Balcani in pillole: Montenegro

Dopo aver mantenuto la propria indipendenza per lungo tempo, il Montenegro decise volontariamente di unirsi al Regno di Serbi, Croati e Sloveni nel 1918. Al contrario di altre Repubbliche, il Paese è rimasto parte della Jugoslavia fino alla sua definitiva dissoluzione nel 2003, con la nascita dell’Unione di Serbia e Montenegro. Dal 2006, con la dichiarazione dell’indipendenza montenegrina, il Paese ha rapidamente intrapreso il percorso dell’integrazione euro-atlantica, con l’acquisizione dello status di paese candidato nel 2010 e l’ingresso nella NATO nel 2017.

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Popolazione
: 642,550 abitanti
Superficie: 13,812 kmq
Densità di popolazione: 46.3 ab./km
Capitale: Podgorica
Forma di governo: Repubblica parlamentare
Gruppi nazionali: montenegrini 45%; serbi 28.7%; bosgnacchi 8.7%; albanesi 4.9%; musulmani 3.3%; rom 1%; croati 1%; altri 2.6%; non specificato 4.9%
Religioni diffuse: ortodossi 72.1%; musulmani 19.1%; cattolici 3.4%; atei 1.2%; altri 1.5%; non specificato 2.6%
Lingua ufficiale: montenegrino 37%
Altre lingue: serbo 42.9%; bosniaco 5.3%; albanese 5.3%; serbo-croato 2%; altro 3.5%; non specificato 4%
Posizione rispetto all’UE: paese candidato dal 2010

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Storia politica

Il Montenegro rimase un’entità indipendente fino al 1918, prima come principato, durante il Medioevo e l’Età Moderna, con un primo riconoscimento internazionale in occasione del Congresso di Berlino, e poi come Regno, nel 1910, quando il principe Nicola Petrović Njegoš si autoproclamò re. Una volta conclusa la Prima Guerra Mondiale, il Montenegro rinunciò volontariamente alla propria indipendenza per entrare a far parte del Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (Regno SHS). Non tutti i montenegrini erano favorevoli al nuovo regno di Jugoslavia, ma i fedeli del re Nicola che si ribellarono nel 1919 furono infine sconfitti dall’esercito jugoslavo nel 1929.
Nel 1945, il Paese divenne quindi una delle sei Repubbliche della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

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Nicola I del Montenegro

.Al contrario di altre Repubbliche, nel pieno della crisi che portò alla dissoluzione della Jugoslavia di Tito, nel 1992 il 95,96% della popolazione montenegrina decise di rimanere parte della Federazione in cui era rimasta solamente con la Serbia. Come avvenne in Bosnia-Erzegovina, il referendum fu boicottato da una parte della popolazione, in questo caso si trattava dei musulmani, delle minoranze cattoliche e degli indipendentisti. La nuova Repubblica Federale di Jugoslavia aveva un duplice obiettivo: rivendicare una continuità con il passato regime socialista e mantenere il controllo sulle proprietà e il nome dello Stato. Nel 1996, il governo del primo ministro Milo Djukanovic attenuò il legame tra Montenegro e Serbia e inaugurò un lento ma inesorabile distacco.

Pertanto, il Montenegro adottò una propria linea in politica economica e introdusse il marco tedesco come valuta corrente. Inoltre, in politica estera, il Montenegro intensificò le proprie relazioni con l’Occidente, marcando una posizione nettamente critica rispetto al regime servo di Slobodan Milosevic. Infatti, durante la crisi del Kosovo e la successiva campagna militare NATO la deriva “euro-atlatinca” divenne evidente quando il Montenegro si mostrò molto più incline della Serbia a dialogare con la comunità internazionale e approfittò della congiuntura per promuovere la questione dell’indipendenza e del definitivo distacco con la Serbia.

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Repubblica federale della Jugoslavia (1992-2003)

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Di fronte alle pressioni internazionali e in particolare dell’Unione Europea, il governo montenegrino mitigò la spinta nazionalista e indipendentista accettando di stabilire nuovi legami con la Serbia, sebbene in un quadro di maggiore autonomia. La nuova Unione di Serbia e Montenegro nacque nel febbraio del 2003, basata sulla piattaforma negoziale conosciuta come “Compromesso di Belgrado”. Con l’adozione di una nuova Costituzione, approvata alla fine del 2003, la parola “Jugoslavia” veniva ufficialmente consegnata alla storia. Eppure, il processo politico e istituzionale “jugoslavo” si è concluso solo nel 2006, con il referendum sull’indipendenza del Montenegro, tenutosi il 21 maggio. Il risultato della consultazione popolare, a cui ha partecipato l’86,5% dell’elettorato ha stabilito il nuovo status della piccola Repubblica, con una maggioranza del 55,5%. La percentuale era di poco superiore a quella richiesta dall’Unione Europea (55%) per rendere valido il referendum. L’iter per dichiarare l’indipendenza, intrapreso successivamente al voto, si è concluso il 3 giugno 2006 con la dichiarazione d’indipendenza.

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Sostenitori dell’indipendenza nella campagna referendaria del 2006.

Una volta riacquistata l’indipendenza, il Montenegro ha intavolato trattative bilaterali con la Serbia per risolvere i problemi legati alla separazione, di fatto dando inizio al processo di riconoscimento internazionale. Il 28 giugno 2006, a seguito di un’apposita risoluzione dell’Assemblea Generale ONU, il Montenegro è diventato il 192° membro effettivo delle Nazioni Unite e nell’ottobre del 2007 ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione Europea, imboccando la strada di riforme strutturali verso l’integrazione euro-atlantica. Infatti, nel 2010 il Consiglio ha concesso lo status di paese candidato e nel 2012 sono state avviate ufficialmente le negoziazioni di adesione (segnate da particolari richiami alla lotta contro corruzione e criminalità organizzata), mentre nel 2017 il Paese è diventato membro della NATO.

In politica interna, il Partito Democratico dei Socialisti è al potere dal 2008, con il ritorno al potere di Djukanovic alla carica di Primo Ministro (2008-2010 e 2012-2016) e successivamente di Presidente (dal 2018).

Prospetto economico

Come le altre ex-Repubbliche jugoslave, il Montenegro è in transizione verso una piena economia di mercato. Dal 2015, circa il 90% delle imprese statali sono state privatizzate, incluso il 100% delle banche, delle telecomunicazioni e della distribuzione petrolifera. Il turismo rappresenta il 20% del PIL montenegrino e porta ogni anno un numero di visitatori pari a tre volte la popolazione totale. Altri due pilastri dell’economia sono il settore energetico e agricolo. Anche se al momento solo il 20% del potenziale idroelettrico è utilizzato, il Montenegro ha pianificato di diventare un esportatore netto di energia e per raggiungere questo obiettivo ha predisposto la costruzione in un condotto subacqueo verso l’Italia, che dovrebbe essere completato nel corso del 2018.

Nonostante non sia membro ufficiale dell’eurozona, il Montenegro utilizza l’Euro come valuta domestica. Nel 2007 è diventato parte della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale e nel 2011 della Organizzazione Mondiale del Commercio.

Il governo riconosce il bisogno di rimuovere alcuni impedimenti per far sì che la propria economia rimanga aperta e competitiva agli occhi degli investitori stranieri. I più grandi investitori stranieri in Montenegro sono Russia, Italia, Cipro, Danimarca, Ungheria e Serbia. Inoltre, il Montenegro sta pianificando massicce ristrutturazioni delle proprie reti stradali e ferroviarie, oltre che una possibile espansione del proprio sistema di trasporto aereo. Nel 2014, il governo ha selezionato due compagnie cinesi per costruire un tratto di 41 km della propria autostrada e ha recentemente esplorato nuove forme di cooperazione economica con la Cina.

Componente etnico-religiosa

La differenza tra Montenegrini e Serbi ha radici lontane. Nonostante i due gruppi siano stati separati per secoli durante il periodo di dominazione ottomana, quando la popolazione albanese si interpose fra loro insediandosi in Kosovo, essi mantennero la propria fede ortodossa e altre abitudini comuni, come ad esempio l’alfabeto cirillico. A causa di queste somiglianze, molti Serbi considerano i Montenegrini del “Serbi di montagna” e molti (ma non tutti i) Montenegrini si considerano Serbi di origine. Le minoranze non-Serbe più significative sono quella Bosgnacca, concentrata nella zona montagnosa del nord, e quella Albanese, situata principalmente nella costa adriatica.

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Durante il lungo periodo di separazione dalla controparte serba, il Montenegro ha sviluppato delle caratteristiche e delle istituzioni proprie. Per esempio, non ha aderito alla Chiesa Serba Ortodossa fino al 1920, quando la Chiesa Montenegrina fu assorbita dal Patriarcato Serbo. Oltre al Cristianesimo Ortodosso, l’altra religione diffusa è l’Islam, generalmente associato alla minoranza Albanese e Bosgnacca.

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Bandiera

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La bandiera del Montenegro è costituita da un campo rosso bordato da una sottile cornice dorata, con lo stemma montenegrino al centro. Tale stemma rappresenta un’aquila a due teste, simbolo dell’unità di Stato e Chiesa, anch’essa dorata e sormontata da una corona. L’aquila tiene uno scettro d’oro con la sua destra e un globo azzurro con la sua sinistra, mentre sul suo petto è posto uno scudo con un leone dorato, accompagnato dal verde del campo e dal blu del cielo. Il leone è il simbolo dell’autorità episcopale e risale a tre secoli e mezzo fa, quando il Montenegro era una teocrazia..

Fonti e Approfondimenti

Privitera, Francesco (a cura di). Guida ai paesi dell’Europa centrale orientale e balcanica. Annuario politico-economico 2010. Bologna: Il Mulino (2011).

https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/mj.html

http://databank.worldbank.org/data/reports.aspx?source=2&country=MNE

https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/countries/detailed-country-information/montenegro_en

https://www.britannica.com/place/Montenegro#ref254882

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