Al tavolo dei grandi: i giovani africani alla COP27

COP27
@IAEAImagebank - Wikimedia commons - CC BY 2.0

di Cecilia Nardi

Dal 6 al 20 novembre 2022 a Sharm el-Sheik (Egitto) si è tenuta la ventisettesima edizione della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP27). Nonostante sia stata soprannominata la COP africana e abbia dedicato molto più spazio ai giovani dei precedenti appuntamenti internazionali, tante organizzazioni ambientali attive nel continente, specialmente quelle guidate da giovani, l’hanno descritta come un’occasione persa, in cui la società civile, portavoce delle necessità delle nuove generazioni africane, non ha avuto uno spazio adeguato. 

Attivismo ambientale in Africa 

In Africa si trovano alcune delle regioni più vulnerabili alle conseguenze del cambiamento climatico, come ad esempio il Sahel, le cui popolazioni convivono con la minaccia dei conflitti causati dall’impatto del cambiamento climatico sulla produzione agricola, o la regione del Corno d’Africa, dove i periodi di carestia si stanno allungando e intensificando. 

Tuttavia, la sproporzione con cui l’Africa soffre delle conseguenze del cambiamento climatico non è solo dovuta a fattori ambientali. Nonostante l’intero continente produca solamente il 4% delle emissioni di CO2 a livello mondiale, risulta il più esposto all’impatto delle attività inquinanti che il mondo occidentale ha portato avanti nel corso del tempo. 

Così come i loro coetanei europei o nordamericani, in vari Paesi africani moltissimi giovani hanno iniziato a organizzarsi in movimenti di attivismo ambientale, talvolta adottando il “modello” Fridays for future. In Africa, il contesto, però, gioca un ruolo fondamentale, come sottolineato da Eric Njuguna, giovane attivista climatico proveniente dal Kenya. 

L’idea di “scioperare” dalle attività scolastiche, come suggerito dal movimento di Greta Thunberg, è un «[…] privilegio che molti studenti non possono permettersi». Dato l’elevato tasso di abbandono scolastico che caratterizza tanti Paesi africani, molti coetanei dei ragazzi che in Europa si vedono sfilare nei Global strikes for futures svolgono già un’attività lavorativa e, di conseguenza, nemmeno prendono in considerazione l’idea di assentarsi volontariamente. Inoltre, il concetto di “sciopero dall’attività scolastica” non sembra appartenere a un contesto in cui andare a scuola è spesso ancora un privilegio più che un diritto. 

In più, in Stati dove la libertà di espressione è limitata, questo tipo di attivismo è spesso sinonimo di pericolo. In Uganda, a ottobre 2022, ad esempio, 9 studenti universitari sono stati arrestati nella capitale Kampala per proteste contro la costruzione di un nuovo oleodotto al confine con la Tanzania. Lo stesso è successo ad altri giovani attivisti che hanno preso parte ad azioni di protesta pacifica per la salvaguardia della foresta di Bugoma. 

Se nel mondo occidentale i movimenti ambientalisti guidati dai giovani hanno spesso suscitato interesse nel mondo politico (anche internazionale) e non è stato difficile per loro beneficiare di spazi di confronto sicuri, lo stesso non si può dire per il contesto africano. Di conseguenza, sono molti gli attivisti climatici africani che ritengono fondamentale trovare una modalità “non occidentale” di manifestare efficacemente il proprio dissenso e portare all’attenzione di governi e decisori politici l’urgenza di azioni in favore della giustizia climatica. 

L’organizzazione della COP27 proprio in Egitto si è presentata come un’opportunità per queste organizzazioni per poter ottenere la risonanza nazionale e internazionale che spesso l’opposizione dei governi non permette loro di ricevere. 

Youth and future generation day: il ruolo dei giovani alla COP27 

Per la prima volta nella storia delle Conferenze delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, durante la COP27 è stato istituito il Youth and future generation day, una giornata dedicata alle nuove generazioni, con lo scopo di creare uno spazio di confronto efficace, sicuro e inclusivo tra i giovani rappresentanti della società civile, soprattutto africani, e i livelli decisionali più alti. 

Inoltre, in preparazione alla COP27, circa un migliaio di giovani attivisti provenienti da 140 Paesi ha avuto la possibilità di riunirsi durante la Conference of youth (COY17) e stipulare il Global youth statement, presentato proprio in occasione della COP27.

Si tratta di un documento in cui vengono definite con precisione le necessità delle nuove generazioni dal punto di vista climatico e ambientale. Tra di esse l’attenzione alle strategie di adattamento, l’importanza di accedere facilmente a fondi e finanziamenti per il clima e l’urgenza di azioni a favore del climate empowerment, ossia la possibilità di autodeterminarsi di individui o anche intere comunità, rispetto alla conoscenza e consapevolezza delle tematiche ambientali, dei rischi connessi alla crisi climatica e delle possibilità di azione per contrastarla. 

Che la COP27 abbia sentito la necessità di ampliare lo spazio dedicato alle nuove generazioni non stupisce se si pensa che in Africa vivono molti giovani tra i 15 e i 24 anni (più di 200 milioni) e che questo continente ha il tasso di crescita della popolazione più alto al mondo. 

Un sondaggio svolto tra i partecipanti alla Youth session della COP27 (tra cui anche esperti climatici, imprenditori e decisori politici), ha rilevato che l’84% dei partecipanti ritiene essenziale il ruolo dei giovani per favorire lo sviluppo sostenibile del continente. Gli intervistati hanno sottolineato la necessità di stanziare fondi a supporto delle azioni di adattamento e mitigazione, necessarie affinché si possa fronteggiare la minaccia del cambiamento climatico e, al tempo stesso, assecondare le prospettive di crescita economica dell’Africa. 

Alla COP27, infatti, si è tenuto, anch’esso per la prima volta, un forum dedicato al cambiamento climatico interamente guidato da giovani attivisti. Secondo gli organizzatori, questa iniziativa avrebbe contribuito a rimuovere alcuni degli ostacoli che rendono questi eventi difficilmente accessibili e, di conseguenza, ad allargare l’orizzonte della discussione, tenendo conto anche delle istanze di alcune componenti della società civile che spesso rimangono ai margini. 

In effetti, includere il punto di vista delle nuove generazioni in questa discussione ha permesso di riaccendere i riflettori sui temi legati alla giustizia climatica e intergenerazionale, alla necessità di impostare un meccanismo finanziario basato sul ruolo dell’istruzione per avviare le nuove generazioni ai cosiddetti green jobs e sul meccanismo di compensazione del danno. Questo si riferisce alla destinazione di risorse (prevalentemente economiche) da parte dei Paesi più industrializzati per compensare le perdite subite da quelli meno industrializzati dovute agli effetti del cambiamento climatico, riconoscendo che le emissioni prodotte dai Paesi sviluppati sono uno dei fattori scatenanti della crisi climatica stessa. 

L’agenda del Day 4 della COP27, quello ufficialmente dedicato ai giovani, ha previsto momenti di discussione delle principali istanze sollevate durante la COY17, tra cui, in particolare, l’importanza dell’educazione climatica e il ruolo centrale dello sviluppo sostenibile dell’Africa.

Nonostante ciò, non sembra che sia stata resa completamente giustizia alla natura del Global youth statement: più che un’agenda programmatica o un piano d’azione per il futuro, si tratta di una vera e propria dichiarazione di giustizia climatica, con la quale i giovani intendono assicurarsi un intervento immediato dei governi nella lotta al cambiamento climatico. 

Un’occasione persa? 

Nonostante l’impegno della COP27 nell’inclusione dei giovani attivisti ambientali, soprattutto quelli provenienti dalle regioni più vulnerabili, è altrettanto importante ricordare che di fatto l’accesso alle discussion rooms, vale a dire gli eventi in cui avvengono le discussioni più rilevanti, è stato riservato unicamente ai delegati nazionali ufficialmente accreditati

Molte organizzazioni in rappresentanza della società civile,  tra le quali anche Fridays for future Uganda – non solo una tra le organizzazioni più attive e rappresentative nell’intero continente Africano, ma anche parte di un movimento che ha riscosso moltissimo successo a livello globale anche nelle iniziative politiche di alto livello – hanno invece potuto partecipare solo alle cosiddette side activities, o addirittura, come nel caso di Uganda’s Earth volunteers e del suo fondatore Nyombi Morris, sono stati esclusivamente degli uditori. 

Per quanto complessa possa essere stata la partecipazione della società civile dall’interno, di sicuro non è stato più semplice per i giovani attivisti africani manifestare il proprio dissenso al di fuori delle modalità previste dalla COP27. 

Per tutelare la sicurezza durante l’evento, il governo egiziano ha stabilito regole ferree in ambito di organizzazione delle manifestazioni e delle proteste: solamente le organizzazioni accreditate almeno 36 ore prima hanno ottenuto l’autorizzazione a manifestare, specificando i nomi degli organizzatori e i dettagli di ciascun evento. Inoltre, non sono mancati casi di giornalisti e attivisti che, secondo le organizzazioni presenti, sono stati arrestati per aver preso parte o aver semplicemente documentato alcune manifestazioni. 

Il timore espresso da questa componente della società civile, non si limita più a quanto si può leggere nelle parole di Patience Nabukalu, giovane attivista di Fridays for future Uganda, ossia che «[…] le vittime della crisi climatica vengano lasciate al di fuori», o al fatto che la COP27, come le molte altre che l’hanno preceduta, si risolva nell’ennesima occasione mancata di ascoltare le istanze dei più vulnerabili. 

A questo si aggiunge il fatto che, in un contesto come quello africano, dove i giovani attivisti climatici non assomigliano ai loro pari in Europa o in Nord America, anche le occasioni che si pongono l’obiettivo di facilitare l’accesso a luoghi di confronto efficaci e sicuri, in realtà restano appannaggio di chi non avrebbe comunque avuto problemi a far sentire la propria voce e a sostenere le proprie idee. 

 

 

 

 

Fonti ed approfondimenti 

COP27 Coalition, 2022 COP27 Coalition.

COP27 Presidency (2022), Youth and Future Generation Day.

COY17 (2022), Global Youth Statement.

Kirabo, Jonah, “COP27: Ugandan climate activists blocked from key discussions“, Nile Post, 9/11/2022

 

 

 

 

 

Editing a cura di Beatrice Cupitò 

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