L’oro blu del Medio Oriente: una regione senz’acqua

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Parlando di Medio Oriente, si è portati a pensare che il potere degli Stati si misuri principalmente in barili di greggio. Nonostante non si possa negare che la regione mediorientale abbia legato il proprio destino a quello del petrolio, vi è un’altra risorsa che ha influenzato le dinamiche regionali e sta diventando la principale protagonista per la conquista del potere: l’acqua.

Il Medio Oriente-Nord Africa (MENA) è la regione più arida al mondo e – nonostante ospiti circa il 6% della popolazione mondiale – dispone solo del 2% circa dell’acqua potabile a livello globale. Secondo i dati della Food and Agriculture Organization (FAO), nella regione MENA la disponibilità media di acqua per persona è di circa 1.200 metri cubi all’anno, con un livello medio mondiale che tocca quasi i 7.000 metri cubi. Ma nel lungo periodo si prevede che i numeri peggioreranno drasticamente: è stato infatti stimato che entro il 2025, alla luce della crescente domanda, questo dato è destinato a scendere fino a 500 metri cubi medi.

Guardando la mappa della regione si possono facilmente individuarne i principali bacini idrici. Questi sono quelli dei grandi fiumi che la attraversano: il Tigri e l’Eufrate, il Giordano, il Nilo e i fiumi della parte occidentale dell’Iran. Dunque, da un lato, risulta evidente come le poche risorse disponibili non sono equamente distribuite tra i vari Paesi MENA, e alcuni di questi possono essere considerati “potenze dell’acqua”. Mentre dall’altro, è importante sottolineare che quasi tutte le risorse della regione, sia superficiali sia quelle presenti nel sottosuolo, sono condivise tra più Stati.

In questo contesto e in mancanza di solidi accordi per la gestione delle acque transnazionali, la volontà dei singoli Paesi di accedere, controllare e gestire le risorse idriche ha generato nel corso del tempo una serie di tensioni e scontri. I due fiumi su cui si è costruita la vita della Mesopotamia antica – il Tigri e l’Eufrate – sono al centro delle dispute tra Turchia, Siria, Iraq e Iran. Mentre israeliani, giordani, palestinesi e siriani rivendicano il diritto e l’accesso alle acque del bacino del Giordano. Discorso simile per le acque del Nilo, il cui bacino tocca undici Paesi africani ma attualmente è l’Egitto ad esserne il principale beneficiario.

A questo proposito diventa quindi rilevante non solo avere a disposizione acqua dolce all’interno dei propri confini, ma anche il controllo delle fonti. Ogni diga o progetto di deviazione delle acque può influenzare la stabilità degli altri Stati rivieraschi ed è in grado di affossarne settore agricolo e fornitura industriale.

Inoltre, spesso le acque non sono distribuite in modo omogeneo nemmeno entro i confini di un singolo Stato, per cui possono insorgere problemi di gestione e distribuzione delle risorse a livello interno. Ne è un esempio l’Iran: mentre il problema nella parte settentrionale del Paese sono le alluvioni e la canalizzazione delle acque, nelle zone ad est è la siccità.

Fonte: Pinterest

Tuttavia, la geografia non è l’unica variabile di un gioco di potere che può mettere a rischio la sopravvivenza stessa degli attori in campo. Difatti, se la posizione di un Paese è centrale per determinarne le capacità idriche, allo stesso tempo diventa cruciale anche la sua abilità di garantire un utilizzo efficiente delle risorse a disposizione.

Un recente studio del World Resources Institute ha messo in luce che ben diciassette Paesi sui 189 analizzati a livello globale si trovano in una situazione di extremely high levels of baseline water stress. Ovvero, questi Stati, nei quali vive complessivamente un quarto della popolazione mondiale, sfruttano in media l’80% delle proprie disponibilità idriche annue. Questo li rende più vulnerabili ed esposti ai rischi legati al prosciugamento delle riserve idriche o a eventi climatici estremi. Dei diciassette Paesi individuati dallo studio, la maggior parte si trova proprio nella regione MENA: parliamo di Qatar, Israele, Libano, Iran, Giordania, Libia, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman.

In generale, la maggior parte dei Paesi della regione consuma molto più di quanto sarebbe sostenibile per le proprie riserve naturali. La riduzione degli sprechi e l’utilizzo efficiente dell’acqua rimangono quindi temi centrali. La maggior parte dell’acqua (circa l’85%) viene usata nel settore agricolo, mentre solo una piccola parte è utilizzata dai cittadini, che in molti casi non hanno servizi idrici capaci di rispondere alle loro esigenze.

Ogni anno, circa 2/3 delle risorse idriche rinnovabili della regione vengono persi a causa di tecniche agricole non efficienti, che non permettono all’acqua di rientrare nel ciclo di rinnovamento. Basti pensare alle coltivazioni di prodotti agricoli nel deserto di alcuni Paesi, specialmente nel Golfo e nel Nord Africa, che necessitano di moltissima acqua. Questa, poi, difficilmente riesce a rientrare nel sistema di ricircolo, vista la natura del terreno, le temperature elevate e, spesso, la lontananza dai bacini.

Nonostante gli sprechi agricoli rappresentino la perdita maggiore, anche gli sprechi a livello cittadino costituiscono un grave problema per società sempre sull’orlo della siccità. Molti dei Paesi mediorientali hanno sistemi idraulici obsoleti e sottoposti a continue riparazioni. Di conseguenza, molta dell’acqua che dovrebbe arrivare alle case va persa.

Per ovviare alla scarsità di risorse idriche del territorio, negli ultimi decenni molti Stati della regione hanno investito nella dissalazione dell’acqua di mare. Ad oggi, circa il 60% dell’acqua prodotta attraverso le tecniche di desalinizzazione a livello globale proviene proprio dai Paesi MENA. Le monarchie del Golfo – Arabia Saudita ed Emirati Arabi in testa – e Israele sono diventati leader mondiali del settore e ospitano i più grandi impianti di dissalazione. Gli equilibri regionali sono quindi influenzati anche da questo fattore, che potrebbe dare il via a nuove forme di intesa tra i Paesi della regione.

Infine, la gestione dell’acqua è un altro tema estremamente importante: la proprietà delle compagnie che gestiscono l’acqua è spesso nelle mani di fondi provenienti dal Golfo o dall’Europa. La privatizzazione dell’acqua ha acceso anche in questi Paesi il dibattito sul diritto all’acqua e sui beni comuni. La proprietà dell’acqua è una delle cause della grande disuguaglianza nella regione e facilmente può essere trasformata in leva nei confronti di governi e popolazione locale.

Per fare un esempio, l’avanzata dell’ISIS in Iraq e Siria ha seguito principalmente il corso dei fiumi Eufrate e Tigri e lo Stato Islamico ha costruito il proprio dominio di terrore sulla popolazione contadina con il ricatto dell’acqua. Difatti, solo coloro che accettavano di sottomettersi alle bandiere nere e pagavano le tasse ricevevano acqua per irrigare.

Per concludere, il quadro regionale diventa ancora più serio se si aggiunge la questione del cambiamento climatico. Con l’innalzamento delle temperature, anche i Paesi che hanno disponibilità di risorse potrebbero vederle diminuire drasticamente. Fiumi che si generano da nevi e ghiacciai, come il Tigri e l’Eufrate, hanno già visto ridimensionarsi il proprio corso d’acqua, causando enormi disagi tra cui l’aumento delle tensioni tra i Paesi beneficiari.

Le conseguenze del surriscaldamento globale avranno ricadute su più fronti: dal settore agricolo a quello terziario, perdita della biodiversità, fino a un aumento delle tensioni politiche e sociali nei contesti colpiti, nonché un impatto sul fenomeno migratorio.

 

Nel corso di questo progetto verranno analizzate le questioni sopracitate con lo scopo di mettere in luce quanto l’oro blu si sta trasformando sempre di più nella risorsa più preziosa del Medio Oriente.

 

Fonti e approfondimenti

Shlomi Dinar, “The Geographical Dimensions of Hydro-politics: International Freshwater in the Middle East, North Africa, and Central Asia”, Eurasian Geography and Economics, (2012), 53:1, 115-142

Nevelina Pachova, “International water security : domestic threats and opportunities”, United Nations University Press, 2008 

R.W. Hofste, P. Reig, L. Schleifer, 17 Countries, Home to One-Quarter of the World’s Population, Face Extremely High Water Stress, World Resource Institute, 06/08/2019

L. S. Battaglia, “The thirsty Middle East: the importance of water resources, in Weathering Storm: charting new courses in the Mediterranean”, ISPI Report, Rome MED – Mediterranean Dialogues, Dec. 2019

 

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