Brexit: Cosa prevede l’accordo commerciale tra UE e Regno Unito

Grafica: Lo Spiegone. Immagini: EU2017EE, European Parliament, Alexas_Fotos.

Il 24 dicembre, l’Unione europea e il Regno Unito hanno raggiunto un accordo di massima sulle relazioni economiche e politiche future. Arrivato a pochi giorni dalla scadenza del periodo di transizione, questo storico accordo commerciale tutelerà l’UE da concorrenza sleale e svincolerà definitivamente il Regno Unito dalla guida europea. Dopo giorni di impasse, i negoziatori Michel Barnier e David Frost hanno trovato un compromesso anche grazie all’intervento del Primo ministro britannico Boris Johnson e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Quanti accordi Brexit esistono?

Dopo anni di negoziati e scadenze più o meno rispettate, è normale fare un po’ di confusione. Per questo, bisogna ricordare che esistono due accordi importanti nel processo di Brexit. Il primo, firmato nell’ottobre 2019, è l’accordo di recesso, che stabilisce le condizioni per un’uscita ordinata del Regno Unito dall’UE, senza vuoti legislativi. Questo è entrato in vigore il 1 febbraio 2020, data ufficiale di Brexit, quando ha avuto inizio il periodo di transizione. In questa fase, il Regno Unito era già un Paese terzo, ma ancora soggetto alla legislazione UE.

In questi mesi, UE e Regno Unito hanno negoziato un accordo di commercio e cooperazione – ossia il patto appena concluso, che fornirà il nuovo quadro normativo allo scadere del periodo di transizione. È un testo di 1246 pagine, che comprendono l’accordo vero e proprio, composto di sette parti, più una serie di allegati. A questo si aggiungono 15 dichiarazioni congiunte su diversi temi.

Perché l’accordo è così importante?

L’accordo pone fine all’incertezza legata alla fine del periodo di transizione. Se i negoziati fossero falliti o si fossero protratti oltre il 31 dicembre 2020, si sarebbe verificato il cosiddetto scenario no deal. Dal 1° gennaio 2021 tutte le barriere – commerciali, di movimento – tra il Regno Unito e l’UE sarebbero state ripristinate istantaneamente.

Cosa copre l’accordo?

L’accordo è principalmente di natura commerciale e prevede la rimozione dei dazi e quote per tutte le merci che rispettino le cosiddette “norme d’origine” (ossia regole per determinare quando è un prodotto è originario del Paese partner, in base alla provenienza delle materie prime e al processo produttivo). Questo non vuol dire che tutte le barriere siano rimosse: l’accordo, infatti, pone fine alle cosiddette quattro libertà di movimento del mercato unico europeo (di beni, servizi, persone e capitali). Nel concreto, significa che saranno ripristinati i controlli alla dogana per merci e persone e per visitare il Regno Unito sarà necessario il passaporto.

Non sarà necessario un visto se si visita il Regno Unito per turismo e si rimane nel Paese per meno di sei mesi; per periodi più lunghi, invece, bisognerà richiederlo, con poche eccezioni. Il visto sarà quasi sempre necessario se ci si stabilisce nel Paese per lavoro, anche se per meno di sei mesi.

Il testo include anche misure per tutelare la concorrenza e vincoli ambientali, sanitari e delle condizioni lavorative.

Una questione economicamente marginale ma politicamente importante è quella della pesca. L’UE voleva mantenere l’accesso alle acque britanniche per la pesca, mentre il Regno Unito voleva istituire un sistema di quote annuali. Il problema della pesca è rimasto irrisolto per mesi e ha messo più volte a rischio i negoziati.

Infine, è stato raggiunto un compromesso. Fino a giugno 2026, i pescherecci UE avranno accesso alle acque territoriali britanniche ma dovranno ridurre il pescato del 25%. Dopo questa data, l’accesso e le quote saranno rinegoziate ogni anno.

Cosa ne è escluso?

Ci sono tre grandi assenti in questo accordo: i servizi, la politica estera e gran parte dei programmi dell’UE.

Mentre gli scambi di beni sono abbastanza liberalizzati, lo stesso non si può dire dei servizi. Dal 1 gennaio 2021, gli individui e le imprese britanniche che offrivano servizi nell’UE, come le banche, non potranno più beneficiare del principio del Paese di origine. Questo principio stabilisce che chi presta un servizio all’estero debba sottostare alle regole del Paese dove ha sede l’impresa, non quello in cui effettua il servizio. Si tratta, in pratica, di un’autorizzazione automatica, che facilita il “movimento dei servizi°. Il 1 gennaio, questo riconoscimento automatico verrà meno e le imprese britanniche dovranno adattarsi alle regole dei singoli Stati membri, aumentando quindi il carico burocratico, o spostare le proprie operazioni sul territorio dell’Unione. I servizi finanziari saranno oggetto di un accordo separato che sarà discusso all’inizio del prossimo anno.

È un duro colpo per il Regno Unito, anche se non inatteso: i servizi costituiscono più del 40% delle sue esportazioni verso l’Unione.

Anche il riconoscimento delle qualifiche professionali non avverrà più in maniera automatica ma bisognerà farne richiesta. Tutte queste nuove restrizioni per cittadini e imprese britanniche nell’UE valgono, ovviamente, anche per individui o aziende dell’UE che lavorano nel Regno Unito.

Il traffico dei dati sarà mantenuto in via provvisoria per sei mesi, per dar tempo a Regno Unito e UE di decidere se il regime di protezione dei dati offerto dalla controparte sia soddisfacente.

La politica estera e di sicurezza è stata esclusa dai negoziati per volere del Regno Unito, che vorrebbe ricrearsi un ruolo indipendente sulla scena internazionale. Il Regno Unito ha anche scelto di ritirarsi dalla maggioranza dei programmi UE aperti ai Paesi terzi, come Erasmus; continuerà a partecipare (e a contribuire economicamente) solo a cinque iniziative, tra cui Horizon Europe.

Cosa cambia per il Regno Unito?

L’accordo appena negoziato è un caso probabilmente unico di accordo commerciale che aggiunge barriere, invece di abbatterle. Non si tratta solo di una questione pratica, ma anche politica. Fin dal 2016, infatti, l’UE aveva stabilito un principio negoziale irrinunciabile: nessuno Stato terzo può godere di condizioni migliori rispetto a quelle di cui beneficerebbe in quanto membro. Inoltre, a un allontanamento normativo dall’UE corrisponde sì maggiore indipendenza legislativa e politica, ma anche un accesso via via più limitato al mercato unico europeo.

Le condizioni dell’accordo attuale, dunque, riflettono sia il mandato negoziale UE, sia la volontà britannica di “take back control” — riprendere il controllo sulle proprie leggi, sulla propria politica estera, sui propri confini.

L’accordo è approvato?

L’accordo non è ancora approvato, anche se è improbabile che qualcosa cambi. Il Parlamento britannico si riunirà in sessione straordinaria a fine dicembre per votare il testo. Per l’UE, invece, la procedura è un po’ più complessa. Si ricorrerà, infatti, alla cosiddetta applicazione provvisoria per tutelare il ruolo del Parlamento europeo, evitando allo stesso tempo lo scenario no deal.

Il giorno di Natale, Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) ha approvato il testo, che sarà votato dal Consiglio dell’UE entro la fine dell’anno. La Commissione sottoporrà inoltre una proposta di decisione al Consiglio per istituire il periodo di applicazione provvisoria dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021. In questi due mesi, l’accordo sarà in vigore, mentre il Parlamento europeo lo esaminerà e deciderà se dare il suo consenso. Anche se l’assemblea non è vincolata all’approvazione, è improbabile che ribalti il risultato di mesi di negoziati.

Quindi è la fine di Brexit?

Tutti ci sperano, ma l’accordo appena raggiunto non segna la fine di Brexit, per almeno tre ragioni.

La prima è che, per mancanza di tempo e per la complessità dei negoziati, su alcune aree, come la circolazione e la protezione dei dati, si sono raggiunti accordi provvisori. Questi “mini-accordi” possono anche essere rescissi o modificati indipendentemente dal resto dell’accordo, aprendo quindi la strada a tante “mini-Brexit” in futuro.

In secondo luogo, l’adozione di periodi di transizione in aree critiche come quella della pesca, ma anche per la revisione dell’accordo in generale, porterà inevitabilmente al riemergere della “questione Brexit” nel giro di pochi anni — un problema non solo per i rapporti tra Regno Unito e UE, ma anche per la politica interna britannica, divisa da decenni sul tema del rapporto con l’Europa.

Infine, un accordo così delicato, giunto al termine di una fase politica così complessa, non potrà non lasciare degli strascichi. Non tarderanno a emergere delle dispute commerciali e politiche, soprattutto quando, nel corso del tempo, la legislazione britannica divergerà sempre più da quella dell’UE.

E mentre l’Unione europea esce da questo processo tutto sommato compatta, il Regno Unito avrà molte fratture da sanare al suo interno. La questione del confine irlandese è stata temporaneamente risolta con un protocollo che mantiene aperto il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, condizione essenziale per garantire la stabilità dell’isola ma che rischia di disgregare l’unità del mercato interno britannico. In Scozia, la First Minister Nicola Sturgeon si è già opposta all’accordo e aspetta le elezioni locali del 2022 per rafforzare la propria posizione e convocare un nuovo referendum sull’indipendenza.

Insomma: abbiamo chiuso un altro, lungo capitolo di Brexit. Ma la storia non si concluderà così presto.

 

A cura della redazione Europa. Clicca qui per leggere tutti i nostri approfondimenti su Brexit.

 

 

Fonti e approfondimenti

Commissione europea, Annex to the Recommendation for a Council Decision approving the conclusion, by the European Commission, of the Agreement between the Government of the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland and the European Atomic Energy Community for Cooperation on the Safe and Peaceful Uses of Nuclear Energy and the conclusion, by the European Commission, on behalf of the European Atomic Energy Community, of the Trade and Cooperation Agreement between the European Union and the European Atomic Energy Community, of the one part, and the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland, of the other part, COM(2020) 857 final, 25/12/2020.

Commissione europea, EU-UK Trade and Cooperation Agreement: protecting European interests, ensuring fair competition, and continued cooperation in areas of mutual interest, comunicato stampa, 24/12/2020.

U.K. government, Agreements reached between the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland and the European Union, aggiornato al 26/12/2020.

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: