I fondamenti del pensiero jihadista

Gli attentati di Londra ci hanno rimesso davanti alla minaccia jihadista, che ci spaventa e che spesso non riusciamo a capire. La domanda che nasce spontanea è: in cosa deve credere un uomo per arrivare ad un gesto criminale così efferato? Le risposte, la maggior parte delle volte, sono vaghe o molto fantasiose ( come la storia delle 72 vergini in paradiso). Cerchiamo di mettere ordine nell’orizzonte jihadista.

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Iniziamo dalla parola Jihad. La Jihad è una parola molta usata nel Corano e nella Sunna (legge islamica), ma con diversi significati che dipendono dalle diverse interpretazioni che le varie comunità e teologi danno a questo termine. Dal punto di vista dottrinale, la Jihad ha due significati che la distinguono nella “grande Jihad” e nella “piccola Jihad”. (nonostante in arabo la parola jihad sia maschile in questo articolo è usata al femminile per una questione di resa linguistica italiana)

“La Grande Jihad” si riferisce alla lotta interiore all’uomo per avvicinarsi sempre di più a Dio, rispettando tutte quelle norme e regole che Maometto ha tramando e che sono mantenute nei testi sacri. Una ricerca di Dio nel sacrificio delle proprie passioni, nella meditazione e nella preghiera (un concetto che ci ricorda molto il cristianesimo mistico e il buddismo)

“La piccola Jihad” invece indica la lotta fisica in difesa della fede islamica. L’interpretazione di questo termine è molto controversa. Alcuni affermano che la difesa della fede debba essere fisica solo nel caso in cui siano minacciati i luoghi sacri, altri affermano che la difesa della fede non può che essere non violenta ma esistono anche teorie secondo cui l’Islam debba espandersi a discapito degli infedeli. Il Corano non è chiaro e contiene versetti che avvalorano tutte queste teorie, di conseguenza si trasforma in uno strumento nelle mani dei vari imam per aiutare la propria teoria.

Il termine Jihad esiste dal settimo secolo, ma da quando esiste l’islamismo o jihadismo che adesso noi temiamo e cerchiamo di debellare? L’islamismo moderno secondo la maggior parte degli analisti del mondo islamico nasce verso la metà degli anni 60 ed emerge con l’inizio della crisi del nazionalismo arabo. Alla fine del periodo coloniale infatti gli Stati mediorientali vedono una speranza nella nascita dei nazionalismi, vedendo in questa evoluzione una similitudine con lo sviluppo degli Stati occidentali e una possibilità di superare i tribalismi mediorientali. Questa speranza purtroppo evaporerà in poco tempo con la sconfitta dell’Egitto nella Guerra dei Sei Giorni e con i vari fallimenti politici in tutto il Medioriente, dove nessun nazionalismo è riuscito a superare le divisioni interne.

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In questo clima di sfiducia, in questi stati divisi si presentano due pensatori fondamentali per i terroristi attuali: Sayyd Qutb e Abdul l-A’la Mawdudi.

Qutb è un egiziano che da giovane studia a Dār al-ʿulūm , un’ università di tendenza conservatrice dove ha studiato Hasan Al Banna (padre dei Fratelli Mussulmani). Il giovane Qutb si ritrova e si sente rappresentato dalla frase manifesto dei Fratelli Musulmani “Il corano è la nostra Costituzione” di tutta risposta ai vari nazionalismi. Qutb però irrigidisce questa visione e durante il periodo in cui è incarcerato, per aver complottato contro Nasser, arriva ad elaborare il concetto di jahiliyya (barbarie pre-islamica). Con questo termine indica la situazione dove è assente l’Islam o dove l’Islam non è al potere. I fautori della jahiliyya sono per lui “tafkir “(nemici di Dio) e, secondo Qutb, l’omocidio del tafkir è lecito.

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Dopo la morte di Qutb, impiccato da Nasser, Mawdudi ne raccoglie le idee e le sviluppa ulteriormente. Mawdudi è pakistano e porta le idee jihadiste ad un livello successivo più pratico e partorisce il concetto della”avanguardia islamica“. Su questa teoria si basano tutte le idee dei gruppi terroristici da Al Quaeda ai gruppi affiliati all’ ISIS, infatti si vedono come degli avanguardisti che guideranno il mondo verso un regno islamico in nome di Allah.

Queste visioni fondamentaliste sono state create negli anni ’70 ma trasmesse da personaggi come ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām. Quest’ultimo è una figura importante del jihadismo. Dopo essere stato padre spirituale di Osama Bin Laden  e teorico della guerriglia afghana contro i sovietici ha contribuito a creare la mentalità jihadista. Personaggi come Azzam sono stati utilizzati dagli Americani e dai Sauditi da sempre come strumenti di guerra indiretta. L’attuale califfo Abu Bakr Al Baghdadi è stato formato sulla base delle letture di Qutb e Mawdudi sotto la guida di Al Zarqawi, capo di Al Qaeda in Iraq.

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Tutti i pensatori dell’islamismo come vediamo non provengono dalle file dei religiosi islamici (gli ulema) ma anzi sono laici che si basano su interpretazioni integraliste del pensiero come quella wahabita e salafita (nettamentente minoritarie nel mondo islamico). Queste correnti sono delle versioni ultraconservatrici del pensiero islamico. In particolare loro credono in una interpretazione assolutamente letterale di tutta la Shari’a. Questo insieme di consuetudini e modi di vivere scritti sul modello del Profeta (raccolte dal Corano e dalla Sunna), sono stati scritti intorno al VIII secolo D.C. e di conseguenza sono frutti di quel periodo storico. Infatti l’Islam moderato definisce queste solo delle indicazioni che i giuristi devono adattare ai tempi e anche rifiutarle nel caso siano considerate sbagliate.

Su questi due pensatori e queste interpretazioni integraliste si basa la visione che arma la mano ai terroristi islamici in tutto il mondo. Queste letture e queste visioni sono però solo la scusa che spinge gli uomini a uccidere in nome di un Dio. Al Qaeda, ISIS e qualsiasi altro gruppo terroristico islamico sono mossi per prima cosa da motivi politici e i veri burattinai di questi criminali sono le grandi potenze estere (come Usa, Arabia Saudita, Qatar) che li utilizzano a proprio uso e consumo come armi per i propri interessi.

Per approfondimenti:

“Jihad, ascesa e declino del fondamentalismo islamico” Gilles Kepel

“Oltre il terrore e il martirio” Gilles Kepel

 

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