Artico: territori contesi

Non essendoci elementi fisici ben definiti, né popolazione stabile, i confini della regione artica sono stati da sempre convenzionali, quali il Circolo Polare Artico (66° 33’’ di latitudine Nord) oppure l’isoterma di 10°. L’Artico, a differenza dell’Antartide, non possiede un tavolato continentale: esso è composto dalla vasta regione circostante il Polo Nord e comprende la banchisa polare, Mar Glaciale Artico, e confina con i lembi settentrionali degli Stati che vi si affacciano (Canada, Danimarca, Norvegia, USA e Russia). Ne fanno parte anche le isole e agli arcipelaghi come la Groenlandia, Svalbard, Severnaja Zemlja, etc.

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A partire dalla fine del secolo scorso i mutamenti dello scenario geopolitico mondiale hanno conferito alla regione un’inattesa importanza geopolitica ed economica, grazie all’ipotetica abbondanza delle risorse sottomarine. C’è da aggiungere che anche praticabilità dei passaggi a Nord-Ovest, in acque statunitensi e canadesi, e a Nord-Est, in quelle russe dovuta al progressivo scioglimento dei ghiacci attraggono sempre di più gli attori internazionali. La legittima sovranità e lo sfruttamento delle risorse contenute nel Mar Glaciale Artico hanno avuto un’importanza vitale per i Paesi che vi si affacciano. Ciò è stato reso evidente dall’intensificarsi di convegni e tavole rotonde nazionali ed internazionali.

Al livello internazionale vi sono due grandi linee di pensiero che riguardano la presa in considerazione del territorio dell’Artico: la prima tenderebbe a riconoscergli una propria identità regionale, la seconda (ed anche quella più largamente utilizzata) considera l’Artico uno “spazio internazionale comune” poiché è privo di elementi fondamentali che solitamente connotano una regione politico-geografica (come quantità di popolazione residenza, presenza stabile ed organizzata di gruppi umani). Vi sono inoltre i Paesi come l’India, il Giappone e la Cina che concepiscono l’Artico come “bene internazionale comune”, e ne rivendicano il diritto a un equo sfruttamento e a una libera circolazione da parte di tutti gli Stati della Terra.

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Mancando di autonomia politica la Regione Artica è stata considerata un’area rientrante nell’orbita geopolitica degli interessi degli Stati che vi confinano. L’Artico è privo di regime giuridico ad hoc ed è sottoposto alle norme e alle consuetudini internazionali oltre al comune diritto marittimo.

Gli Stati che si affacciano sull’Artico hanno adottato dottrina di “sfere di interessi” per estendere la loro influenza: con la “teoria dei settori” si è cercato in passato di sistematizzare le pretese territoriali derivanti dall’acquisto di alcune zone. Essa eliminava la presenza di aree “a-statali”, suddividendo l’Artico fra gli Stati rivieraschi sulla base delle rivendicazioni degli attori artici come Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Groenlandia, Danimarca. La regolamentazione sull’uso del sottosuolo marino rimase però una questione irrisolta fino alla terza Conferenza delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, che si tenne dal 1973 al 1982 (Montego Bay) che ha introdotto due nuovi concetti nella funzione dei mari a sostegno delle successive fissazioni dei confini marittimi: “patrimonio comune dell’umanità” e “Zona Economica Esclusiva” (ZEE).

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Secondo la ZEE gli Stati rivieraschi beneficiano della sovranità sulle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico entro le 200 miglia nautiche (370 km) di distanza dalla costa, superate le quali, ci si trova di fronte alle acque internazionali. Secondo la Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS), inoltre, ogni Paese ha dieci anni per formulare una rivendicazione per estendere la propria piattaforma continentale di fronte ad un’apposita Commissione.

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A questi problemi si aggiungono quelli relativi alla regolazione del diritto di transito libero e al controllo del transito attraverso gli stretti internazionali, quelli sulle aree di pesca, sulle aree di svolgimento dell’attività scientifica e della ricerca oceanografica. Le difficoltà della cooperazione internazionale nella regione è dovuta alla risolutezza dei Paesi come la Federazione Russa che non sono disposti a perdere terreno di fronte alle potenzialità che si aprono con la scoperta e un futuro sfruttamento delle risorse energetiche con i vantaggi strategici connessi con il dominio sul continente.

Secondo molti studi il futuro dell’Artico sta soprattutto nel gas. Nel 2009 United States Geological Survey ha dichiarato che il potenziale energetico totale della regione artica, è pari al 13% del petrolio, 90 miliardi di barili, e al 30% del gas globale. In via generale, il Mar Glaciale Artico può essere diviso in quattro vaste aree che originano bacini contenenti masse cospicue di idrocarburi e sono:

  • la prima si trova vicino alle coste del Canada e degli Stati Uniti d’America;
  • la seconda comprende l’estesa piattaforma continentale russa e va dallo stretto di Bering fino a Murmansk;
  • la terza interessa gli Stati europei (Norvegia e Danimarca), compresa la piattaforma continentale occidentale ed orientale della Groenlandia;
  • la quarta, infine, racchiude la porzione acquea a ridosso del Polo. Le risorse di oro azzurro artiche sarebbero concentrate per 2/3 in quattro zone: tutti territori, tranne l’Alaska, che ora sono sotto la sovranità russa.

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Il confronto internazionale nell’Artico rappresenta un banco di prova per i Paesi che si affacciano su quell’Oceano, così come per le istituzioni internazionali impegnate nella governance artica, ma non solo. Il dibattito è stato esteso anche a Paesi più lontani come Cina, Paesi dell’Europa meridionale e membri dell’UE inclusi come osservatori nel Consiglio Artico, instaurato nel 1996 con la Dichiarazione di Ottawa. L’Artico è, quindi, percepito come una “frontiera” geopolitica, dove tanto gli Stati che vi affacciano, quanto quelli più lontani coltivano progetti di sfruttamento.

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La Russia negli ultimi anni sta cercando di sfruttare il suo vantaggio competitivo per far valere strategie militari e interessi economici propri a livello globale. La rotta artica lungo le coste russe, con lo scioglimento dei ghiacci è diventata interessante anche per la Cina, poiché permetterebbe un’alternativa allo stretto di Malacca per la circumnavigazione dell’Asia.

Nel 2001 la Russia sorprese i Paesi rivieraschi presentando una richiesta alle Nazioni Unite per la variazione dei confini esterni della sua piattaforma continentale nell’Artico, Bering e Okhotsk, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite. A conferma di una più salda presa sulle questioni artiche, nell’agosto 2007, una spedizione russa denominata Arktika 2007, è stata guidata da Artur Chilingarov, che ha deposto una bandiera russa sul fondale sul Polo Nord, dimostrando agli altri competitori il proprio avanzamento tecnologico. 

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L’Artico è oltremodo diventato il punto più importante della nuova Dottrina del mare della Russia, rinnovata dal Putin il 26 luglio 2015. La Dottrina ha come fine quello di definire gli scopi futuri in ambito marino della Russia, sia per quanto riguarda la politica del mare, sia la governance statale sulle attività marittime. All’articolo 18 il documento dichiara che la Russia è pronta a difendere i propri interessi nell’artico dalle eventuali usurpazioni degli altri Stati con tutti i metodi disponibili. La sfida per la supremazia dell’Artico è costantemente aperta.

FONTI E APPROFONDIMENTI:

Osservatorio di Politica Internazionale – “Il confronto internazionale nell’Artico”

Nicolino Castiell – “ARTICO: Eldorado e frontiera geopolitica del XXI secolo?”

http://www.arctic-council.org/index.php/en/

http://arctic.ru/resources/

http://mil.ru/

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