Dal colonialismo alla globalizzazione, la regina che ha visto il mondo cambiare

Regina Elisabetta II
Remix @Buaidh (Wikimedia) @Aleksandar Pasaric (Pexel)

C’era da così tanto tempo che, tutto sommato, è parso quasi strano che anche lei potesse passare dalla presenza all’assenza. Eppure, nel tardo pomeriggio dell’8 settembre 2022, qualche giorno dopo aver dato l’incarico al suo 15° Primo ministro, la regina Elisabetta II si è spenta a 96 anni nella residenza reale di Balmoral.


Nata il 21 aprile 1926, Elizabeth Alexandra Mary Windsor, figlia di re Giorgio VI, diventa regina a 26 anni, il 6 febbraio 1952, anche se sarà incoronata solo un anno dopo, il 2 giugno 1953.
In un regno durato 70 anni, Elisabetta II ha visto il suo Paese e il mondo intero cambiare. Ancor prima di salire al trono, Elisabetta ha assistito a tornanti cruciali della storia britannica, dalla Seconda guerra mondiale e la battaglia di Londra alla drammatica partizione dell’India, così come allo sgretolarsi dell’impero britannico e alla sua trasformazione in Commonwealth of Nations.
Da regnante, è stata testimone degli eventi che hanno reso il mondo quello che conosciamo, come i processi di decolonizzazione, l’ascesa di Francisco Franco in Spagna e dei colonnelli in Grecia, la nascita dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa, la rivoluzione ungherese e la crisi dei missili di Cuba, la rivoluzione culturale cinese e la crisi energetica, il colpo di stato cileno e la rivoluzione iraniana, la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione sovietica e della Jugoslavia, le guerre del Golfo e la fine dell’apartheid, la guerra nei Balcani e il genocidio di Srebrenica, la War on terror e la crisi finanziaria del 2008, e infine Brexit, la pandemia da Covid-19, l’invasione russa in Ucraina e l’estate che ha consacrato l’emergenza climatica.
Elisabetta II ha nominato 15 primi ministri e 27 governi, tra cui personaggi come Winston Churchill, Margaret Thatcher, Tony Blair e da ultimo Boris Johnson. Ha conosciuto 14 presidenti degli Stati Uniti e ha assistito a momenti topici come l’assassinio di Kennedy, lo scandalo di Watergate, l’elezione di Obama e quella di Trump. Ha visto evoluzioni sociali, culturali e scientifiche, come i movimenti studenteschi e le ondate femministe, la legalizzazione dell’aborto e del matrimonio egualitario, così come la decriminalizzazione dell’omosessualità, l’epidemia di AIDS e il primo Pride di Londra, ma anche la nascita dei Beatles e il concerto al Wembley Stadium dei Queen, e ancora l’avvento di internet, dei computer e dei telefoni cellulari e lo sbarco sulla luna.
In 70 anni, la regina Elisabetta è stata spettatrice della storia nei suoi momenti più drammatici e in quelli di progresso, senza farsi toccare dai tempi e senza intaccarli. In fondo questo ci si aspettava da lei e da una corona incastrata nel tempo, che assistesse ai cambiamenti senza interferire e farsi protagonista di un processo complesso e dinamico come la storia, e lei nel suo regno ha interpretato esattamente così il suo ruolo, con ostinata e incrollabile coerenza.
Questo suo carattere pacato e imperituro, quasi al di fuori del tempo, ha contribuito a renderla un’icona pop. Qualsiasi sia la propria posizione verso la monarchia britannica, bene o male tutti l’abbiamo vista interpretata da attrici incredibili come Helen Mirren in The Queen e Claire Foy e Olivia Colman in The Crown. Tutti abbiamo in mente il suo stile inconfondibile, la sua compostezza e la sua acconciatura, oltre che la sua immancabile borsetta.
Nonostante la sua immagine di persona cordiale e autoironica con cui si è guadagnata la stima di molti, non è facile separare la sua persona da ciò che ha rappresentato. Il passato coloniale del Regno Unito ha lasciato ferite profonde, sia nel tessuto sociale che in quello politico e giuridico. Le reazioni contrastanti o semplicemente neutre alla sua scomparsa provenienti dal continente africano, da alcuni Paesi del Centro e Sud America e dall’isola irlandese ne sono la dimostrazione. In molti le hanno contestato (e tuttora le contestano) il suo approccio meramente cerimoniale e distaccato dalle vicende politiche del proprio Paese, così come la mancata elaborazione del passato coloniale britannico, da cui non ha mai preso pubblicamente le distanze: poteva farlo e non l’ha fatto. Altri invece interpretano il medesimo approccio come una sua scrupolosa applicazione dei principi costituzionali britannici: semplicemente, non era il suo ruolo farlo.
Comunque la si veda, non dev’essere ignorato che il suo regno, e soprattutto i suoi governi, hanno vissuto la crisi di Suez e l’indipendenza di molti Paesi africani e caraibici dopo anni di brutale colonizzazione, senza dimenticare la guerra delle Malvinas negli anni ottanta sotto la premiership Thatcher. Geograficamente più vicina a lei, Elisabetta II ha vissuto la violenza del conflitto nord-irlandese, le discriminazioni contro la minoranza cattolica e le repressioni dell’esercito britannico durante il direct rule, con episodi in cui fu anche coinvolta in prima persona, in particolare nel 1979 con l’assassinio di Lord Mountbatten per mano dell’IRA e nel 2011 con la prima visita di un regnante nella Repubblica d’Irlanda dalla sua indipendenza nel 1922.
Nel regno più longevo della storia britannica, Elisabetta II è riuscita a fare ciò che probabilmente in pochi sarebbero riusciti a fare, ossia mantenere salda la monarchia e la famiglia reale, nonostante le responsabilità, mai del tutto assunte, di un passato simbolo di oppressione e di un presente fatto di privilegi, scandali e pagine dolorose come le vicende della principessa Margaret e la morte della principessa Diana che hanno messo a dura prova i sentimenti monarchici. Nonostante tutto questo, grazie a lei la monarchia ha sempre retto l’urto del tempo, con tutte le sue luci e le sue ombre.
Con la sua scomparsa, è naturale chiedersi quanto la monarchia britannica potrà ancora resistere e se la sua stessa esistenza abbia ancora un senso in un mondo estremamente diverso da quello della precedente successione al trono, anche in questo caso i crescenti movimenti repubblicani in Canada e in Australia ne sono la dimostrazione. Per ora, viene da immaginarsela insieme al principe Filippo (scomparso poco più di un anno fa) e ai suoi amati corgis. A noi non resta che vivere il resto della Storia.

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