Il personaggio dell’anno America Latina: Andrés Manuel López Obrador

Il primo dicembre scorso Andrés Manuel López Obrador è ufficialmente entrato in carica come presidente del Messico. Con la vittoria alle elezioni del primo luglio 2018 AMLO è diventato il primo presidente di sinistra della storia democratica messicana. Oltre a questo primato, López Obrador può vantare anche la percentuale più alta con la quale un presidente sia mai stato eletto.

Nessuno prima di lui aveva infatti raggiunto il 53%, risultato che gli ha permesso di doppiare abbondantemente il secondo classificato Ricardo Anaya Cortes del Partido Accion Nacional, dal quale provengono gli altri due unici presidenti non del PRI (Partido Revolucionario Institucional) della storia messicana (Vicente Fox e Felipe Calderón). Sempre il primo luglio si è votato anche per il Congreso de la Unión messicano. Anche in questo caso la coalizione guidata da López Obrador, Juntos Haremos Historia, ha ottenuto una vittoria schiacciante andando a guadagnare 69 senatori su 128 e 308 deputati sui 500 totali.

Cartina dei risultati elettorali per Stato. In rosso quelli dove AMLO ha trionfato

Chi è Andrés Manuel López Obrador

Andrés Manuel López Obrador, per tutti AMLO, è il primogenito del matrimonio tra Andrés López Ramón e Manuela Obrador González, due commercianti di Tabasco. Laureatosi in Scienze Politiche all’UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México), inizia la sua carriera politica nelle fila del PRI nel 1976 per poi uscirne nel 1988. In questo anno, infatti, AMLO si unisce alla Corriente Democrática, guidata da Cuauhtémoc Cárdenas e Porfirio Muñoz Ledo, e fuoriuscita dal PRI a causa dei metodi di scelta dei rappresentanti e dell’avversione verso la politica neoliberista del Partido Revolucionario Institucional. Nelle elezioni del 1988 la CD confluisce nel Frente Democrático Nacional (FDN) e con loro AMLO si candida a Governatore del suo Stato natio, Tabasco, venendo sconfitto dal candidato priista Salavador Nemo Castillo. 

La militanza nel Partido de la Revolución Democrática

Nel 1989 il FDN si consolida formando il Partido de la Revolución Democrática (PRD) per il quale, nello Stato di Tabasco, López Obrador viene eletto presidente. Nel 1991 AMLO si mette alla guida di una lunga marcia di protesta, Éxodo por la Democracia, sostenendo che il PRI avesse commesso delle irregolarità nei municipi durante le elezione statali per Tabasco. La marcia aveva l’obiettivo di arrivare a Città del Messico durante gli Accordi di Pace di Chapultepec tra il Frente Farabundo Martì e il governo di San Salvador che misero fine a dodici anni di guerra civile nello Stato di El Salvador. Al discorso finale della marcia, il giorno 11 gennaio 1992, erano presenti 40 mila persone. L’obiettivo fu raggiunto: le elezioni di alcuni municipi vennero annullate per frode e il governatore eletto, Salvador Neme Castillo, fu costretto alle dimissioni in favore di un governatorato ad interim di Manuel Gurría Ordóñez.

Nel 1994 AMLO si candidò nuovamente nello Stato di Tabasco, ma, ancora una volta, venne sconfitto e, di nuovo, lanciò accuse di brogli nei confronti del PRI attraverso la Caravana por la Democracia, simile all’Exodo degli anni precedenti. Dopo attente indagini, la Procuraduría General de la República diede ragione a López Obrador.

Il 2 agosto 1996 AMLO viene eletto presidente del PRD terminando l’incarico il 10 aprile 1999. Durante questo periodo il partito ottiene i migliori risultati elettorali e la più importante presenza nella rappresentanza nazionale della sua storia.

Le precedenti candidature presidenziali

Prima delle elezione di quest’anno,  Andrés Manuel López Obrador si era già candidato alla presidenza del Messico nelle precedenti due tornate. In quella del 2006, la sua prima campagna presidenziale, aveva mantenuto la testa nei sondaggi per tutto il periodo precedente le elezioni, salvo perdere soltanto per lo 0,58% contro Felipe Calderón (PAN). AMLO e il suo partito reclamarono accusando il PAN di brogli. Lo stesso avvenne sei anni dopo quando venne sconfitto da Enrique Peña Nieto. In entrambe le occasioni il Tribunal Electoral del Poder Judicial si pronunciò contro queste accuse sostenendo che la domanda per invalidare le elezioni era infondata e che la coalizione di López Obrador non aveva provato nessuna violazione costituzionale o del processo elettorale.

Enrique Peña Nieto e Lopez Obrador

I proclami elettorali e le incongruenze dei primi giorni di governo

López Obrador ha vinto le elezioni presidenziali messicane grazie a un programma che può essere definito tranquillamente populista. La rinuncia ai privilegi presidenziali è stata una delle tematiche maggiormente cavalcata durante la campagna elettorale. AMLO infatti si presenta come una persona umile, che incarna il volere popolare, e di conseguenza risulterebbe scomodo vederlo governare dalla residenza Los Pinos, dove i precedenti presidenti avevano alloggiato. Invece di essere una residenza, dunque, Los Pinos è stato recentemente aperto al pubblico nelle vesti di Museo Nazionale. AMLO ha anche promesso di dimezzarsi lo stipendio rispetto ai circa 150 mila dollari di Enrique Peña Nieto e non solo di rinunciare all’aereo presidenziale, ma anche di venderlo.

In pieno stile populista López Obrador ha promesso una lotta ferrea alla corruzione, male che imperversa nella politica messicana più o meno da sempre.

Nel suo discorso di vittoria a Zocalo, piazza principale di Città del Messico, AMLO si è così espresso: 

“Eliminare la corruzione e l’impunità sarà la principale missione del nuovo governo. In nessun caso il prossimo presidente della Repubblica permetterà la corruzione o l’impunità”.

Tuttavia, il 20 novembre, il nuovo presidente ha annunciato che perdonerà tutti i funzionari accusati di corruzione al fine di mettere un “punto finale” a questa “orrenda, tragica storia di corruzione” e che “cominciamo una nuova era” e da questo momento non si perdonerà più nessuno, compreso il presidente e i suoi funzionari se necessario.

Tra i punti cardine della proposta politica di López Obrador c’è da annoverare la lotta alla povertà, stato nel quale versano più di 4.5 milioni di messicani. Per fare ciò, il neo presidente ha promesso di aumentare i programmi di aiuti sociali in appoggio alle categorie più svantaggiate come anziani, madri sole e disabili. Un programma che ricorda molto quelli con cui Hugo Chavez consolidò la sua base elettorale nel corso degli anni.

L’altro problema che storicamente attanaglia la società messicana è la violenza. Secondo i dati del Secretariado Ejecutivo del Sistema Nacional de Seguridad Pública (SESSNP), si stima che almeno 170 mila persone siano morte per cause relative al crimine dal 2006 al 2016. Gli scomparsi, invece, sono circa 28 mila. L’ultima campagna elettorale, tra l’altro, è stata descritta dal rapporto del centro studi sulla violenza in Messico Etellekt, nel quale si parla di 120 assassini politici da dicembre 2017, come la più violenta dalla transizione del 1997. Per combattere questo fenomeno AMLO ha proposto di togliere l’esercito dalle strade e migliorare la coordinazione e la professionalizzazione  dalla polizia a livello nazionale.

Anche in questo caso le promesse di López Obrador si sono scontrate con la realtà dei primi giorni di governo. Il 14 novembre AMLO ha annunciato una riforma costituzionale per affidare la gestione della sicurezza alla Guardia nazionale, una nuova formazione militaresca da lui voluta. Nelle proposte del presidente messicano, inoltre, sono assenti finanziamenti per il rafforzamento e la professionalizzazione dei corpi di polizia locale, cosa che invece aveva annunciato nel programma.

L’ultimo punto cardine sul quale AMLO si è speso molto in campagna è la questione energetica e ambientale. Per quanto riguarda la prima questione, López Obrador mira a piantare un milione di alberi, a proteggere le riserve d’acqua e a ridurre le emissioni di gas serra, oltre ad aver promesso il rispetto dei parametri dell’accordo di Parigi sul clima. A proposito di energia, invece, la sua volontà è di esaminare e, in caso, modificare, la riforma realizzata da Enrique Peña Nieto che ha aperto la porta agli investimenti dei privati e allo sfruttamento degli idrocarburi.

Allo stesso tempo, però, ha annunciato la costruzione di una nuova raffineria (il cui costo è di circa 8 miliardi di dollari) al fine di rilanciare la produzione petrolifera e di rendere il Messico autosufficiente nei confronti degli Stati Uniti, dai quali attualmente viene importata la maggior parte della benzina.

Questo è il quadro che attualmente è possibile tracciare del nuovo presidente messicano. Un presidente con idee di sinistra, certo, ma che tende a contraddirsi e a lasciar aperta ogni possibile previsione su quelli che saranno i prossimi sei anni di governo; gli unici di AMLO vista la norma costituzionale che prevede l’impossibilità di essere rieletti. Almeno per il momento.

 

Fonti e approfondimenti:

Sito dell’INE, Istituto Nacional Electoral: 

https://computos2018.ine.mx/#/presidencia/nacional/1/1/1/1

Sito ufficiale Andrés Manuel López Obrador:

https://lopezobrador.org.mx/

Sito del Secretariado Ejecutivo del Sistema Nacional de Seguridad Pública:

https://www.gob.mx/sesnsp

Report sulla violenza politica in Messico:

http://www.etellekt.com/index.html

Articolo del quotidiano AltoNivel: “Perfil: ¿Quién es Andrés Manuel López Obrador (AMLO)?”

https://www.altonivel.com.mx/elecciones-2018/amlo/perfil-amlo-lopez-obrador/

Articolo CNN : 

¿Quién es Andrés Manuel López Obrador?

Articolo della rivista di geopolitica EastWest: “Messico: inizia la presidenza Amlo, ma ha già cambiato idea su tutto”
https://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/insediamento-lopez-obrador-messico

Articolo BBC: “López Obrador gana en México: ¿por qué es histórico el triunfo de AMLO en la elección presidencial mexicana?”

https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-44678613

 

 

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