Ucraina di produrre armamenti. 

In fine, l’ultima opzione consisterebbe nel tagliare l’Ucraina fuori dall’accesso al Mar Nero, occupando la linea costiera del Paese da Mariupol, fino a Odessa. Anche in questo caso, la Russia si troverebbe a dover conquistare e occupare una città popolosa come Odessa, che conta circa un milione di abitanti. Una campagna di questo genere prevederebbe l’attuazione di complesse operazioni anfibie con costi molto elevati in termini di perdite. 

 Le Forze militari ucraine

Una cosa è certa, il livello delle forze armate dell’Ucraina è cresciuto costantemente sin dall’occupazione della Crimea nel 2014. Gli effettivi a disposizione di Kiev ammontano ormai a circa 145.000 uomini e il morale delle truppe è molto alto. Certamente il divario in termini di tecnologia e armamenti tra Ucraina e Russia rimane incolmabile, ma Kiev ha acquisito diversi sistemi in grado di mettere in difficoltà le forze di Mosca. 

Un esempio è costituito dai droni turchi Bayraktar TB2, dei quali Kiev ha acquistato diversi esemplari. Tali sistemi possono essere utilizzati efficacemente per condurre attacchi contro le forze di terra russe, ma anche per effettuare operazioni di ricognizione e sorveglianza, di modo tale da identificare prontamente i bersagli da colpire con l’artiglieria. I Bayraktar TB2 hanno già dato prova della loro efficacia in operazioni militari di tipo convenzionale nel corso del conflitto tra Armenia e Azerbaijan. Di fatto, i droni azeri sono riusciti a distruggere centinaia di veicoli blindati armeni, aggirando con facilità le difese antiaeree. Tuttavia, l’efficacia dei droni ucraini dipenderà anche dalla presenza o meno delle forze aeree russe, in quanto gli avanzati velivoli da combattimento a disposizione di Mosca neutralizzerebbero facilmente i droni avversari, assicurandosi così il dominio dei cieli.

Anche i sistemi anticarro in mano a Kiev potrebbero costituire un ostacolo da non sottovalutare per le forze d’invasione russe. Gli Stati Uniti hanno fornito al governo ucraino diversi lanciamissili spalleggiabili Javelin, relativamente semplici da utilizzare e in grado di neutralizzare i mezzi corazzati russi

Infine, un’altra carta da giocare in mano all’Ucraina è costituita dai missili terra-aria Stinger, di produzione USA, e GROM/Piorun polacchi, entrambi sistemi spalleggiabili. Questi armamenti, come riportato da Defense One, testata giornalistica specializzata in difesa, potrebbero rivelarsi micidiali per gli elicotteri russi e costringere Mosca a condurre una guerra principalmente di terra.

Le forze armate ucraine sono nettamente inferiori a quelle russe, ma esse rappresentano comunque un avversario da non sottovalutare. Il costo in termini di perdite per Mosca potrebbe rivelarsi molto alto, anche nel caso di una campagna con obiettivi limitati, lasciando sperare che non si arrivi realmente a un’escalation militare.  

I tentativi di de-escalation

Con l’intensificarsi delle tensioni, il 10 gennaio la rappresentante USA Wendy Sherman ha incontrato a Ginevra la sua controparte russa, Sergei Ryabkov, nel tentativo di aprire un dialogo. Le richieste di Mosca sono chiare: la NATO deve arrestare il proprio processo di espansione. L’ inclusione delle ex Repubbliche socialiste sovietiche nell’alleanza atlantica viene considerata dal Cremlino come un attacco contro gli interessi vitali della Federazione Russa. L’Ucraina aveva già espresso in passato la propria volontà di accedere alla NATO, destando enormi preoccupazioni da parte di Mosca che ha visto la sua sfera d’influenza erodersi progressivamente sin dal crollo dell’Unione Sovietica. Di fatto, l’occupazione della Crimea nel 2014 va considerata proprio come un tentativo di arrestare tale processo.

Il Cremlino inoltre ha richiesto il ritiro dei contingenti e delle infrastrutture NATO dai membri più a est dell’alleanza, tornando quindi ai livelli precedenti al 1997. In questa data venne firmato il  NATO-Russia Founding Act, documento non vincolante con il quale si mirava a stabilire un clima di cooperazione tra Mosca e l’Alleanza Atlantica.  Entrambe le richieste sono ovviamente inaccettabili per gli Stati Uniti. Tale posizione è stata ribadita anche in occasione dell’incontro avvenuto a Bruxelles il 12 gennaio tra il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, e il rappresentante russo, Alexander Grushko; la NATO non chiuderà le porte a future candidature. 

Più aperto è stato invece il dialogo sulla possibilità di ridurre le esercitazioni militari da ambo le parti e il posizionamento di missili. 

Entrambi gli incontri sono stati quindi inconcludenti. Come dichiarato da Stoltenberg, il rischio che si arrivi a un nuovo conflitto armato in Europa è reale. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Angela Kellett, Will Russia Invade Ukraine Again?, The National Interest, 7 dicembre 2021.

Chris Bronk and Gabriel Collins, Bear, Meet Porcupine: Unconventional Deterrence for Ukraine, DefensOne, 24 dicembre 2021.

Dan Sabbagh, ‘What would be Russia’s military options in Ukraine?’, The Guardian, 10 gennaio 2022.

Julian Borger and Luke Harding, US claims Russia planning ‘false-flag’ operation to justify Ukraine invasion, The Guardian, 14 gennaio 2022.

Julian Borger, Ukraine crisis: tense talks between US and Russia open in Geneva, The Guardian, 10 gennaio 2022.

Frederick W. Kagan, Putin’s Likely Course of Action in Ukraine, Critical Threats, 11 dicembre 2021.

Kori Schake, Russia’s Aggression Against Ukraine Is Backfiring, Defense One, 3 gennaio 2022.

Martin Pengelly, ‘Russia ‘very likely’ to invade Ukraine without ‘enormous sanctions’ – Schiff’, The Guardian, 2 gennaio 2022.

Patrick Tucker, ‘White House: Russia Stepping Up Disinformation In Possible Invasion Prelude’, Defense One, 23 dicembre 2021.

Stefano Graziosi, Will Europe Meet the Ukraine Test?, The National interest, 9 gennaio 2022.

Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security between NATO and the Russian Federation signed in Paris, France , NATO, 27 maggio 1997.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

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