L’Irlanda al voto tra Brexit e tensioni interne

Sabato 8 febbraio l’Irlanda andrà al voto, dopo che il primo ministro in carica, Leo Varadkar, ha chiesto lo scioglimento del Dáil Éireann, la Camera bassa del Parlamento, al presidente della Repubblica Michael D. Higgins. Queste elezioni arrivano a un anno dalla scadenza del mandato parlamentare e in un momento politico cruciale per l’isola irlandese e per gli equilibri regionali.

Guida al voto

Il sistema elettorale per tutte le elezioni in Irlanda è un proporzionale con voto singolo trasferibile con circoscrizioni plurinominali. Ciò significa che l’elettore riceve una scheda con i nomi di tutti i candidati per la circoscrizione e ha facoltà di esprimere delle preferenze ordinali, assegnando il numero 1 al candidato preferito, 2 alla seconda scelta e così via. Si può esprimere anche una sola preferenza. Sono eletti direttamente i candidati che superano una soglia minima di voti espressi come prima preferenza, determinato con la Droop quota; qualora alcuni seggi rimanessero vacanti, si procede a conteggiare le seconde preferenze e così via.

Sono cinque i partiti principali in corsa, più una galassia di formazioni minori. Fine Gael, il partito del primo ministro, e Fianna Fáil, capeggiato da Micheál Martin, sono i principali contendenti. Poco distante c’è Sinn Féin, guidato da Mary Lou McDonald, partito di centrosinistra a favore dell’unificazione dell’isola irlandese (era legato all’Irish Republican Army negli anni della guerra in Irlanda del Nord). Seguono, staccati, i verdi e il partito laburista (di sinistra, ma alleato con i conservatori di Fine Gael in quasi tutte le sue esperienze di governo). A differenza di altri Paesi europei, non si prevede un exploit elettorale da parte dei verdi: anzi, come vedremo, la questione ambientale non è tra i temi principali della campagna.

Lo Spiegone

La scommessa di Leo Varadkar

In gergo politico, queste elezioni sono dette snap elections, ossia “elezioni lampo”. Queste si verificano quando il partito in carica – in questo caso il primo ministro – indice elezioni anticipate per consolidare il proprio potere politico, sperando ad esempio di sfruttare un clima di opinione pubblica particolarmente favorevole o di risolvere un’impasse politica a proprio favore.

Nel caso dell’Irlanda, entrambi i fattori hanno giocato un peso rilevante. Alle ultime elezioni parlamentari, tenutesi nel 2016, Fine Gael aveva conquistato solo 47 seggi su 158 nel Dáil. Ciò aveva costretto il primo ministro a formare un governo di minoranza con l’appoggio di alcuni parlamentari indipendenti.

Il principale avversario di Fine Gael è Fianna Fáil, secondo partito con 45 seggi. I due appartengono formalmente a diverse aree politiche. Fine Gael si colloca leggermente più a destra, soprattutto in materia fiscale, ma è più liberale sui diritti civili, ed è affiliato al PPE nel Parlamento europeo. Fianna Fáil, invece, è un partito liberale e fa parte di Renew Europe (ex-ALDE). Sono, comunque, partiti essenzialmente di centrodestra, con poche differenze sostanziali tra i loro programmi.

Avversari in campagna elettorale, Fine Gael e Fianna Fáil sono in realtà alleati di governo. Nel 2016, i due partiti avevano siglato un confidence and supply agreement, con il quale Fianna Fáil si impegnava a sostenere il governo di minoranza di Fine Gael sui voti di fiducia (confidence) e sul bilancio (supply). Il documento, una sorta di “contratto di governo” che però non costituisce una vera e propria coalizione, definiva principi e obiettivi comuni ed era soggetto a un rinnovo periodico. Alla scadenza, le due parti avrebbero deciso se prorogarlo e a quali condizioni. Le elezioni in arrivo sono un effetto collaterale prevedibile di questo accordo in scadenza; tuttavia, circostanze esterne hanno complicato il quadro politico.

Il nodo Brexit

La sofferta uscita del Regno Unito dall’Unione europea ha portato scompiglio nell’UE, ma in particolare in Irlanda. Oltre all’impatto economico – il Regno Unito è il principale partner commerciale dell’Irlanda – Brexit ha sollevato il problema dell’Irlanda del Nord, unica frontiera terrestre tra il Regno Unito e l’UE.

L’incertezza politica derivata dallo stallo dei negoziati aveva portato Fine Gael e Fianna Fáil a prorogare l’accordo di governo in attesa delle elezioni britanniche e dell’approvazione di un accordo su Brexit. Il momento, atteso – o temuto – da più di tre anni, è arrivato proprio all’inizio del 2020, quando la Camera dei Comuni ha approvato l’accordo rinegoziato dal primo ministro Boris Johnson con 330 voti a favore e 231 contrari. L’evento ha riportato, almeno temporaneamente, stabilità politica nell’area e ha anche spinto Varadkar a chiedere le snap elections, forte della “promessa mantenuta” nel difendere gli interessi irlandesi.

Le sfide di politica interna

La scommessa di Varadkar, dunque, si è basata sulla supposizione che Brexit fosse una vittoria politica sufficiente a portare gli elettori dalla propria parte. Il calcolo, però, potrebbe rivelarsi errato.

Questa concitata campagna elettorale, infatti, sembra esser dominata dalla politica interna, e in particolare da due crisi in atto che il governo pare non aver affrontato adeguatamente: la crisi abitativa e la riforma del sistema sanitario.

La crisi abitativa

In tutto il Paese, e in particolare a Dublino, la casa di proprietà è ormai un miraggio irraggiungibile per le generazioni più giovani. La Grande Recessione del 2007-2008 ha colpito duramente il mercato immobiliare irlandese, con dinamiche simili a quelle degli USA. Il crollo dei prezzi ha spianato la strada a speculatori e imprese private, che hanno acquisito proprietà e terreni – spesso lasciati vuoti o convertiti in residenze AirBnb, molto più lucrative di un contratto di affitto.

Il fenomeno ha conseguenze sociali devastanti: secondo le stime del governo, circa 9.300 persone vivono senza fissa dimora – un dato in lieve calo rispetto al 2018, ma triplicato rispetto al 2014. Nel 2016, il governo Varadkar aveva lanciato il piano ReBuilding Ireland con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi e renderli più accessibili, controllando anche lo strapotere dei privati e di Airbnb; a oggi, tuttavia, i risultati sono deludenti e gli affitti continuano a salire.

La riforma della sanità

Il sistema sanitario irlandese è un caso anomalo rispetto a gran parte dei Paesi europei: solo un terzo dei cittadini, infatti, ha diritto a cure gratuite, mentre il 40% degli irlandesi ha un’assicurazione medica privata. I costi elevati e le lunghe liste d’attesa spingono sempre più pazienti verso la sanità privata, e sempre più persone evitano di andare dal medico per ragioni economiche.

Già alle elezioni del 2016, la riforma del sistema sanitario era una priorità condivisa. Nel 2017 una Commissione parlamentare speciale ha pubblicato il rapporto Sláintecare, che raccomanda maggiori investimenti pubblici nella sanità e la riduzione dei costi per le cure mediche e le visite ospedaliere. Nonostante il governo abbia accolto positivamente Sláintecare e abbia persino pubblicato un piano di attuazione, a oggi la riforma sembra essersi ancora una volta arenata.

Un duopolio di fatto?

Fine Gael e Fianna Fáil hanno dominato la campagna elettorale e lo spazio mediatico, tanto da essere i protagonisti in due dei tre dibattiti televisivi ufficiali. Una decisione, questa, che ha suscitato le proteste degli altri partiti: Sinn Féin, terzo partito nei sondaggi, ha minacciato azioni legali contro la rete televisiva RTÉ dopo essere stato escluso dal dibattito ufficiale tra i leader che andrà in onda il 4 febbraio.

Questo quasi-duopolio lascia ben poco spazio politico alle alternative, una situazione che non soddisfa molti elettori, soprattutto considerato che le differenze tra Fianna Fáil e Fine Gael non sono così marcate. Ciò influenza anche il tono della campagna elettorale, con i due alleati di governo che si confrontano non tanto sul contenuto dei programmi, quanto sulla capacità di attuarli. Fianna Fáil accusa il partito di Varadkar di incapacità politica e indecisione nel risolvere la crisi abitativa e sanitaria; Fine Gael ribatte ricordando il passato politico recente degli avversari, che al governo nel 2010 presiedettero al bail-out da parte del Fondo Monetario Internazionale e alle politiche di austerity che ne conseguirono.

Resta da chiedersi perché, con obiettivi e programmi così simili, i due alleati-avversari non siano riusciti a completare riforme di ampio respiro negli ultimi anni di governo.

I possibili scenari

Questo è probabilmente il problema principale di Fine Gael e Fianna Fáil: il primo soffre la permanenza al governo dal 2011, mentre il secondo, pur presentandosi come “alternativa”, ha comunque sostanziali responsabilità nelle scelte politiche – e quindi anche nei fallimenti – degli ultimi anni.

In teoria, altri partiti potrebbero beneficiarne: primo fra tutti Sinn Féin, che alle elezioni del 2016 prese il 13,8% dei voti ma dovrebbe migliorare la propria posizione. Al momento, il partito è terzo nei sondaggi con il 20%, poco distante da Fine Gael e Fianna Fáil. Proprio Fianna Fáil è in testa ai sondaggi (26%), a qualche punto dal partito di Varadkar (23%); allo stato attuale, tuttavia, nessuno dei due avrebbe i numeri per governare da solo, e forse neanche un nuovo confidence and supply agreement basterebbe per assicurarsi una maggioranza.

Solo una coalizione con altri partiti potrebbe garantire la governabilità: uno scenario complicato, dato che sia Fine Gael che Fianna Fáil si rifiutano di allearsi con Sinn Féin – giudicato troppo estremo per i suoi trascorsi con l’IRA. La scommessa di Leo Varadkar – ottenere una maggioranza stabile per continuare a governare – potrebbe ritorcersi contro di lui, riportando Fianna Fáil al governo, e incrinando la conventio ad excludendum di Sinn Féin.

Fonti e approfondimenti

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Carroll, Rory. This was supposed to be Ireland’s climate election – what happened? The Guardian, 28/01/2020.

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Connolly, Sheelah, and Maev-Ann Wren. 2019. “Universal Health Care in Ireland—What Are the Prospects for Reform?” Health Systems & Reform. 5 (2): 94-99.

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O’Reilly, D., T. O’Dowd, K. J. Galway, A. W. Murphy, C. O’Neill, E. Shryane, K. Steele, G. Bury, A. Gilliland, and A. Kelly. 2007. “Consultation charges in Ireland deter a large proportion of patients from seeing the GP: Results of a cross-sectional survey”. EUROPEAN JOURNAL OF GENERAL PRACTICE. 13 (4): 231-236.

Power, Jack. What happened, who is involved, and why are activists occupying vacant properties? The Irish Times, 13/09/2018.

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