Il dragone rosso ha conquistato l’Europa Orientale!

Il Presidente della Cina, Xi Jinping, sta influenzando il mondo in maniera sempre più incisiva. La sua capacità di far apparire il colosso asiatico come la prossima potenza mondiale ha il suo più grande esempio nel Belt and Road Initiative (BRI). Da Pechino a Berlino e oltre, questo asse commerciale e geopolitico è oramai famoso in tutto il mondo con il nome di Nuova Via della Seta.Abbiamo visto in cosa consista il progetto iniziato nel 2012 (anno in cui Xi è stato eletto presidente della Cina); abbiamo poi analizzato come il Filo di Perle nell’Oceano Indiano sia condizionato da questo nuovo asse che prevede anche un braccio marittimo (Via della Seta Marittima) e come il Pakistan possa trarre beneficio da questo progetto; siamo passati anche per la guerra siriana spiegando come il vecchio Celeste Impero oggi abbia bisogno di petrolio più di ogni altra cosa e di come il BRI stia aiutando il raggiungimento di questo obiettivo.

Oggi arriviamo in Europa. Quella dell’est, così importante e così poco presa in considerazione dall’altra Europa, quella Occidentale. Dal 2012, ogni anno prende luogo il Summit 16+1. Dall’Estonia all’Albania, molti Stati, appartenenti e non all’Unione Europea, si incontrano per una settimana con i massimi esponenti cinesi per rinforzare i contatti commerciali. Questa conferenza è stata sempre ospitata da Paesi europei ad eccezione del 2015, quando il 16+1 avvenne a Suzhou (Shanghai).

Partecipanti 16+1

Tali Paesi hanno radici molto diverse le une dalle altre, ma tutti hanno sperimentato le fatiche del socialismo applicato; alcuni sotto il regime dell’URSS, altri nella diversissima Jugoslavia di Broz Tito. Poi la caduta del muro, l’inflazione fortissima e le guerre balcaniche hanno creato grandi dissesti economici e sociali alla popolazione di un’Europa che invece poteva e voleva emergere. Nel frattempo il Trattato di Maastricht nel 1993 sanciva la nascita di un’altra Unione, quella Europea. Il risultato immediato per questi Paesi europei centro-orientali fu quello di ritrovarsi tra l’incudine di un possibile sviluppo economico e il martello del sacrificio dell’indipendenza sovrana.

La grande ombra cinese

Oggi la Cina sta raccogliendo dei frutti seminati due decenni fa. L’Europa dell’Est, infatti, è sempre stata vista da Pechino come una fonte proficua per nuovi sbocchi economici, ma soprattutto per massicci investimenti in infrastrutture. Nel 2009, ancor prima della creazione del 16+1, il commercio di questi Paesi con la Cina ammontavano a $32 miliardi. Tre anni dopo erano quasi il 50% in più: $52 miliardi. Lo scorso anno il totale era di $58miliardi, nonostante fosse stato dichiarato in uno Statement di amicizia che già nel 2015 il totale di investimenti sarebbe dovuto ammontare a $100 miliardi.

http---com.ft.imagepublish.prod.s3.amazonaws.com-8c8ab282-3004-11e7-9555-23ef563ecf9a

Gli investimenti diretti esteri (IDE) cinesi nella regione sono di circa $8 miliardi. Gli IDE sono uno dei maggiori aiuti economici di cui questa regione ha beneficiato negli ultimi trenta anni. Essi provocano un benessere alla popolazione nel breve periodo, contribuendo soprattutto all’apertura economica dei Paesi nei confronti dell’economia di mercato, mentre nel lungo periodo il loro esito risulta incerto. Tutto dipende da come il Paese in questione riesca ad integrare gli investimenti diretti esteri con delle politiche di investimento nello sviluppo economico (cosa che spesso non è avvenuta nell’Europa dell’Est).

Ospitati da Orban

Li Keqiang, primo ministro cinese e braccio destro di Xi Jinping, è stato ospite insieme agli altri sedici leader del summit dal più discusso primo ministro dell’Unione Europea: Orban.

In questa cornice, Li ha affermato nuovamente la win-win policy, ovvero l’idea che in una cooperazione (sia essa economica o politica) entrambe le parti devono guadagnare senza portare discapito alla controparte. Un concetto che contraddistingue la Cina comunista dalle sue prime politiche estere dopo il 1949. Inoltre ha affermato che il BRI deve essere un progetto di cui i Paesi del 16+1 devono beneficiare per primi; facendo esempi concreti ha poi elencato i grandi progetti cruciali per la regione e in cui la Cina è coinvolta:

  • La ferrovia Belgrado-Budapest
  • Investimenti nel “Corridoio 11” (ovvero il trasporto su ferro e non solo tra Romania, Montenegro e Italia)
  • Investimenti nel “Corridoio 8” (ovvero il trasporto su ferro tra Macedonia e l’Europa Occidentale)
  • L’accrescimento della cooperazione industriale
  • La creazione di zone economiche speciali per la cooperazione con i capitali cinesi
  • Un miglioramento nella catena industriale integrata (tra Paesi dell’Europa dell’Est e Cina)

L’offensiva cinese

Dopo queste affermazioni, già molto importanti per un Paese che non appartiene all’Unione Europea, Li Keqiang spinge ancora più in alto l’asticella della competizione:

  1. La creazione della Associazione Interbancaria Cina-CEEC (Central and Eastern European Countries) ha ufficialmente preso forma con il sesto Summit 2017.
  2. E’ stato fortemente caldeggiato che gli scambi commerciali e gli investimenti economici vengano eseguiti in Renminbi, ovvero la moneta cinese.

Come detto anche per il “loan-for-oil policy” con la Siria, sostenere che gli scambi economici siano realizzati in Renminbi significa espandere la moneta cinese all’estero sempre di più massicciamente e velocemente. Dopo aver conquistato la Banca Centrale Europea, l’America Latina e l’Africa, con una parziale penetrazione in Medioriente, l’Europa dell’Est è l’ultimo tassello di questo grandissimo gioco per la moneta più forte del mondo.

960x0
Primo Ministro cinese Li Keqiang

La Banca per lo Sviluppo Cinese (CDB) garantirà €2 miliardi per lo sviluppo di infrastrutture nella regione Europea, in modo tale da facilitare ancora di più la cooperazione.

Gli Stati Europei

All’interno di questa cooperazione con la Cina chi ne beneficia maggiormente sono cinque Stati all’interno dell’Unione Europea. Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia ricevono infatti  il 95% degli investimenti diretti cinesi (FDI) sul totale elargito.

La risposta dell’Unione Europea è ancora incerta. Non è sicuro se questa iniziativa cinese sia promossa o meno da Bruxelles. Quello che è certo è che tutta l’Unione Europea rientra all’interno del piano di unione tra Asia e Europa attraverso il BRI. Quello che deve essere chiaro agli europei è che, nonostante gli investimenti cinesi risultano fondamentali per una vera riqualificazione della regione a livello mondiale, il potere politico deve avere la capacità di aprire e chiudere le giuste porte. Solo in questo modo si potrà avere uno sviluppo europeo che non sia dipendente da forze terze, un elemento che ha caratterizzato gli Stati Europei per mezzo secolo.

FONTI E APPROFONDIMENTI

http://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/topics_665678/lkqcxzgzdoldrhwfwxylcxsh/t1515306.shtml

https://thediplomat.com/2017/11/what-has-china-accomplished-in-central-and-eastern-europe/

https://www.ft.com/content/2e98f6f4-089d-11e7-ac5a-903b21361b43

http://www.china-ceec.org/eng/

http://www.ecfr.eu/page/-/China_Analysis_Sixteen_Plus_One.pdf

http://www.china-ceec.org/eng/ldrhw_1/2012hs/hdxw/t1410546.htm

http://www.chinadaily.com.cn/world/cn_eu/2017-11/28/content_35089182.htm

Rispondi