La crisi del debito studentesco negli USA

@Edoardo Cicchella - Indiana University (2015)

A fine novembre 2022, il debito pubblico italiano ammontava a 2.74 trilioni di euro, equivalente a circa lo stesso ammontare in dollari al cambio corrente. Il debito studentesco statunitense si fermava a 1.77 trilioni di dollari, una cifra anch’essa al massimo storico e comparabile alla situazione debitoria di intere economie di media grandezza. Questi livelli già estremamente elevati, sommati ad altri tipi di debito pubblico e privato, sono diventati un problema crescente per l’economia e la politica statunitensi negli ultimi due decenni.

 

Il debito studentesco: qualche cifra

Il debito studentesco negli Stati Uniti si divide solitamente in due macro categorie: federale e privato. Il debito studentesco federale è emesso direttamente dal governo statunitense ed è considerato la forma più conveniente di debito studentesco a causa degli interessi calmierati e di piani di pagamento dilazionati e basati sul livello effettivo di reddito. Il debito federale (al momento circa il 92% del totale) di solito è a tasso fisso e agevolato, ma comunque relativamente elevato con tassi attuali che variano dal 4 al 7%.

Il debito studentesco privato invece (dall’8 al 10% del totale) può raggiungere interessi anche del 12-13% (i tassi offerti variano a seconda delle condizioni economiche e delle politiche della Banca Centrale, come avviene per altri tassi di interesse applicati ad altre forme di debito, come ad esempio i mutui). Circa 45 milioni di statunitensi, pari  quasi al 14% della popolazione, hanno attualmente una forma di debito studentesco federale corrente da ripagare e questi numeri escludono una percentuale non indifferente di studenti con debito emesso da compagnie private.

Il totale del debito studentesco è raddoppiato dalla fine della crisi del 2008 ad oggi, e rimane per molti americani una spesa non indifferente, che si protrae spesso negli anni. Il periodo medio di pagamento è infatti pari a 21 anni. Non è raro osservare negli Stati Uniti cittadini con debiti studenteschi di centinaia di migliaia di dollari. 

 

Le cause dell’esplosione del debito studentesco

Le cause di questa crisi ormai esplosa nel mainstream sono da ricercarsi nelle politiche federali di garanzia del debito studentesco, nell’assenza di alcuna regolamentazione, nell’amministrazione delle università pubbliche e private USA e nell’afflusso di un gran numero di studenti affluenti dall’estero.

Il Congresso USA, per promuovere e facilitare l’accesso all’università, passò l’Higher Education Act of 1965, che in sintesi garantiva il debito studentesco emesso da compagnie private approvate dal governo. Questa garanzia in pratica assicurava la copertura totale da parte del Tesoro in caso di default sul debito. Da quel momento in avanti, le università hanno continuato ad alzare le rette a tassi molto più elevati dell’aumento dei salari reali, forti del fatto che il Tesoro USA (cioè i contribuenti) avrebbero ripagato i debiti degli studenti non in grado di pagare.

La retta media pagata nel 2022 dagli studenti undergraduate (equivalente alla triennale italiana che negli Stati Uniti dura quattro anni) va dai $10.000 ai $20.000 per gli studenti in-state, cioè gli studenti che scelgono di andare in un college presente nello Stato di residenza e tra i $40.000 e $50.000 per i cosiddetti out-of-state e studenti internazionali. Questi ultimi sono divenuti negli ultimi vent’anni una fonte di ricavi in costante crescita, soprattutto dall’entrata della Cina nel WTO nel 2001 e dalla sua relativa apertura economica e sociale. 

Un’altra peculiarità del debito studentesco infatti, è l’assenza di collaterale tangibile. Ad esempio, in caso di mancato pagamento di un mutuo sulla casa, il prestatore può prendere possesso del collaterale (la casa) che è tangibile e può essere rivenduto poi per rientrare, in parte se non completamente, dalla perdita. Il debito studentesco invece manca di questa caratteristica di collaterale tangibile, rendendo difficile valutare a quale tasso emettere il debito. 

La seconda variabile che ha contribuito nel tempo a rendere il debito studentesco un problema di carattere nazionale al limite della sostenibilità, è la sostanziale assenza di ogni tipo di regolamentazione delle università stesse. Il sistema universitario statunitense è peculiare per il fatto che produce la ricerca più avanzata del mondo (le prime dieci università per ricerca sono quasi tutte statunitensi ad eccezione del binomio Oxford/Cambridge). Questa ricerca avviene chiaramente a livello di studenti di dottorato di ricerca (PhD) e personale docente, con retribuzioni per questi ultimi al pari o in eccesso dell’offerta nel settore privato. 

L’ingente spesa per sostenere queste strutture universitarie è nei fatti sovvenzionata dagli studenti di livello undergraduate (equivalente alla triennale italiana), masters (equivalente alla magistrale italiana) e MBA. Per attrarre questi studenti, i college richiedono un apparato amministrativo, marketing e una offerta “extracurriculare”, in primis gli sport studenteschi, appetente per attirare un alto numero di studenti.

Negli scorsi vent’anni, in particolare, enormi cifre sono state spese nell’assunzione di personale amministrativo e nella costruzioni di edifici sempre più simili per funzione e aspetto a vere e proprie “cattedrali nel deserto”. Alcuni esempi: stadi da 50,000 posti in college rurali dell’Iowa, piscine olimpioniche, biblioteche mastodontiche spesso occupate solo per una frazione della capienza e ogni altra amenità da far invidia a resort a cinque stelle. Gli allenatori delle squadre di basket o football americano dei college vengono spesso pagati alla pari o in eccesso rispetto agli allenatori della Serie A italiana.

 

Conseguenze e possibili soluzioni

Tornando al 2022, la spirale debitoria spinta dai sempre crescenti costi universitari e garanzie governative sul debito ha spinto l’amministrazione Biden, nel settembre 2022, a dichiarare un vero e proprio annullamento dei debiti studenteschi federali: fino a $10.000 dollari a persona e fino a $20.000 per chi ha ricevuto un Pell Grant: in sintesi, aiuti di Stato per redditi più bassi per pagare le rette studentesche. Questo ammontare di debito condonato si applica a redditi abbastanza elevati anche per gli Stati Uniti con un massimale di $125.000 per single e $250.000 per chi dichiara i redditi in coppia. 

Il pagamento del debito studentesco negli Stati Uniti è stato sospeso, almeno quello federale, durante la Crisi del Covid, per aiutare vista la difficile situazione economica causata dalle chiusure, almeno secondo l’Amministrazione Biden. Nei fatti, l’economia statunitense ha chiuso per pochi mesi e non è mai passata per la fase dei lockdown più avanzati come successo in Italia ed Europa nel 2020.

La disoccupazione negli Stati Uniti è infatti tornata a livelli pre-Covid a dicembre 2020. Per questa ragione, secondo alcuni esperti, la sospensione del debito, unita alla forte ripartenza dell’economia, potrebbe avere contribuito alla forte inflazione dei prezzi tuttora in corso negli Stati Uniti.

Nonostante questi dati, e complice l’avvicinarsi delle elezioni di midterm dove il partito del presidente da sempre soffre alle urne, l’amministrazione Biden ha annunciato l’annullamento del debito per le soglie di debito menzionate in precedenza.

Il tempismo dell’annuncio a pochi mesi dalle elezioni di midterm ha sollevato più di un sopracciglio e l’amministrazione è stata accusata da più parti di “voto di scambio”, mentre per altri esperti di ala progressita, i potenziali $300 Miliardi di dollari di debito condonato non avranno effetti tangibili sull’inflazione. Nonostante le critiche al piano, è impossibile non notare l’affluenza insolitamente alta alle urne per le Midterms della generazione dei Millennials e Gen Z, la generazione interessata maggiormente dalla proposta sul debito studentesco.  

A novembre 2022, dopo le elezioni di midterm dalle quali il Partito democratico è uscito relativamente vincente, mantenendo la maggioranza al Senato e perdendo al Congresso, anche se mantenendo molti più seggi di quanto preventivato alla vigilia, la Corte di Appello dell’Ottavo Circuito (ovvero una sorta di Corte d’Appello Statale per gli Stati dell’Arkansas, Iowa, Minnesota, Missouri, Nebraska, North Dakota, South Dakota) ha bloccato temporaneamente il piano di annullamento del debito studentesco.

Il debito studentesco statunitense è cresciuto nel tempo, raggiungendo livelli insostenibili e generando i problemi che oggi sono venuti al pettine. Il trasferimento di debito da cittadini ad altri cittadini è sempre un azzardo in termini politici, sebbene per il momento l’amministrazione Biden sembra averne raccolto i frutti elettorali. 

Il rischio politico rimane evidente per il Partito democratico in vista delle elezioni del 2024. Intanto, i democratici sono alle prese con il difficile bilanciamento di un ritorno elettorale sul breve periodo (e di credibilità nel caso il condono del debito venga bloccato perennemente) e il rischio di provocare il deterioramento delle finanze pubbliche e dell’inflazione sul medio e lungo periodo.



Fonti e approfondimenti

Cruz, Rachel, “How Long Does It Take to Pay Off Student Loans?”, Ramsey, 4/10/2022

Federal Studenti Aid, Types of Student Loans

Newton, Cara, “The College Amenities Arms Race”, Forbes, 21/07/2014

Kowalski, Daniel, “How Government-Guaranteed Student Loans Killed the American Dream for Millions”, FEE, 26/02/2019 

Kurt, Daniel, Student Loan Debt: 2022 Statistics and Outlook, Investopedia, 11/12/2022

Minsky, Adam, “Student Loan Forgiveness Faces Fresh Challenge As Supreme Court Sets Arguments”, Forbes, 1/12/2022

Reality Check Team BBC, Trade war: How reliant are US colleges on Chinese students?, BBC, 12/04/2019

 

 

 

 

 

Be the first to comment on "La crisi del debito studentesco negli USA"

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: