Venti di Putin: i rapporti con gli Stati Uniti

Dopo aver osservato le relazioni con l’UE e con la Cina, in questo appuntamento dei nostri Venti di Putin ci concentreremo sulle relazioni fra la Russia e gli Stati Uniti.

Negli anni Settanta e Ottanta il rapporto fra Unione Sovietica e Stati Uniti, fino ad allora in piena guerra fredda, cominciò progressivamente a distendersi.  Fu stipulata una serie di trattati per limitare il riarmo e le reciproche minacce belliche. Nel 1989, l’ultimo leader dell’URSS Gorbachev e l’allora Presidente degli Stati Uniti George H. W. Bush dichiararono ufficialmente conclusa la guerra fredda al summit di Malta.

Gli anni Novanta furono un periodo relativamente tranquillo, ma i rapporti tornarono tesi dal Duemila in poi. In questo articolo approfondiamo le cause di questo irrigidimento e le dinamiche alla base dell’attrito fra le due potenze, a partire dagli eventi che hanno scandito la crescente rivalità dei due Paesi fino a osservarne le dinamiche alla base.

La distensione dopo il crollo dell’URSS

Durante la presidenza El’cin (1991-1999) il rapporto tra le due grandi potenze fu generalmente disteso. La Russia stava cercando di introdurre un’economia di mercato tramite una fase di liberalizzazione sfrenata. Gli scambi con l’Occidente si intensificarono rapidamente, e liberandosi dal partito unico e dall’economia pianificata, la Russia sembrava aderire (almeno formalmente) al modello della democrazia liberale di cui gli Stati Uniti erano il principale promotore.

Il rapporto cominciò a logorarsi nel 1999, a causa del bombardamento nella guerra del Kosovo ai danni di Serbia e Montenegro da parte della NATO . Questa azione fu ferocemente condannata dalla Russia come un’aggressione ingiustificata e volta ad ampliare la propria sfera di influenza. A partire dall’insediamento di Putin nel 2000, il rapporto fra Russia e Stati Uniti si è fatto sempre più conflittuale. 

Gli episodi chiave

Il primo mandato di Putin nel 2000 iniziò con un crescente sospetto nei confronti degli Stati Uniti, a causa di quella che venne percepita come una volontà espansionistica aggressiva da parte della NATO. I rapporti fra i due presidenti Putin e Bush erano particolarmente tesi. I tempi di pace di Gorbachev e El’cin erano ormai lontani: sin da subito, Putin ha mostrato la sua volontà di riabilitare la Russia sulla scena mondiale, in seguito al crollo disastroso dell’Unione Sovietica e alla leadership debole e decadente di El’cin. Questa ambizione non poteva che avvenire ai danni della superpotenza nordamericana, che aveva ormai l’egemonia globale e si era autodichiarata vincitrice della guerra fredda.

Negli ultimi vent’anni, quindi, una serie di avvenimenti ha corollato questa volontà precisa, aumentando la tensione fra i due Paesi. Nel 2002, gli Stati Uniti si ritirarono dal Trattato anti missili balistici (ABMT) firmato da Stati Uniti e URSS nel 1972, allo scopo di formulare una nuova strategia di difesa in seguito all’11 settembre 2001. Putin dichiarò il ritiro statunitense “un errore”. Inoltre, criticò aspramente l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, pur non esercitando il diritto di veto nell’Assemblea delle Nazioni Unite. L’escalation del riarmo bellico proseguì poi nel 2007, con l’annuncio da parte della Casa bianca di installare nuovi sistemi di difesa balistica nell’Europa centrale e orientale, a cui la Russia rispose con svariati test di missili intercontinentali a lungo raggio.

Il mandato presidenziale di Medvedev (2008-2012), in concomitanza con la presidenza Obama, fu una parentesi di relativa tranquillità, in cui la presidenza russa si concentrò su grandi riforme di modernizzazione interna.

Al ritorno al potere di Putin, tuttavia, il rapporto si incrinò ulteriormente con la firma del Magnitsky Act da parte di Obama. Il decreto è da intendersi come un provvedimento sanzionatorio ai danni della Russia, che limita l’ingresso di alcuni cittadini, diplomatici e alti funzionari russi in territorio statunitense. Il casus belli alla base del decreto fu la morte violenta del commercialista fiscale Sergey Magnitsky, imprigionato a Mosca mentre indagava grandi frodi fiscali. Il decreto tuttavia non intacca le relazioni commerciali Russia-USA, rimarcando in maniera indiretta la necessità di lasciare fronti aperti.

Un altro episodio di spicco nella tensione russo-statunitense fu la protezione de facto offerta a Edward Snowden nel 2013. In fuga dalle autorità statunitensi in seguito alla pubblicazione di documenti segreti, Snowden ha vissuto 39 giorni all’interno dell’aeroporto di Mosca Sheremetevo, in seguito ai quali gli fu concesso un asilo temporaneo di un anno. 

Inoltre, gli Stati Uniti imposero alla Russia pesanti sanzioni economiche e diplomatiche a causa dell’annessione della Crimea nel 2014 – dagli Stati Uniti ferocemente condannata come occupazione illegittima di territorio sovrano ucraino. Oltre a ciò, il supporto russo al regime di Assad in Siria nel 2015 scatenò la sospensione degli accordi bilaterali fra Russia e Stati Uniti riguardanti il conflitto siriano.

In seguito all’elezione di Trump nel 2016 c’è stata un’apparente riconciliazione tra Russia e Stati Uniti. Questa distensione dei rapporti è stata in realtà piuttosto ambigua, come testimoniano diverse questioni contraddittorie accadute negli ultimi anni. Se da un lato, infatti, le dichiarazioni di Trump e Putin sono sempre state segnate da un’apparente stima reciproca, dall’altro nel quadriennio i due Paesi hanno avuto occasione di confrontarsi in maniera conflittuale diverse volte.

Tra le altre cose, infatti, gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina armi anticarro per far fronte all’offensiva filorussa in Ucraina orientale, e hanno apertamente accusato la Russia di violare gli accordi presi in precedenza ai fini di evitare un’escalation del conflitto in Siria. Il caso Skripal in Regno Unito e le accuse di infiltrazione nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, e la conseguente inchiesta “Russiagate”, hanno contribuito a polarizzare l’opinione statunitense (e occidentale in generale) in relazione alla Russia. Inoltre, vi sono stati screzi relativi al ritiro statunitense dal trattato antimissili INF, firmato da Reagan e Gorbachev nel 1987.

Fonte: kremlin.ru

I problemi di fondo

Questi episodi non sono solamente i punti di svolta nell’ambito delle relazioni internazionali, bensì sono la manifestazione di dinamiche e problematiche che caratterizzano la posizione della Russia sulla scena globale. Vediamo quali.

La Russia come “grande potenza”

Come accennato in precedenza, gli sforzi di Putin sin dal 2000 sono concentrati nella riabilitazione della Russia come grande potenza (“great power”) sulla scena globale. Nel caso specifico della relazione con gli Stati Uniti, si tratta di compensare la evidente disparità fra la prima potenza mondiale e una ex potenza in declino da trent’anni. A ciò si aggiunge anche un’incompatibilità di fondo relativa alla visione dell’ordine mondiale: se gli Stati Uniti si tengono saldi al loro primato, la Russia punta alla creazione di un ordine globale multipolare che possa scardinare la potenza statunitense dalla sua egemonia. Questa incompatibilità finisce per inevitabilmente essere territorio di scontro nella relazione fra i due Paesi.

Spesso, gli Stati Uniti hanno declassato la Russia a mera “potenza regionale” che non può competere economicamente con la “potenza globale” statunitense. A ciò, la Russia ha risposto con crescente impegno nella difesa, nella sicurezza e nel riarmo bellico, incluso il settore nucleare e il cyberspazio.

Espansione della NATO e del modello democratico

A queste tensioni si aggiunge la minaccia dell’espansione verso est della NATO dal 1997 al 2007, a cui si aggiunge il riconoscimento ufficiale dello status di aspiranti membri all’Ucraina e alla Georgia. Oltre alla minaccia di fatto relativa alle basi militari, e dunque a un accerchiamento del territorio russo, vi è anche uno scontro ideologico in corso. Infatti, la Russia adduce la motivazione relativa alla “sfera d’influenza”, al passato comune sovietico, e a una comunanza di radici e tradizioni fra lei e i Paesi “contesi”.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, nel dibattito pubblico relativo alla Russia rifiutano questa visione del mondo relativa alle sfere di influenza di grandi potenze regionali che in questo modo si “spartirebbero” l’egemonia globale. Al contrario, ribattono ribadendo la sovranità nazionale e la libertà di ogni stato sovrano. Questa politica estera è percepita dalla Russia come un attacco personale volto a minarne la posizione nella scena globale.

Allo stesso modo, dal 2000 in poi la Russia è impegnata a contrastare l’insorgere delle “rivoluzioni colorate” che hanno già minato i regimi in Ucraina, Georgia e Kyrgyzstan (e sono invece fallite in Azerbaigian, Bielorussia e Mongolia). Gli Stati Uniti, invece, hanno sempre supportato queste istanze nel nome dell’autoaffermazione dei popoli, dell’emancipazione dal totalitarismo e della democrazia.

Norme di comportamento

Ulteriore fattore di tensione è ciò che viene considerato accettabile e non dai due Paesi in questione. Infatti, sia in politica interna che in politica estera, Russia e Stati Uniti fanno riferimento a norme di comportamento radicalmente diverse. Il divario riguarda principalmente i diritti umani, sistematicamente violati in Russia secondo la prospettiva occidentale, la repressione del dissenso e degli oppositori politici, fino alle tecniche di conflitto

Rispetto a quest’ultime, la Russia è stata ripetutamente accusata di usare strumenti illegittimi, come l’infiltrazione nelle elezioni presidenziali e nei media esteri, e tattiche di cyberguerra. Le diverse concezioni relative alla legittimità di una determinata azione complicano il confronto sul tema, che spesso si tramuta in aperto conflitto.

Interessi in politica estera

Altro punto nevralgico della relazione fra Russia e Stati Uniti è il reciproco interesse nei confronti della Cina e della regione Asia Pacifico. In generale, questa area ha un ruolo sempre maggiore negli scambi e nelle dinamiche globali. La Cina da tempo rappresenta una minaccia sempre maggiore nei confronti del primato economico statunitense, che dunque cerca di intensificare gli accordi commerciali in modo da volgere la situazione a proprio favore. Per la Russia, invece, la Cina rappresenta un indispensabile alleato (con cui è impossibile competere, e che è necessario ingraziarsi) nell’instaurazione di un nuovo ordine globale multipolare, specialmente dopo l’escalation delle tensioni con l’occidente in seguito all’annessione della Crimea.

Ideologia anti – americana

Infine, ultimo elemento focale è l’esigenza di un’ideologia spiccatamente anti-americana per il regime di Putin. Infatti, la componente ideologica è un elemento fondamentale al mantenimento dello status quo russo, così come lo è il favore dell’opinione pubblica e delle élite. Putin ha da subito ri-adottato l’ anti-americanismo che si era progressivamente attenuato negli ultimi anni di vita dell’URSS. A sua volta, questa ideologia ha radici ben più profonde. Nasce infatti dallo scontro fra occidentalisti e slavofili che ha caratterizzato secoli di cultura, politica, dibattito pubblico e letteratura russa. 

Nella Russia di Putin, l’anti-americanismo ha fondamentalmente due funzioni. La prima consiste nel cosiddetto “errore fondamentale di attribuzione”, per cui vi è la tendenza a caratterizzare il comportamento di agenti esterni riferendosi alle loro caratteristiche negative, e il proprio basandosi sulle circostanze esterne. In quest’ottica, il rapporto Russia-Stati Uniti diventa una lotta fra il bene (la Russia) e il male (gli USA), e la politica esterna della Russia viene presentata come mera reazione alla minaccia egemonica e unipolare statunitense, quindi giustificando le azioni illegittime con una causa di forza maggiore.

La seconda funzione dell’anti-americanismo putiniano riguarda la costruzione dell’identità russa in chiave antinomica. Infatti, in seguito al crollo dell’URSS, la Russia si è trovata in una sostanziale crisi identitaria che ha rischiato (e tuttora rischia) di minare la coesione delle parti sociali attorno alla figura di Putin, in mancanza di un fattore collante. Fra i fattori collanti proposti dal presidente vi è senza dubbio la funzione di oppositore a una presenza incombente, minacciosa e assolutamente negativa, rappresentata dagli Stati Uniti.

Uno scontro sistemico

Per via di tutte le questioni elencate, le relazioni fra Russia e USA sono caratterizzate da una tensione che è sistematica e deriva da un sostanziale conflitto di interessi. Tuttavia, è indispensabile portare avanti un confronto, poiché entrambi i Paesi sono punti chiave della reciproca politica estera e, per molti versi, interna (in quanto hanno un ruolo di spicco nella creazione del consenso). Allo stesso modo, è indispensabile una maggiore comunicazione in questioni di sicurezza e difesa, nonché una convergenza sui comportamenti più o meno accettabili, ai fini di ridurre lo spazio del conflitto.

Fonti e approfondimenti

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Alexander V. Laskin, Anna Popkova, Natalya M. Nesova & Oleg Kashirskikh (2019) Let’s Agree to Disagree: A Coorientational Study of U.S.-Russia Relations, International Journal of Strategic Communication, 13:3, 167-181

Andrey Sushentsov, Maksim Suchkov (2018), THE NATURE OF THE MODERN CRISIS IN U.S.-RUSSIA RELATIONS, Russia in Global Affairs

Lev Gudkov (2018) Structure and Functions of Russian Anti-Americanism: Mobilization Phase, 2012–2015, Russian Social Science Review, 59:4

Christopher S. Chivvis (2017), Understanding Russian “Hybrid Warfare” And What Can Be Done About It, Rand Corporation

Dmitry Suslov (2016) US–Russia Confrontation and a New Global Balance, Strategic Analysis, 40:6, 547-560

Michael Rywkin (2013) Common Interests of the United States and Russia: A Reflection, American Foreign Policy Interests: The Journal of the National Committee on American Foreign Policy, 35:2, 101-107

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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