Il personaggio dell’anno: Mohammad Hasan Akhund

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Quasi un mese dopo la presa di Kabul del 15 agosto, il movimento dei talebani ha annunciato i componenti del governo del non ancora riconosciuto Emirato islamico d’Afghanistan. Tra i 33 rappresentanti scelti, tra ministri e vice ministri, spiccano diversi nomi della vecchia guardia talebana, tra cui Mohammad Hasan Akhund. Con il ruolo di Primo ministro ad interim, Akhund mette d’accordo le varie fazioni del movimento, oltre a segnare la continuità della nuova entità governativa con l’emirato precedente (1996-2001). Akhund figura tra i fondatori del movimento e, rispettato in ambito religioso e politico, gode di grande autorità tra le tribù Pashtun, risultando un elemento stabilizzatore in una forza politica più eterogenea di quanto si creda.

Teologia e politica estera: la vita di Akhund e la nascita dei talebani

Come di molti talebani, dell’infanzia di Akhund si sa molto poco. Secondo le Nazioni Unite, la nascita del Primo ministro risale a una data compresa tra il 1945  il 1958 a Pasmul, una città nella provincia di Kandahar, nel sud del Paese. Come gran parte della popolazione della provincia, Akhund appartiene all’etnia Pashtun, maggioranza nello Stato centrasiatico, e alla tribù Durrani, diffusa nel Balochistan – una regione che si estende dall’Iran meridionale a oltre l’Indo in Pakistan, inglobando, nel mezzo, circa metà Afghanistan. Addirittura, secondo alcune testate, tra cui l’emittente qatariota Al-Jazeera, Akhund avrebbe nobili natali, vantando una linea di sangue con Ahmad Shah Durrani (1722-1772), fondatore dell’impero Durrani che al suo apice controllava tutto l’Afghanistan, il Pakistan e alcune regioni settentrionali dell’Iran e dell’India.

A differenza di gran parte dei primi talebani, Akhund non partecipò mai (o almeno da quanto è trapelato nel corso della sua vita) al Jihad contro l’invasione sovietica del 1979-1989. Tuttavia, grazie alla sua partecipazione a svariati seminari di teologia islamica a Kandahar – centro religioso e spirituale afghano – Akhund ha svolto mansioni religiose tra le fila dei mujaheddin impegnati nella guerra. La sua nobile stirpe, insieme alla conoscenza delle questioni religiose e del Pashtunwaili (il codice etico Pashtun che, unito alla Sharia’a, rappresenta il pilastro dell’ideologia talebana), gli fecero guadagnare il rispetto dei guerriglieri e il titolo di mullah (titolo onorifico della tradizione islamico-sunnita, che può indicare un dotto in materie islamiche o un insegnante nelle madrase). La sua conoscenza della religione islamica lo ha portato a guadagnarsi anche la fama di teorico, arrivando a pubblicare sulle riviste di propaganda jihadista articoli e riflessioni che, anni dopo, sono divenute parte della struttura teorica del movimento talebano.

Il movimento, il primo emirato dei talebani e l’amicizia con il Mullah Omar

È quasi certo, secondo le fonti su cui si è basata l’Onu nell’elaborazione del profilo del Primo ministro ad interim talebano, il legame di amicizia che, fin dall’infanzia, ha legato Akhund a Mohammed Omar Mujahid, meglio noto come il Mullah Omar, tra i fondatori e prima guida suprema dei talebani. Anche il Mullah Omar, infatti, era originario della provincia di Kandahar, dove ha frequentato le scuole religiose della città, luoghi in cui ha probabilmente incontrato Akhund. È noto che, durante gli anni della guerra, Omar si rivolgeva spesso ad Akhund per chiedere pareri in materia religiosa. La stima che Omar provava per l’amico Akhund trasformò quest’ultimo in uno dei primi stretti collaboratori del Mullah quando, a fine guerra, i talebani emersero come la fazione armata più potente nelle lotte tra le fazioni che si contesero il potere dopo il ritiro sovietico. Nel 1996, con la fuga da Kabul del presidente Burhanuddin Rabbani e l’uccisione del suo predecessore Mohammad Najibullah, il movimento guidato dal Mullah Omar fondò l’Emirato d’Afghanistan costituendone il primo governo. 

Akhund venne scelto come ministro degli Esteri e vice Primo ministro all’interno del governo guidato dal capo dell’esecutivo Mohammad Rabbani, un altro dei fondatori del movimento. Fin dal primo incarico, Akhund si distinse per le sue doti politiche. Infatti, fu proprio l’attuale Primo ministro talebano a guidare gli incontri e le trattative che, tra il 1996 e il 2001, portarono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Pakistan a riconoscere ufficialmente la nuova autorità di Kabul. Tale riconoscimento permise ai talebani di ottenere fondi dalle monarchie del Golfo e armamenti dal Pakistan, Paese che garantì ad Akhund anche la possibilità di continuare a formare le giovani leve del movimento nelle proprie madrase, fondamentali all’indottrinamento dei mujaheddin durante il decennio 1979-1989. Le funzioni diplomatiche di Akhund non si limitarono però solo agli esteri: godendo del rispetto di praticamente tutte le principali tribù Pashtun, Akhund fu capace di risolvere diatribe di natura territoriale e di spartizione delle cariche mettendo d’accordo i capi-clan che per secoli avevano rappresentato una spina nel fianco di qualsiasi autorità che provasse ad accentrare il potere dell’Afghanistan nelle proprie mani.

Akhund nella Quetta Shura e nel nuovo emirato: il periodo tra il 2001 e il 2021

Con l’invasione statunitense del 2001, i piani alti dei talebani furono costretti ad abbandonare il Paese, compresi il Mullah Omar e Akhund. Rifugiatisi a Quetta, nel nord del Pakistan, i talebani si riorganizzarono creando la Quetta Shura (o Rabbari Shura, il Consiglio delle Guide), organo consultivo-decisionale composto dai leader dei talebani. All’interno della Quetta Shura, Akhund ha continuato a recitare il ruolo di collante, guida spirituale e diplomatico del movimento talebano. Durante il ventennio tra la fine del primo emirato e l’inizio del secondo, Akhund ha stretto importanti legami con il Qatar, diventando poi tra i principali sponsor dei fondamentalisti, e secondo fonti non certe, con Cina, Russia e Iran. Inoltre, con la morte per tubercolosi del Mullah Omar nel 2013, Akhund divenne il braccio destro del successore Akhtar Mansour, garantendo la continuità del movimento con i precetti del fondatore e prima guida suprema. Alla morte di Mansour, avvenuta nel 2016 per mano di un raid statunitense, Akhund rimase la voce più autorevole della Quetta Shura (prima era seconda solo a quella del capo supremo di turno), risultando per molto tempo il degno successore di Mansour in veste di guida del movimento. Secondo i servizi di intelligence statunitensi, Alhund avrebbe però declinato la carica, favorendo l’attuale guida spirituale Habaitullah Akhunzada, suo grande amico. Tuttavia, Akhund rimase il vero capo della Quetta Shura, esprimendo l’ultima parola su questioni di primaria importanza, soprattutto in ambito religioso e politico (ha avuto un ruolo importante nel disegnare le linee guida delle trattative di Doha).

Il 7 settembre scorso, Akhund ha ottenuto la carica di Primo ministro ad interim da parte del capo di Stato Akhunzada. Nonostante altri leader dei talebani siano riusciti a farsi conoscere maggiormente a livello globale durante gli ultimi mesi, Akhund rimane il collante del movimento. La sua autorità religiosa lo fa rispettare da tutte le componenti del movimento, mentre le sue capacità politiche lo rendono un interlocutore importante sia per le varie fazioni talebane (quella di Kandahar e la Rete Haqqani su tutte), sia per gli Stati esteri. Tutte capacità che lo rendono una figura di primo piano, nonché uno dei pochi in grado di far reggere in piedi l’esecutivo.

 

Fonti e approfondimenti

Al Jazeera, Profile: Mohammad Hasan Akhund, the head of Taliban government, 7 settembre 2021.

Indelicato M., “Chi è Mohammad Hasan Akhund”, Inside Over, 12 settembre 2021.

Reuters, “Factbox: Mohammad Hasan Akhund: Veteran Taliban leader becomes acting Afghan PM”, 7 settembre 2021.

Shaban S., “Who exactly is Mohammad Hasan Akhund, Afghanistan’s new prime minister?”, Gulf News, 9 settembre 2021.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

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