L’alternativa alla Banca Mondiale: la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture

Dal gennaio del 2016 è stata costituita una nuova istituzione finanziaria internazionale che ha sconvolto l’assetto delle principali istituzioni finanziarie: l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).

La proposta per la nascita di una nuova istituzione internazionale, contrapposta alle esistenti Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, è stata avanzata dal Presidente Cinese Xi Jinping e dal Premier Li Keqiang durante le rispettive visite nei Paesi del sud est asiatico nel 2013. Tale proposta intendeva “promuovere l’interconnessione e l’integrazione economica nella regione (asiatica ndr)” e la cooperazione con le banche di sviluppo multilaterali già esistenti.

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Quando parliamo di Banche di sviluppo multilaterali ci riferiamo  a quelle istituzioni finanziarie, cui partecipano diversi Stati, che provvedono a fornire un supporto finanziario e consulenze professionali per le attività di sviluppo economico e sociale nei Paesi in via di sviluppo. Tipicamente queste istituzioni si riferiscono al gruppo della Banca Mondiale e alle quattro Banche di sviluppo regionali che cooperano con quest’ultima, rispettivamente:

  • La Banca di Sviluppo Africana
  • La Banca di Sviluppo Asiatica
  • La Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo
  • Il gruppo per lo sviluppo Inter-Americano

In seguito alla proposta avanzata dai leader cinesi, sono state avviate delle discussioni bilaterali e multilaterali, cui hanno preso parte 22 Paesi asiatici, attorno ai principi fondamentali  e agli elementi chiave per la costituzione della nuova Banca. Tali negoziati hanno condotto, nell’ottobre del 2014, alla firma del Memorandum di Intesa per la nascita di questa nuova istituzione e Pechino è stata scelta come sede centrale. All’interno degli articoli del Memorandum veniva esplicitamente stabilito che per essere considerati Stati fondatori, qualunque Stato, asiatico e non, avrebbe dovuto firmare l’intesa entro il 31 marzo del 2015. Proprio in coincidenza della data limite stabilita dal Memorandum, anche la Russia i Paesi occidentali più importanti tra cui l’Italia, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna non hanno mancato l’opportunità di entrare nell’accordo e ricoprire un ruolo primario all’interno della nuova istituzione finanziaria.

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I grandi assenti sono gli Stati Uniti. La Casa Bianca ha ritenuto la AIIB come una possibile antagonista della Banca Mondiale, in cui gli Stati Uniti ricoprono un ruolo egemone, e ha considerato tale istituzione come un ulteriore mezzo in mano alle autorità cinesi per espandere l’influenza nella regione asiatica. Dello stesso avviso il Giappone che è stato l’unico Paese asiatico, insieme alla Corea del Nord, a non firmare il trattato. In effetti, la decisione delle autorità cinesi di fondare un istituto finanziario che rappresentasse un’alternativa a quelli già esistenti, sottolinea il ruolo che Pechino vuole ricoprire nello scacchiere asiatico ed internazionale. La vertiginosa crescita del Pil cinese dall’inizio del nuovo millennio ha permesso alla Repubblica Popolare Cinese di porsi come alternativa all’egemonia statunitense e l’AIIB ne è la conferma.

Non è un caso che come Presidente della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture sia stato nominato nel gennaio 2016 (data di inizo attività della AIIB) Jin Liqun, politico e banchiere cinese, il quale ha ricoperto la carica di Presidente della China International Capital Corporation e di Vice Ministro delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese. Allo stesso modo, non è una coincidenza che le quote maggiori all’interno della banca siano quelle cinesi, così come all’interno della Banca Mondiale appartengono agli USA. Tuttavia, è lo stesso Jin Liqun a garantire come la Cina sia solo un’azionista, al pari degli altri membri, e che la Banca non sarà influenzata dalla politica né tanto meno interferirà negli affari politici.

Ulteriori dubbi statunitensi e giapponesi sull’AIIB riguardano le modalità con cui la nuova banca si relazioni con le Organizzazioni Non Governative (ONG), attualmente cooperanti con la Banca Mondiale e ritenute di grande utilità per lo sviluppo delle popolazioni e la protezione ambientale. Dalla Casa Bianca si chiedono come possa esistere un rapporto libero e trasparente in un’istituzione con sede a Pechino. In realtà nell’idea generale approvata dagli Stati Membri, e quindi approvata anche dai principali Stati europei, la trasparenza, l’attenzione per l’etica e l’intolleranza per la corruzione sono alla base del progetto.

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Jin Liqun, Presidente della AIIB

Come riportato dal manifesto dell’Asian Infrastructure Investment Bank, l’obiettivo di questa istituzione è quello di focalizzarsi sullo “sviluppo delle infrastrutture e di altri settori produttivi presenti nel continente asiatico, includendo tra questi il settore energetico, quello dei trasporti e delle comunicazioni, lo sviluppo delle aree rurali e del settore agricolo, ma anche settori a stretto contatto con la salute dei popoli asiatici come la protezione ambientale, lo sviluppo di reti idriche in grado di fornire acqua potabile e lo sviluppo delle aree urbane e della logistica”.

Proprio lo sviluppo delle infrastrutture è al centro dei primi progetti: la AIIB si sta impegnando, in collaborazione con la Banca di sviluppo asiatica (leader del progetto), nella costruzione di una autostrada che colleghi le città di Shorkot (Pakistan) e di Khanewal (India). Ancora, l’AIIB collabora con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, per la creazione di una via di comunicazione tra Dushanbe (Tajikistan) e la frontiera uzbeka. Tali progetti costituiscono il punto di partenza per la realizzazione della “nuova via della seta“, progetto ritenuto fondamentale dai vertici della AIIB, che dovrebbe collegare la provincia cinese dello Xinjang direttamente con l’Europa, passando proprio per Dushanbe.

Gli investimenti effettuati dalla AIIB pertanto mirano a travalicare i confini asiatici e si espandono in Africa e in Sud America: anche nel continente africano gli investimenti sono stati indirizzati sui trasporti, in particolare in Tanzania si è investito sulle ferrovie, in modo da poter aumentare la mobilità della popolazione, ma anche (e soprattutto) il flusso dei commerci.

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Dalle prime mosse della Banca Asiatica sembra chiaro che gli sforzi finanziari siano concentrati sull’apertura di nuove vie di comunicazioni che certamente possono aumentare le possibilità di mobilità e di scambi commerciali delle regioni che presentano maggiori mancanze infrastrutturali, ma allo stesso modo permettono di aumentare i flussi di commercio da e verso la Cina, consentendo a quest’ultima di trovare nuovi sbocchi per collocare l’eccesso di produzione che altrimenti rimarrebbe invenduta, contribuendo ad incrementare il Pil cinese che nell’ultimo anno ha subito un rallentamento.

E’ presto per giudicare la bontà dell’operato della AIIB in termini di aiuti allo sviluppo delle aree meno sviluppate e quanto effettivamente essa sia indipendente dagli affari politici e dagli interessi economici degli Stati Membri. Risulta però certo che la Cina del Presidente Xi continua ad aumentare la propria forza all’interno dello scacchiere geopolitico internazionale, tentando di competere con gli Stati Uniti per il ruolo di leader economico che questi ultimi hanno ricoperto dal dopoguerra ad oggi. Il Pivot to Asia di Obama ha modificato gli equilibri nella zona Pacifica: le imminenti elezioni americane, in cui si scontrano l’idea protezionista di Trump e la dottrina Clinton, saranno fondamentali per determinare il ruolo degli Stati Uniti. La Cina aspetta ed è pronta a cogliere ogni minima occasione. 

Fonti:

http://euweb.aiib.org/

http://euweb.aiib.org/html/aboutus/introduction/aiib/?show=0

http://www.voanews.com/a/china-launches-asia-investment-bank-with-two-silk-road-projects-/3338589.html

http://www.reuters.com/article/us-asia-aiib-investment-idUSKCN0UU03Y

The Asian Infrastructure Investment Bank Is Open for Business: What Now?

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