Ricorda 1992: la firma del Trattato di Maastricht

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Nel 1992, il percorso di integrazione europea venne segnato dalla firma del Trattato di Maastricht, conosciuto anche come Trattato sull’Unione europea, avvenuta il 7 febbraio nell’omonima cittadina olandese. Dopo un tortuoso percorso di ratifica, il trattato entrò in vigore solamente l’anno successivo, il 1° novembre 1993, data ricordata anche come l’istituzione ufficiale dell’Unione europea.

La nascita dell’Unione europea

Il Trattato di Maastricht è, infatti, noto anche come l’accordo che diede i natali all’Unione europea. Prima di allora, infatti, l’integrazione europea era stata identificata nell’esistenza delle Comunità europea. Nel 1951, era stata creata la CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, mentre nel 1957 con la firma dei Trattati di Roma venivano istituite la CEE, la Comunità economica europea e l’Euratom, la Comunità europea dell’energia atomica.

Al tempo, a partecipare al percorso di integrazione erano solamente dodici Paesi, sei dei quali si erano aggiunti nei precedenti decenni ai sei Stati fondatori. Nel 1973, infatti, completarono il percorso di integrazione Regno Unito, Danimarca e Irlanda, nel 1981 la Grecia e nel 1986 Portogallo e Spagna. Tutti i dodici Stati membri si riunirono nella famosa città olandese e firmarono quello passato alla storia come uno dei principali trattati che ha segnato la storia dell’UE.

Le principali novità introdotte

La principale novità introdotta dal Trattato di Maastricht fu la creazione di una struttura europea basata su tre pilastri. Il primo era costituito dalle Comunità europee – la CEE (che proprio con il Trattato di Maastricht diventa Comunità europea – CE), la CECA e l’Euratom – il secondo rappresentato dalla politica estera e di sicurezza comune (PESC), mentre il terzo si sostanziava nella cooperazione in materia di giustizia e affari interni (GAI).

La divisione in pilastri era caratterizzata da una differente ripartizione di peso tra le istituzioni europee e i Paesi membri. Mentre nel caso del primo pilastro il percorso di integrazione era molto avanzato, caratterizzato da un forte carattere sovranazionale, nel caso del secondo e terzo pilastro la struttura rimaneva intergovernativa e i Paesi membri mantenevano integralmente il loro potere decisionale.

Con il Trattato sull’Unione europea venne, inoltre, rafforzato il potere del Parlamento europeo, l’istituzione che rappresenta i cittadini dell’UE. Venne, infatti, introdotta la procedura di co-decisione che consente tutt’oggi al PE di collaborare con il Consiglio dell’Unione europea in quella che viene conosciuta come la procedura legislativa ordinaria. Inoltre, con Maastricht anche l’intera Commissione europea, in fase di formazione, divenne soggetta a voto da parte del PE, che ne approva la configurazione e l’insediamento del presidente e dei singoli commissari.

Con il Trattato di Maastricht venne poi ampliato il numero dei casi nei quali si può ricorrere al voto a maggioranza qualificata del Consiglio. Vennero, infatti, aumentate le occasioni nelle quali il Consiglio può adottare una decisione con tale modalità di voto. Questa tipologia di votazione fa sì che ci siano meno occasioni nelle quali gli Stati membri possono bloccare le proposte meno favorevoli al proprio interesse.

Con il Trattato di Maastricht si introdusse il concetto di cittadinanza europea, che si aggiunge e non sostituisce quella nazionale. Avere la cittadinanza di uno Stato membro è, infatti, prerequisito per essere cittadini europei, e questo ha comportato nel tempo polemiche riguardo alcune legislazioni nazionali in materia di cittadinanza. Si tratta di un concetto innovativo che appunto venne introdotto con Maastricht, ma che troverà più larga definizione nei decenni successivi, a partire dal Trattato di Amsterdam del 1997 fino al Trattato di Lisbona del 2009.

La strada verso l’adozione della moneta unica

Con il Trattato di Maastricht venne anche delineato il percorso che nel giro di un decennio avrebbe portato all’adozione della moneta unica, l’euro, e alla creazione dell’Unione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM). Il Trattato creò, infatti, le premesse per l’adozione della nuova moneta, istituendo la Banca centrale europea (BCE) e il Sistema europeo delle banche centrali. Entrambi gli enti vennero successivamente costituiti nel 1998 ed entrarono ufficialmente in vigore a partire dal 1° gennaio 1999.

Con il Trattato vennero, quindi, individuate le tappe successive per arrivare all’adozione della moneta unica. In particolare, la prima fase, già in corso, permetteva la libera circolazione dei capitali tra gli Stati membri. Si prevedeva poi un rafforzamento della cooperazione tra le banche centrali nazionali e maggiore allineamento delle politiche economiche dei Paesi. Infine, si sarebbe proceduto alla graduale introduzione dell’euro e l’attuazione di una politica monetaria unica, affidata alla BCE. 

Il Trattato ha provveduto a disciplinare anche i criteri che permettono a un Paese di entrare nell’euro, qualificati come i criteri di Maastricht o criteri di convergenza. Essi possono così essere elencati: 

  • Stabilità dei prezzi: il tasso di inflazione di uno Stato membro non deve superare di oltre l’1,5% quello dei tre Stati membri che avranno conseguito i migliori risultati in materia di stabilità dei prezzi nell’anno precedente; 
  • Disavanzo pubblico annuale: il rapporto tra il disavanzo pubblico annuale e il PIL non deve superare il 3%; 
  • Debito pubblico: il rapporto tra debito pubblico lordo e PIL non deve superare il 60% alla fine dell’ultimo esercizio di bilancio concluso;
  • Tassi di interesse: i livelli dei tassi di interesse a lungo termine devono riflettere la stabilità della convergenza raggiunta dallo Stato membro.
  • Tasso di cambio: nei due anni precedenti la valutazione della sua situazione, lo Stato membro deve aver partecipato al meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo.

Maggiore integrazione o inizio della crisi?

Con il Trattato di Maastricht vennero gettate le basi per la creazione di un’Unione europea più politica oltre che economica. A tale passaggio storico contribuirono anche gli eventi storici che avevano scosso l’Europa negli anni precedenti, come il crollo dell’Unione Sovietica e la riunificazione della Germania, divisa in Germania dell’Est e Germania dell’Ovest durante il periodo della Guerra Fredda.

Il Trattato di Maastricht segnò però anche l’inizio della messa in discussione del percorso di integrazione europea. Il percorso di approvazione e ratifica del Trattato non fu, infatti, semplice. In particolare, a segnare un passaggio critico fu il referendum in Danimarca, dove con il 50,7% la popolazione si oppose alla ratifica del Trattato. Vi erano per la Danimarca quattro tematiche cruciali: moneta, cittadinanza, difesa e giustizia. Su queste, il Paese voleva riservarsi il diritto di non allinearsi a quanto deciso a livello europeo. Veniva così introdotta la famosa formula degli opt-outs, poi stabiliti nell’Accordo di Edimburgo del 1993, anch’esso sottoposto a referendum e che, approvato, permise la ratifica e l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht.

 

 

Fonti e approfondimenti

Adam Roberto., Tizzano Antonio, Manuale di diritto dell’Unione europea, Giappichelli, 2020.

Banca Centrale Europea, “5 cose da sapere sul Trattato di Maastricht”, (visitato in data 23/05/2022).

Parlamento europeo, “Trattato sull’Unione europea (TUE)/Trattato di Maastricht”, (visitato in data 23/05/2022).

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

 

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